Adnan ritrattò quanto dichiarato in tv. Lui e il padre, imputati, non sono mai rientrati in Italia
Nel distretto pakistano del Punjab, nel 2018 Sana Cheema veniva uccisa in quello che la cronaca ha chiamato un “delitto d’onore“. Per il suo omicidio sono accusati il padre e il fratello, assolti nel loro Paese per mancanza di prove. Eppure fu proprio il fratello a confessarne l’omicidio in televisione, salvo poi ritrattare.
Oggi, davanti alla Corte d’Assise di Brescia, è stato propiettata la video-confessione di Adnan, intervistato da una canale televisivo pakistano cinque anni fa. «Abbiamo avuto un litigio – dichiarava. – Abbiamo litigato, lei ha iniziato ad insultarmi con parolacce e io l’ho uccisa. L’ho strangolata con un panno». In un secondo momento l’uomo ritrattò la confessione.
Secondo la Procura di Bergamo la 24enne, cittadina italiana cresciuta a Bergamo, fu vittima di una vendetta di famiglia che non accettava il suo rifiuto alle nozze combinate. Nel mirino dell’accusa il padre, Mustafa Cheema, 54 anni, e il fratello maggiore, Adnan, 34 anni.
I due sono stati assolti per “insufficienza di prove” in Pakistan e non sono mai più rientrati in Italia, dove giace ancora un’imputazione nei loro confronti.
A marzo di quest’anno, durante il processo ancora in corso, diversi teste, amici e vicini di casa dei Cheema, hanno confermato il contesto familiare di violenza e repressione: «il padre è un potente, conosciuto in ambito governativo. Dove vivono loro l’onore è più importante della vita. I genitori avevano individuato 4 o 5 uomini da presentare a Sana, volevano sposasse uno della casta, ma lei era convinta che se il futuro marito non le fosse piaciuto sarebbe tornata in Italia». Una decisione che la famiglia però non sembrava disposta ad accettare.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/POLIZIA PACHISTANA