Aia nella bufera per le promozioni e i premi attribuiti al procuratore capo nazionale, agli arresti per spaccio. Interviene il ministro Abodi
Esplodono le polemiche nel mondo dell’arbitraggio in seguito alla vicenda di Rosario D’Onofrio, arrestato nel maggio 2020 per traffico internazionale di droga. Trovato in possesso di 44 chili di marijuana, a settembre D’Onofrio era stato messo ai domiciliari, ed è proprio durante questa detenzione preventiva che aveva ricevuto una promozione a procuratore capo nazionale dell’Aia.
Nonostante gli arresti, D’Onofrio partecipava alle riunioni sfruttando i permessi del giudice di sorveglianza. A luglio di quest’anno l’arbitro aveva ricevuto dal presidente Trentalange il premio “dirigente dell’anno”.
Ora, in chiusura delle indagini, è stato convocato per il 19 dicembre il Consiglio federale della Figc, tra i cui punti all’ordine del giorno figura la situazione dell’Associazione italiana arbitri. Nell’avviso di chiusura indagini notificato al numero uno dell’Aia Alfredo Trentalange due giorni fa, il procuratore federale Giuseppe Chinè avrebbe individuato “comportamenti disciplinarmente rilevanti” da parte del capo degli arbitri nella gestione della vicenda.
La questione ha destato l’indignazione del ministro dello Sport Andrea Abodi che ha chiesto delucidazioni al presidente del Coni Giovanni Malagò e al numero uno della Federcalcio Gabriele Gravina. Quest’ultimo ha convocato una riunione d’urgenza del consiglio federale per martedì.
«Ai sensi dell’articolo 42 del vigente Regolamento Aia gli iscritti devono rispettare le norme del Codice etico nonché astenersi dall’assumere atteggiamenti lesivi dell’immagine dell’Aia – scrive in una nota l’associazione italiana arbitri. – L’articolo 42 infine impone l’immediata comunicazione al Presidente di Sezione di avvisi di garanzia, pendenze di procedimenti penali e misure restrittive della libertà personale. Tutto ciò non è mai accaduto. Apprendiamo invece solo oggi dai mezzi d’informazione che il signor Rosario D’Onofrio sarebbe stato arrestato nel corso del 2020, non comunicando addirittura tale provvedimento restrittivo della libertà personale mentre già ricopriva l’incarico di componente della Commissione disciplinare nazionale».
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/FIGC