Così sostiene una ricerca dallo Staatliches Museum für Naturkunde di Stoccarda che ha studiato le ossa fossilizzate di due specie di rettili marini risalenti a oltre 240 anni fa
Al tempo dei dinosauri, i rettili dal collo lungo venivano decapitati dai loro predatori che approfittavano del loro punto debole, proprio il loro lungo collo. A sostenerlo è uno studio dello Staatliches Museum für Naturkunde di Stoccarda, in Germania, pubblicato sulla rivista Current Biology.
La tesi è sostenuta da alcuni reperti fossili risalenti a oltre 240 milioni di anni fa.
I ricercatori hanno studiato i colli di due specie triassiche di Tanystropheus, un tipo di rettile lontanamente imparentato con coccodrilli, uccelli e dinosauri caratterizzato da un collo unico composto da 13 vertebre estremamente allungate e da costole a forma di puntone. L’esame di queste ossa fossilizzate ha portato alla luce dei segni di morsi nel punto in cui il collo era spezzato. Una prova, questa, che mentre i rettili marini irrigidivano il collo per tendere un’imboscata alle loro prede, i loro predatori ne approfittavano.
Stephan Spiekman dello Staatliches Museum für Naturkunde di Stoccarda ha dichiarato: «i paleontologi hanno ipotizzato che questi colli lunghi costituissero un evidente punto debole per la predazione, come già raffigurato in modo vivido quasi 200 anni fa in un famoso dipinto di Henry de la Beche del 1830. Tuttavia – ha aggiunto, – fino al nostro studio attuale su questi due esemplari di Tanystropheus, non c’erano prove di decapitazione o di qualsiasi altro tipo di attacco mirato al collo, conosciute nell’abbondante documentazione fossile di rettili marini dal collo lungo».
Allo studio di Spiekman ha collaborato anche Eudald Mujal, anch’egli del Museo di Stoccarda e ricercatore associato presso l’Institut Català de Paleontologia Miquel Crusafont, in Spagna, esperto di conservazione dei fossili e di interazioni predatorie nella documentazione fossile basate su tracce di morsi sulle ossa. Mujal ha spiegato: «una cosa che ha attirato la nostra attenzione è che il cranio e la porzione di collo conservati sono indisturbati, mostrando solo una certa disarticolazione dovuta al tipico decadimento di una carcassa in un ambiente tranquillo. Solo il collo e la testa sono conservati; non c’è alcuna traccia del resto degli animali, i colli terminano bruscamente, indicando che sono stati completamente recisi da un altro animale durante un evento particolarmente violento, come dimostra la presenza di tracce di denti».
Lo studio conferma, inoltre, che il collo degli antichi rettili rappresentava una struttura evolutiva completamente unica, molto più stretta e rigida di quella dei plesiosauri dal collo lungo. «La nostra ricerca dimostra ancora una volta che l’evoluzione è un gioco di compromessi. Il vantaggio di avere un collo lungo era chiaramente superiore al rischio di essere presi di mira da un predatore per molto tempo», spiega Spiekman a tal proposito.
di: Alessia MALCAUS
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