Nel distretto conciario italiano per eccellenza, l’innovativa idea che preserva l’ambiente

Negli anni l’industria del pellame ha dovuto rispondere alle sempre più stringenti esigenze ambientali. In questo contesto c’è chi ha lavorato per trovare una soluzione che eliminasse il più possibile le sostanze inquinanti delle concerie, sostituendo le conce chimiche con quelle estratte proprio dalla natura. Qualcuno questa soluzione l’ha trovata: il suo nome è Federico Giglioli e nell’hub italiano della moda e del lusso, tra Firenze e Pisa, ha fondato la soluzione che fa felici clienti dei grandi marchi e ambiente, Leather Kem.

Come nasce Leather Kem?

«La mia realtà è nata a giugno 2016 con lo scopo di posizionarsi nel settore conciario toscano, soprattutto nel mercato del lusso. Oggi serviamo per il 90% del fatturato quelle concerie di tutto il comprensorio toscano che forniscono i brand più noti, considerando che proprio a questo distretto si rivolgono da anni i marchi più prestigiosi. Anche la posizione geografica, per noi, ha un forte valore: ci troviamo, infatti, vicino a Scandicci, hub d’eccellenza della pelletteria italiana. Ci siamo da subito focalizzati sulle nuove tecnologie a basso impatto ambientale che ricavano le conce naturali da materia vegetale e siamo una delle poche aziende in grado di fornire prodotti chimici per la lavorazione del cuoio di questo tipo. Nel 2020 abbiamo presentato un progetto all’università finanziato da un fondo europeo per la messa in produzione di un pellame conciato con estratti naturali completamente biodegradabili. Siamo una realtà giovane che fin dall’inizio ha cercato di inseguire un ideale di innovazione, sotto il profilo ambientale e green».

Come funziona la vostra “ricetta”?

«Nel comprensorio toscano ci sono molte concerie che utilizzano prodotti di origine vegetale e conciano le pelli a partire da estratti del legno, castagno e mimosa ad esempio. Da quella tradizione, grazie alla mia esperienza trentennale su questo tipo di conce, abbiamo cercato di rendere le pelli conciate con questi estratti ancora più naturali: eliminando i battericidi, ad esempio, che possono contaminare le pelli con composti non idonei. Così siamo riusciti a creare una pelle completamente anallergica, ideali per quei soggetti sensibili, affetti da dermatiti, che contiene solo prodotti naturali. Lo scorso gennaio abbiamo aperto una nuova unità a Ponte a Egola, in provincia di Pisa, dedicata esclusivamente alla ricerca e sviluppo di processi innovativi a basso impatto ambientale. Il nostro obiettivo è creare un’economia circolare».

Anche recuperando risorse, giusto?

«Esatto, è bene precisare che le pelli trattate nel distretto toscano sono scarti dell’industria alimentare. Per il settore della macellazione la pelle è un rifiuto, quindi le concerie recuperano la pelle, la trasformano e la rendono un prodotto lavorabile e nobile. È bene sottolineare, dunque, che gli animali non vengono macellati con l’intenzione primaria di ricavare pelle e che l’industria conciaria è legata al consumo di carne». Sono due le caratteristiche che rendono Leather Kem diversa da altre realtà. In primis, il rapporto che intercorre tra l’azienda e suoi clienti, con cui viene instaurata una relazione di partnership a 360 gradi, grazie al quale, da una parte, gli stessi clienti possono far presente quali sono le esigenze di mercato e, dall’altra, l’azienda può sviluppare tecnologie ad hoc per ogni richiesta. In seconda battuta, la chiave del successo di Leather Kem, come dice il suo fondatore, è il capitale umano: «il nostro team è composto da lavoratori giovani, motivati e preparati. A fare la differenza sono le persone».