Nelle elezioni più partecipate e più sanguinose della storia del Paese, il Messico affida le sue travagliate sorti a una donna che promette di dosare ideologia e pragmatismo per portare avanti la Trasformazione invocata dall’uscente Obrador

Farà da scuola, parlando di elezioni bulgare, il caso di Claudia Sheinbaum Pardo, la prima donna presidente del Messico eletta con la percentuale più alta mai ottenuta da un candidato. Il tutto nella tornata elettorale più grande mai tenutasi nel Paese, che ha chiamato alle urne 98 milioni di cittadini per rinnovare, oltre al presidente cui per Costituzione spetta un solo mandato di 6 anni, anche più di 20mila incarichi fra cui le due camere, 500 deputati e 128 senatori, e 9 Governi locali: Chiapas, Guanajuato, Jalisco, Morelos, Puebla, Tabasco, Veracruz, Yucatàn e Città del Messico.

Sheinbaum si conferma dunque vincitrice con il 59,3% (dato attestato al 95,23% dei seggi scrutinati), risultando così anche la candidata più votata dal 1982 quando era stato eletto presidente del Messico Miguel de la Madrid del Partito Rivoluzionario Istituzionale con il 74,31% dei voti. A più di 30 punti di distanza si piazza Xóchitl Gálvez, leader della coalizione Fuerza y Corazòn por Mèxico che raccoglieva i partiti di centro e centrodestra (27,9%). Terzo Jorge lvarez Màynez, candidato del Movimento Cittadino (MC) dell’opposizione (10,4%).

Chi è Claudia Sheinbaum?

La candidata del partito di governo Morena è una fedelissima del presidente uscente Andrés Manuel López Obrador (noto come AMLO), che ha seguito fin dalla sua scissione dal Partito della Rivoluzione Democratica. Volto della coalizione di sinistra al governo Continuiamo a fare la storia, Sheinbaum viene eletta nel nome della continuità, e dunque secondo la retorica di partito della rottura col passato. La coalizione di partiti che la supportano comprende, oltre al Morena che ha contribuito a fondare insieme all’ex presidente, anche il Partito Verde Ecologista del Messico (Pvem) e il Partito del Lavoro (Pt). La “presidenta” sembra il delfino perfetto per portare avanti il lascito politico di Obrador, nonostante una formazione sui generis per un politico.

Claudia Sheinbaun (EPA/Sashenka Gutierrez)

62 anni, ingegnera energetica, ricercatrice e fisica, Sheibaum vanta una prolifica carriera accademica, dal dottorato di ricerca sull’uso dell’energia nei trasporti del Messico all’esperienza del 2007 nell’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Onu nel campo dell’energia e dell’industria, destinatario quell’anno del Premio Nobel per la Pace. Il tutto bilanciando la pubblicazione di oltre 100 articoli accademici e due libri su temi ambientali, energetici e di sviluppo sostenibile e una carriera politica da pasionaria. Fra le prime esperienze pubbliche di Sheibaum c’è infatti anche la prima campagna elettorale di Rosario Ibarra de Piedra, attivista per i diritti umani e prima donna in Messico a candidarsi alle elezioni presidenziali per il defunto Partito Rivoluzionario dei Lavoratori (PRT) alle elezioni del 1982.

«Come ho già detto in altre occasioni, non arrivo da sola. Siamo arrivate tutte, con le nostre eroine che ci hanno regalato la nostra patria, con le nostre antenate, le nostre madri, le nostre figlie e le nostre nipoti» ha dichiarato la doctora dopo la sua elezione, promettendo che il suo mandato rispetterà “la diversità politica, sociale, culturale e religiosa, la diversità di genere e sessuale” lottando contro “ogni forma di discriminazione”.

La scuola populista di Obrador

La continuità con il Governo precedente non è mai stata nascosta, anzi: Sheinbaum promette di portare avanti quella “Quarta Trasformazione” avviata da Obrador, osannato come il “miglior presidente della storia“. Fra gli obiettivi principali della delfina di AMLO c’è un pacchetto di riforme costituzionali che il suo predecessore non è riuscito a portare a casa. Complice la maggioranza che la presidente dovrebbe aver ottenuto anche alla Camera e il terreno spianato dal partito, Sheinbaum promette di riuscire nell’intento riformatorio: “l’aumento delle pensioni, la tutela delle borse di studio ai più poveri, la proibizione del commercio di fentanyl e l’accesso gratuito al sistema sanitario” oltre che l’introduzione di “meccanismi democratici che permettano ai cittadini di partecipare all’elezione di magistrati e giudici” sono solo alcune misure, spiega Ansa, del pacchetto avanzato dallo stesso AMLO a inizio febbraio.

Ciò che distingue Sheinbaum dal suo predecessore è certamente lo stile politico che la nuova presidente, pur rodata consigliera di AMLO, ha dovuto affinare in questa campagna elettorale. Il presidente uscente, del resto, si è confermato uno dei politici populisti più influenti, mantenendo un alto gradimento e un contatto strettissimo con il suo elettorato. Praticamente tutti i giorni della settimana a Città del Messico iniziano con una conferenza stampa del presidente che detta ai giornalisti l’agenda della giornata e traccia le linee del dibattito politico: «AMLO parla di continuo di soldi, proprio come Trump. Ostenta la sua vita austera – è famoso per indossare scarpe consumate – allo stesso modo in cui Trump ostenta la sua ricchezza. Entrambi si connettono al popolo in questo modo» spiega bene Matthew Kaminski su Politico in un articolo emblematicamente intitolato “We’re all living in Mexico Now“, politicamente parlando. E in effetti AMLO punta il dito contro le élite corrotte, contro i media bugiardi, contro i suoi nemici che lo attaccano “come nessun presidente è mai stato attaccato“, contro altre istituzioni come le corti di giustizia, il tutto mentre porge comodamente lo scettro al suo successore politico che godrà del suo apparato per altri 6 anni.

Il presidente uscente del Messico Andres Manuel Lopez Obrador (EPA/Jose Mendez)

Così, mentre da più parti si punta il dito contro AMLO che sarebbe il primo responsabile del clima di polarizzazione che lacera il Paese, la speranza è che Sheinbaum si mostri più lungimirante del suo predecessore e, sopratutto, più concreta: «l’impegno nella divisione – scrive l’opinionista di El Universal Maite Azuelaripaga alle urne ed è gestibile nel medio termine, ma incontrollabile una volta che si deve affrontare la pluralità, per fortuna implacabile». Durante la campagna elettorale Sheinbaum ha fatto suoi gli insegnamenti più preziosi di AMLO, cavalcando il medium populista per fare presa sugli elettori e instaurare un rapporto diretto: la sua formazione STEM, la sua competenza e il suo profilo tecnico non sono stati, fino ad ora, un motivo di orgoglio elettorale ma qualcosa da lasciare in secondo piano in favore di un focus più umanizzante sulla sua persona.

Le elezioni più pericolose di sempre

Tra i record infranti da queste presidenziali c’è anche il triste primato dell’elezione più sanguinolenta della storia del Messico. Almeno 33 candidati sono stati uccisi durante la loro campagna elettorale. Il Governo ha ufficialmente riconosciuto 22 delitti, mentre secondo la società di consulenza Integralia, contando anche “consiglieri, funzionari, familiari e vittime collaterali” si arriva a stimare almeno 250 omicidi politici. Violenze che non si sono fermate nemmeno durante le operazioni di voto, con due attacchi a seggi elettorali registrati nello Stato centrale di Puebla, rispettivamente con due morti.

Agenti della Procura Generale dello Stato messicano del Guerrero indagano dopo una sparatoria con gruppi criminali nella quale sono morti almeno quattro ufficiali di polizia (EPA/José Luis de la Cruz)

Lungi dall’essere un’esacerbata parentesi elettorale, il clima di violenza nel Paese somiglia più a un virus che non promette pace e anzi si aspetta la guerra. Il giorno dopo l’elezione di Sheinbaum, il sangue scorre esattamente come in quello precedente: nel Messico occidentale, la sindaca della città di Cotija nel Michoacàn, Yolanda Sánchez Figueroa, è stata assassinata a colpi d’arma da fuoco in pubblica piazza. La donna era già stata rapita nel 2023, nel Comune di Zapopan, e poi rilasciata pochi giorni dopo, e viveva sotto scorta dopo le minacce ricevute dai criminali del cartello di Jalisco.

Che la sua morte sia in qualche modo connessa a queste elezioni è difficile da escludere completamente (Figueroa faceva parte del Partito Azione Nazionale della candidata Gálvez), anche se è soprattutto l’ombra della criminalità organizzata a gettare nel buio lo Stato del Michoacàn dove sono rimasti chiusi 84 seggi elettorali a causa di conflitti e insicurezza; in totale 222 seggi sono rimasti sbarrati, di cui 108 nello Stato del Chiapas.

Immigrazione, sicurezza, guerra: le prossime sfide di Sheinbaum

Una volta capitalizzata la vittoria politica, non c’è tempo da perdere per Sheinbaum che deve sfoggiare tutto il pragmatismo tecnico di cui è capace. Le elezioni hanno dimostrato ancora una volta che destra e sinistra si confermano definizioni inadeguate e categorie più occidentali che universali, tanto più in un Paese dell’America Latina che ha abbracciato in pieno le leadership carismatiche populiste come il Messico.

Lo hanno dimostrato ancora le due candidate più votate, l’uno volto della sinistra ma supporter della militarizzazione della sicurezza e di politiche economiche conservatrici, così come le sue idee sui diritti civili, l’altra candidata del centrodestra che si esprime invece a favore della polizia municipale e locale e contro la detenzione preventiva informale. «L’agenda sulla sicurezza del candidato di destra è più progressista di quella della destra, oppure i seguaci di Morena credono che la militarizzazione sia possibile da un’altra direzione che non sia né autoritaria né conservatrice?» incalza ancora Azuela. Se il come resta incerto, ci sono pochi dubbi sull’emergenzialità della situazione sicurezza in Messico, un tema ampiamente accarezzato da tutti i candidati, perlomeno quelli a cui è stato consentito di fare campagna elettorale.

C’è poi il grande nodo dell’immigrazione. Secondo il Ministero dell’Interno, nei primi 10 mesi del 2023 il flusso migratorio è aumentato del 71%, con attraversamenti record negli ultimi mesi dello scorso anno. Si parla di oltre 10mila persone che ogni giorno raggiungono la frontiera con gli Stati Uniti nella speranza di varcarla alla ricerca di un futuro migliore. «Diremo sempre che è meglio costruire ponti piuttosto che muri» assicura la doctora. A complicare i buoni propositi, già ardui come dimostra l’annosa crescita del fenomeno, c’è però l’ombra del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca che ha già promesso “la più grande operazione di deportazione” della storia degli USA. A tal proposito Sheibaum promette di ridurre i flussi illegali, ma senza più “sottomissione in politica estera” agli Stati Uniti, che non potranno più “umiliare” il Messico. A proposito di Stati Uniti bisognerà comunque stare a vedere quanto Sheibaum sia disposta a discostarsi dal cauto Obrador, che proprio in funzione di una rafforzata cooperazione regionale con Washington ha rinunciato ad aderire ai BRICS e le cui simpatie personali per Trump trovano diverse conferme.

Quanto al posizionamento internazionale, la nuova presidente di origini ebraiche Sheinbaum non ha dubbi: «non posso che vedere con orrore le immagini dei bombardamenti statali israeliani a Gaza… Nessuna ragione giustifica l’uccisione di civili palestinesi… Niente, niente, niente, può giustificare l’omicidio di un bambino. Per questo motivo mi unisco al grido di milioni di persone in tutto il mondo che chiedono un cessate il fuoco e il ritiro immediato delle truppe israeliane dai territori palestinesi» dichiara sicura durante la campagna elettorale.

Manifestante sventola la bandiera palestinese durante una manifestazione a Città del Messico (EPA/SASHENKA GUTIERREZ)

Le aspettative nei confronti di Sheinbaum lievitano poi quando si parla di clima, ambiente e transizione ecologica. Tutti temi sui quali, oltre a detenere competenze tecniche, ha già lavorato sul campo come sindaca di Città del Messico, di cui era stata anche Segretaria all’Ambiente per il governo locale di Obrador. Proprio nella Capitale si consacrò il battesimo politico di Sheinbaum, che dal 2018 e per 6 anni è stata capo del governo del Distretto Federale di Città del Messico, la prima sindaca donna nonché la prima ebrea.

Tra le cose promosse da prima cittadina della Capitale ricordiamo un ampio programma di riforestazione urbana e la rivoluzione di mobilità del Metrobus, un sistema di autobus di transito rapido con corsie dedicate, ma anche forti investimenti in politica sociale, infrastrutture e redistribuzione. Quando si dimette per candidarsi alle presidenziali, Sheinbaum lascia il Municipio con un gradimento record del 68%, annunciando una riduzione dei crimini ad alto impatto del 58% e il livello di insicurezza percepito più alto degli ultimi 10 anni.

Epopeya del pueblo mexicano, il murales dipinto da Diego Rivera per il Palazzo presidenziale di Città del Messico, 1929-1935 cca (WIKIMEDIA COMMONS)

In piazza della Costituzione, anche nota come lo Zócalo, nel cuore storico di Città del Messico, il Palazzo presidenziale si fregia ancora oggi dei rivoluzionari murales di Diego Rivera, l’artista politicamente più influente della sua epoca, a patto che il primato sia condiviso a pari merito quantomeno con Frida Khalo e con Tina Modotti. Nel suo Epopea del popolo messicano, che il pittore comunista realizza su diretta commissione del Governo dopo la rivoluzione, Rivera ripercorre le fasi storiche della lotta di classe del suo Paese, dall’epoca precolombiana di cui celebra il ricchissimo patrimonio culturale fino al post-dittatura, chiudendo il trittico con un murales a cavallo fra il visionario e il programmatico, ispirato da come un’applicazione coerente del comunismo avrebbe trasformato il Messico. E chissà se in effetti lo avrebbe immaginato proprio così: populista, di sinistra, antiamericano.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/FRANCISCO GUASCO