L’attivista premiata per la sua lotta “contro l’oppressione delle donne in Iran e la sua lotta per promuovere i diritti umani e la libertà per tutti”

È arrivato l’ultimo Nobel del 2023, l’unico assegnato dal Comitato norvegese. Il premio Nobel per la pace è stato assegnato all’attivista iraniana Narges Mohammadi. Attualmente la donna, vice presidente del Centro per la difesa dei Diritti Umani, è detenuta nel suo Paese nella prigione di Evin con una condanna a 31 anni inflittagli nel 2016.

Mohammadi è stata premiata per la sua “lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e la sua lotta per promuovere i diritti umani e la libertà per tutti“. Il Comitato si è appellato a Teheran affinché la liberi dalla detenzione.

Fra le varie battaglie cui la 51enne ha preso parte e che l’hanno resa una delle attiviste per i diritti umani e delle donne in Iran, ci sono anche le proteste per la morte di Mahsa Amini. La sua “coraggiosa lotta“, spiega il Comitato, “ha comportato enormi costi personali. Il regime iraniano l’ha arrestata 13 volte, condannata cinque volte per un totale di 31 anni di carcere e 154 frustate“.

Il fratello della neo premio Nobel ha dichiarato all’emittente norvegese NRK che “la gioia è grande. Sono così felice per Narges“. Come riporta il Guardian Hamidreza Mohammadi ha spiegato che non sa se sua sorella riceverà la notizia “ma forse qualcuno glielo dirà in prigione” e sul carcere, aggiunge, “è difficile dire che possa essere rilasciata, sotto questo regime“. Hamidreza Mohammadi ha poi concluso l’intervento auspicandosi che questo premio renda “più sicuro l’Iran: la situazione lì è molto pericolosa, gli attivisti possono perdere la vita“.

L’anno scorso un altro attivista aveva vinto il Premio Nobel per la pace, il dissidente bielorusso Ales Bialiatski, insieme all’organizzazione russa per i diritti umani Memorial e al Centro per le libertà civili ucraino.

Ancora ieri, 5 ottobre, è stata arrestata Shaheen Ahmadi, la madre della 16enne Armita Geravand attualmente in coma dopo essere stata dalla polizia morale perché non indossava il velo.

A commentare la vittoria del Premio Nobel per la pace è anche la giurista iraniana in esilio Shirin Ebadi. Nel 2003 Ebadi fu la prima donna musulmana a ricevere il Nobel per la Pace per il suo impegno a favore delle donne. A Rai Radio1 la giurista si dichiara “molto contenta che per la seconda volta il premio Nobel per la Pace sia arrivato in Iran“.

«Spero – aggiunge – che il regime si renda conto che tutto il mondo ha gli occhi puntati sulle donne iraniane. Spero che cambi l’approccio nei confronti del popolo, in particolare nei confronti delle donne, mi auguro che il regime torni a ragionare in tempi brevi».

Arriva anche il commento di Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Nasser Kanani ha dichiarato che la decisione di assegnare il Nobel a Mohammadi è “un atto politico in linea con la politica interventista e anti-iraniana di alcuni governi europei, compreso quello del Paese sede del Comitato per il Nobel (la Svezia, NdR), che mostra la sua deludente deviazione dagli obiettivi iniziali”. Kanani ha affermato che Mohammadi “è stata condannata per aver ripetutamente violato le leggi e commesso atti criminali”.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/MAGALI GIRARDIN