Amnesty International denuncia la dura repressione da parte delle autorità iraniane, soprattutto contro la comunità curda
Continuano in tutto l’Iran le proteste scatenate dalla morte di Jina Mahsa Amini , deceduta dopo essere stata arrestata dalla polizia religiosa.
La BBC ha riferito di aver visionato un video che ritrae alcuni esponenti delle forze antisommossa aggredire sessualmente una manifestante durante un tentativo di arresto.
Secondo Amnesty International, sarebbero almeno 23 gli adolescenti uccisi dall’inizio delle manifestazioni. L’organizzazione sottolinea l’uso della forza da parte delle autorità. «Le autorità iraniane – ha affermato Amnesty – stanno ricorrendo a ogni mezzo per stroncare lo spirito di resistenza delle proteste giovanili e per mantenersi aggrappate al potere».
Stando a quanto riferito dall’associazione, nella maggior parte dei casi, 17 su 23, le vittime sono state uccise da proiettili, due da pallini da caccia e quattro sono decedute in seguito a pestaggi. Finora Amnesty International ha accertato l’identità di 144 vittime, ma il dato si riferisce solo al periodo tra il 20 e il 30 settembre. 10 su 23 sarebbero adolescenti appartenenti alla comunità dei beluci e sarebbero stati uccisi a Zahedan, capoluogo della provincia del Sistan e Baluchistan.
La zona più colpita dalla repressione è quella del Kurdistan Iraniano, luogo di origine di Amini. Nel capoluogo Sanandaj, le milizie Basiji e la polizia antisommossa hanno sparato ai manifestanti.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/EPA/STR