puppy yoga

Il ministero della Salute la bolla come “attività non conforme alle linee guida nazionali”. Facciamo il punto con l’etologa Chiara Grasso 

Scrollando sui social network o navigando in Internet vi sarete accorti dell’apparizione di una moda approdata in Italia non molto tempo fa: il Puppy Yoga. In quanti video di cuccioli di cane che corrono, scodinzolano e “fanno le coccole” a partecipanti di sessioni di yoga vi siete imbattuti? Si dice che la pratica apporti benefici sia mentali che fisici all’essere umano, ma è davvero così? In realtà no e a comunicarlo, indicandola come attività non conforme alle linee guida nazionali, è stato lo stesso Ministero della Salute. Noi abbiamo chiesto maggiori dettagli e informazioni sulla questione a Chiara Grasso, giornalista ed etologa specializzata nel rapporto tra l’uomo e gli animali.

«Il Puppy Yoga è un’attività che prevede l’utilizzo di cuccioli di cane durante le sedute di yoga, se così le vogliamo chiamare. Il fatto che vengano usati soltanto cuccioli di razza (spesso diverse), ci fa pensare che non arrivino da allevamenti etici e certificati ma che, coloro che vanno a queste sessioni, stiano alimentando tratte di cani provenienti da chissà dove. La parte più sconvolgente è che vengono utilizzati cuccioli di 6 settimane di vita, nonostante per legge i cani dovrebbero essere tolti alla mamma intorno alle 8 settimane, quindi quando raggiungono i due mesi, sia per l’importanza del loro sviluppo sociale, cognitivo ed emotivo, sia perchè soltanto dopo quell’età sono completamente vaccinati. Perché? Perché il Puppy Yoga è una vetrina per gli allevatori, è una pratica organizzata direttamente da questi ultimi o in collaborazione con dei centri di allevamento di cani di razza con un solo fine, quello di essere pubblicizzati e poi venduti», ha detto Chiara Grasso che ha parlato dell’attività anche in uno degli episodi del suo podcast “I racconti dell’etologa”

Un esempio di pratica del Puppy Yoga (SHUTTERSTOCK)

Questi cuccioli di cane quindi vengono “dati in pasto” molto prematuramente a praticanti di yoga per far sì che vengano sbaciucchiati e manipolati. L’attività viene venduta come attività di socializzazione per cani anche se non lo è. Come ci è stato spiegato, infatti, qualsiasi indagine fatta su queste sessioni, qualsiasi etologo, veterinario o esperto di comportamento animale ben formato sarebbe pronto a chiarire che la socializzazione avviene solo se il cane è tranquillo, in una zona di comfort dove si sente a suo agio, in un luogo dove può rifugiarsi se necessario e dove non è obbligato a stare con le persone: tutto questo in un’attività di puppy yoga non avviene. 

«Pensate che – continua Chiara Grasso – un’inchiesta svolta in Inghilterra ha dimostrato che, la maggior parte delle volte, per evitare che i cani facciano la cacca e la pipì in giro, gli viene proibito di bere. Non solo, anche di dormire perché non hanno nessuna pausa tra le diverse sessioni di yoga: per quanto mi riguarda, quindi, nella realtà sono delle sessioni di maltrattamento. Lo stress e la sofferenza a cui sono sottoposti questi cuccioli si manifesterà in età adulta tramite diverse problematiche, tra cui quella secondo la quale la presenza umana rappresenta qualcosa di negativo. Tra i fattori più gravi di quest’attività è che molto spesso non viene neanche avvisata e consultata l’Asl e di conseguenza non sono seguite le norme igienico-sanitarie. Diverse testimonianze raccontano che in queste stanze è pieno di cacca e pipì di cane che, in molti casi, non essendo vaccinati e sverminati, sono ricettacoli di malattie potenzialmente pericolose per l’essere umano, tra queste la giardia, malattia infettiva. Il pericolo quindi è anche quello di contrarre malattie pericolose». 

La nota del Ministero della Salute 

Ed è proprio a causa di tutto quello che abbiamo raccontato che il 29 aprile 2024, attraverso una nota scritta, il Ministero della Salute italiano ha comunicato che il Puppy Yoga “non è conforme alle Linee guida nazionali per gli interventi assistiti con gli animali (IAA)“. In maniera particolare è stato criticato l’utilizzo di cuccioli di cane perché l’Accordo prevede che questa iniziativa venga svolta soltanto da soggetti adulti ed il perché è da ricercare nelle regole degli esercizi con “finalità ludico-ricreative e di socializzazione volti al miglioramento della qualità di vita e al benessere della persona, rientrando quindi nell’ambito delle Attività Assistite con gli Animali (AAA)“, una sfera che richiede il solo coinvolgimento di specie adulte per certificare la “condizione necessaria a tutelare la salute e il benessere degli animali oltre che la sicurezza dell’utenza“. La comunicazione si conclude con una raccomandazione: “si invitano le Regioni e Province autonome a vigilare affinché eventuali pratiche di Attività Assistite con gli Animali con l’impiego di cuccioli non vengano erogate in quanto non rispondenti ai requisiti previsti nell’Accordo succitato“.

Puppy Yoga (SHUTTERSTOCK)

«La scelta del Ministero è stata una scelta dovuta ed obbligata in termini di benessere animale ma soprattutto in quelli di salute umana. Un’attività del genere, infatti, esula completamente da quelle che sono le linee guida europee, tant’è vero che adesso molti altri Paesi stanno iniziando a guardare la legge italiana per poter mettere fine a questa speculazione e a questo maltrattamento. Spero che i centri finiranno di svolgere questa “attività” anche con i cani adulti: a livello di marketing secondo me è un business destinato a morire perché era scelto proprio per la bellezza dei cuccioletti», ci ha raccontato l’etologa Chiara Grasso. 

Era però già da molto tempo che il Puppy Yoga si trovava al centro di polemiche e critiche da parte di associazioni animaliste e attivisti i quali la identificavano esattamente come una forma di sfruttamento. Come conseguenza, l’associazione Lndc Animal Protection aveva esposto alla procura di Milano una denuncia per presunto maltrattamento. 

Oltre al puppy yoga 

L’etologa da noi intervistata è poi andata oltre spiegandoci anche l’esistenza di realtà simili. 

«Oltre al puppy yoga esiste anche il goat yoga, lo yoga con le caprette le quali vengono usate per svolgere questo tipo di attività da quando sono piccole. Una volta adulti, infatti, i maschi vengono uccisi mentre le femmine vengono usate per l’industria casearia, per fare altri piccoli e poi essere macellate. Mi fa rabbrividire pensare che una pratica scientificamente provata come lo yoga venga rovinata in questo modo: la mia istruttrice di yoga mi ha riferito che si tratta di un’attività completamente estranea a questo sfruttamento tant’è vero che il primo yama (cardine) dello yoga è la “non violenza”, qualcosa di completamente contrario a ciò che viene messo in pratica nel puppy yoga. Ci troviamo di fronte ad animali attrazioni, non siamo più in grado di vivere il rispetto animale intrinseco. Pensate anche ai cat cafè, i bar che permettono ai propri clienti di osservare ed eventualmente giocare con i gatti che vivono dentro al locale, si tratta di un accumulo seriale di gatti per fare business. L’essere umano non è più capace di vivere gli animali senza fare business. Per me i cani e gli animali in generale andrebbero salvati e adottati, non certo comprati; penso che trattare degli esseri viventi come degli oggetti sia veramente un atto malvagio», ha poi concluso. 

Una sessione di goat yoga a Chattahoochee Hills, Georgia, USA (EPA/ERIK S. LESSER)

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La risposta degli allevatori

Alcune delle associazioni che organizzano pratiche di questo tipo e alcuni allevatori che forniscono i cuccioli hanno ovviamente negato qualsiasi tipo di maltrattamento e di utilizzo di cani prima delle 8 settimane. Avrebbero poi anche riferito che i cuccioli sarebbero stati lasciati liberi di interagire e mai “forzati”, ma, tra le diverse testimonianze, alcuni clienti hanno raccontato di luoghi sovraffollati, maleodoranti, di cagnolini che “sembravano impazziti, che scappavano da persone che tentavano di prenderli per fare foto, cuccioli svegliati con croccantini“.

Cos’è la Pet Therapy? 

Anche in questo caso, Chiara Grasso, ci ha voluto specificare cos’è la vera pet Therapy. «Spesso molte palestre, allevatori, centri yoga ti vendono il Puppy Yoga come pet therapy ma non è neanche lontanamente simile. Innanzitutto, la pet therapy non esiste più, esistono gli interventi assistiti con gli animali che sono delle attività protocollate che seguono delle linee guida. Esistono delle scuole, dei certificati sia per i cani, sia per veterinari, etologi, psicologi, insomma quei professionisti che prendono parte al progetto. Si tratta di programmi strutturati per i quali i cani che partecipano hanno ottenuto delle certificazioni per poterlo fare, così come lo staff umano che ne fa parte; sono cani rispettati nel loro lavoro perché vengono seguite delle regole in cui il benessere del cane viene prima di qualsiasi altra cosa. Il “cabaret malsano” del puppy yoga non può assolutamente essere indicato come “pet therapy”, in questi casi l’allevatore vuole solo ed esclusivamente monetizzare».

Pet therapy al reparto pediatria dell’ospedale San Raffaele di Milano (ANSA/MATTEO CORNER)

La pet therapy è conosciuta anche con il termine zooterapia o terapia assistita dagli animali ed è una pratica terapeutica fondata sull’interazione tra gli animali domestici/addestrati e le persone, con lo scopo di migliorare il loro benessere fisico, emotivo, cognitivo e sociale, e incentivare la guarigione e il miglioramento della qualità della vita. Il termine venne coniato per la prima volta negli anni ‘60 da uno psichiatra, Boris Mayer Levinson, il quale per la primissima volta volle usare gli animali (nello specifico i cani) per la cura di alcune malattie. Nel nostro Paese la “terapia dell’animale da affezione” viene distinta in tre categorie: la IAA (attività assistita con gli animali); la EAA (educazione assistita con gli animali); la TAA (terapia assistita con gli animali). Dove viene solitamente eseguita? In case di cura, scuole, ospedali, centri di riabilitazione e può coinvolgere persone di età differenti (bambini, anziani) e che soffrono di diversi disturbi (dell’umore, comportamento, abilità sociali e sviluppo), individui che soffrono d’ansia, condizioni mediche croniche e depressione. 

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Il Puppy Yoga, invece, nasce negli Stati Uniti nei primi anni 2000 da un’idea di Suzi Teitelman, attrice. In origine chiamato Dog Yoga o Doga dalla parola “dog” (cane), inizia a essere praticato in Europa nel 2004 dopo essere stato lanciato dal celebre pet shop londinese, Pet Pavillion. È da quell’istante che inizia a diffondersi oltre i confini inglesi arrivando in Francia dove, a seguito delle chiusura dei centri dovuti alla pandemia da Covid-19, riesce a raggiungere il picco massimo di fama guadagnando enormi consensi e trovando in particolar modo terreno fertile tra la Generazione Z, per la quale inizia a diventare un vero e proprio trend da seguire. “Il fitness trend da non perdere per il 2024“, è così che viene chiamato secondo molti centri di città italiane: una moda il cui successo deriva proprio dalla voglia di postare qualcosa di “diverso” e “nuovo” sui social per acchiappare qualche like perché, in fondo, a chi lo pratica poco importa del benessere animale. 

Una moda che fa riflettere su quanto l’essere umano sia egocentrico ed egoista. 

di: Alice GEMMA

FOTO: SHUTTERSTOCK