Intervista a Bruno Siciliano, professore ordinario del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione all’Università Federico II di Napoli

Con l’invecchiamento della popolazione l’UE sta affrontando una riduzione della forza lavoro e un aumento della pressione sui sistemi di previdenza sociale. In parallelo, il Green Deal e la neutralità climatica richiedono significativi investimenti, ma la mancanza di risorse sta rallentando la competitività delle grandi imprese europee. In questo contesto la robotica si sta dimostrando una soluzione strategica per superare queste complessità. Ne abbiamo parlato con Bruno Siciliano, uno dei massimi esperti di questo settore, professore ordinario del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione all’Università Federico II di Napoli.

Quali sono stati i progressi più significativi nell’interazione persona-robot negli ultimi anni? E qual è il contributo dell’AI allo sviluppo della robotica?
«Uno dei progressi più rilevanti negli ultimi anni è stato lo sviluppo dei robot collaborativi, o cobot, progettati per lavorare insieme agli esseri umani in sicurezza. Se in passato i robot erano confinati dietro barriere di protezione, oggi condividono lo spazio con gli esseri umani grazie a sensori avanzati che permettono loro di “sentire” e “vedere” l’ambiente circostante rendendo le loro interazioni più naturali e precise. La loro capacità di adattarsi e interagire in modo sicuro e intuitivo è stata migliorata dall’integrazione di algoritmi di intelligenza artificiale (AI), che consentono di percepire la presenza umana e reagire in tempo reale a situazioni impreviste. Questo ha permesso di estendere il loro utilizzo dal contesto industriale in settori come la logistica, la sanità e l’agricoltura, per menzionare alcuni settori che hanno riscontrato un grande sviluppo negli ultimi anni. Allo stesso tempo, i progressi nel riconoscimento vocale e nell’elaborazione del linguaggio naturale hanno reso i robot più efficaci nella comunicazione con le persone. L’AI e l’apprendimento automatico hanno inoltre reso i robot più versatili, permettendo loro di operare in ambienti meno strutturati, come case e uffici, e di contribuire in settori come l’ospitalità».

La robotica quanto aiuterà la crescita economica mondiale?
«La robotica è destinata a svolgere un ruolo cruciale nella crescita economica mondiale, offrendo soluzioni innovative per aumentare la produttività, migliorare la qualità dei prodotti e ridurre i costi operativi. La Robotic Process Automation (RPA), una delle tecnologie più in crescita, ne è un esempio emblematico: secondo le previsioni, il mercato globale dell’RPA potrebbe passare da 10 miliardi di dollari nel 2022 a 43,5 miliardi entro il 2029, con un tasso annuo di crescita del 23,4% (dati di Fortune Business Insights). Questo riflette il crescente interesse delle aziende verso l’automazione per competere in un contesto globale sempre più complesso. L’RPA e, più in generale, la robotica, consentono di semplificare e ottimizzare processi operativi complessi, riducendo errori, migliorando l’efficienza e liberando risorse umane per attività strategiche e creative. Questo si traduce in un aumento della produttività aziendale e in una maggiore competitività, che a sua volta può contribuire alla crescita economica globale. Tuttavia, la crescita economica non dipende esclusivamente dalla robotica o dall’automazione. Variabili fondamentali come il capitale umano, le politiche economiche e fiscali, l’innovazione e la stabilità geopolitica giocano un ruolo altrettanto cruciale».

Bruno Siciliano, professore ordinario del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione all’Università Federico II di Napoli. Per gentile concessione

Quanto si sta investendo oggi nello sviluppo della robotica? L’Italia com’è messa?
«Secondo i dati della International Federation of Robotics (IFR), nel 2022 si è registrato un nuovo record con oltre 553.000 robot industriali installati, un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Lo stock operativo globale di robot industriali ha raggiunto quasi 3,9 milioni di unità, con una crescita media annua del 13% dal 2017. In Europa, l’Italia si posiziona al sesto posto per numero di installazioni di robot industriali, con una crescita dell’8% nel 2022 e 11.475 unità installate, pari al 16% del mercato europeo. Tuttavia, il Paese destina solo l’1,1% del PIL alla ricerca e sviluppo, una percentuale decisamente inferiore alla media OCSE».

Parliamo di applicazioni. Quanto sono utilizzati oggi i robot ed in quali ambiti?
«Oggi i robot sono ampiamente utilizzati in una vasta gamma di settori, con una crescente diffusione sia nell’ambito industriale sia nei servizi. Secondo i dati dell’International Federation of Robotics (IFR), il settore industriale è quello con la maggiore presenza di robot, utilizzati per automatizzare i processi produttivi e supportare l’uomo in operazioni pesanti, ripetitive o ad alta precisione. I principali settori industriali che impiegano robot sono: automotive, elettronica ed elettrotecnica, manifatturiero meccanico e metallurgico, plastica e chimica, alimentare. Nel 2022, le vendite di robot di servizio hanno registrato una crescita significativa, con un aumento del 48% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 158.000 unità destinate all’uso professionale. Anche l’ospitalità ha visto una crescita eccezionale, con più di 24.500 unità vendute per funzioni come guida mobile, informazione e telepresenza. Nel campo medico, mentre le vendite di robot chirurgici hanno raggiunto quasi 4.900 unità, si è osservato un calo nelle tecnologie per la riabilitazione e le terapie non invasive. Al contrario, l’agricoltura ha visto una crescita del 18%, con quasi 8.000 robot utilizzati principalmente per attività come mungitura e pulizia delle stalle, rispondendo così alla crescente necessità di sostenibilità in contesti agricoli. Per quanto riguarda il mercato consumer, le vendite hanno raggiunto numeri impressionanti, con 5,1 milioni di robot domestici venduti».

Ci sono rischi per l’uomo?
«Il progresso tecnologico comporta inevitabilmente il rischio di una sostituzione in alcune mansioni, specialmente quelle caratterizzate da un basso livello di specializzazione o da compiti standardizzati. È una trasformazione che accompagna ogni fase di innovazione tecnologica nella storia. La robotica, in particolare, sta automatizzando rapidamente molti compiti in settori come l’industria manifatturiera e la logistica. Tuttavia, questa automazione non è solo sinonimo di perdita di posti di lavoro, ma crea anche nuove opportunità lavorative, legate alla programmazione, alla manutenzione e alla gestione dei sistemi robotici. In ambiti come la sanità, l’educazione o l’assistenza, l’interazione tra uomo e macchina è importante, ma qui il ruolo umano è insostituibile per garantire un approccio empatico e personalizzato, aspetti che la tecnologia non può replicare. È per questo che il vero focus della robotica deve essere sulla collaborazione uomo‒macchina, sfruttando le capacità uniche dell’intelligenza umana, come la creatività e l’intuizione, insieme alla precisione e all’efficienza dei robot».

Qual è la vera sfida?
«Il controllo rappresenta la vera sfida della robotica moderna, poiché consente ai robot di agire in modo autonomo, sicuro ed efficace. La robotica è definita come la “connessione intelligente tra percezione e azione”, resa possibile da un sistema di controllo avanzato. Rispetto al passato, quando i robot eseguivano una semplice sequenza predefinita di movimenti, oggi le loro azioni sono governate da sistemi di controllo che permettono di adattarsi dinamicamente a ciò che accade nell’ambiente, secondo il principio del feedback, simile a quello che regola le funzioni del corpo umano. Questo processo si basa su tre aspetti fondamentali: il robot raccoglie informazioni dall’ambiente attraverso sensori avanzati, elabora i dati per pianificare le azioni e, infine, traduce queste decisioni in movimenti precisi e controllati. È questa capacità di connessione intelligente che consente ai robot di interagire con il loro contesto in modo efficace. In questo scenario, il concetto di InterAction Technology (IAT) segna una svolta cruciale. Se in passato i robot erano confinati in spazi separati dagli esseri umani per ragioni di sicurezza, oggi le tecnologie di interazione li trasformano in cobot, ovvero robot collaborativi che lavorano fianco a fianco con i lavoratori in maniera sicura e affidabile. Inoltre, l’introduzione del 5G abiliterà connessioni wireless ultra-rapide e stabili, necessarie per il controllo dinamico e in tempo reale. Dunque, il controllo non è solo un elemento tecnico ma rappresenta la chiave per trasformare i robot da strumenti rigidi a partner intelligenti».

Guardando al futuro,secondo Siciliano è al di fuori delle fabbriche che si svilupperanno le applicazioni più interessanti. Realtà virtuale, machine learning, prototipazione avanzata, reti di sensori, biomeccanica, neuroscienze, medicina, sociologia e persino filosofia della scienza sono solo alcune delle aree che saranno contaminate e arricchite dalla robotica. Questo dialogo tra discipline apparentemente distanti non solo favorirà nuove applicazioni, ma sarà una fonte costante di ispirazione e innovazione.