L’Isola del divertimento a Singapore è un vero e proprio paradiso terrestre, ma sorge sulle ceneri di una delle prigioni di massima sicurezza più brutali di tutti i tempi

Se il Paese dei Balocchi avesse un nome, si chiamerebbe Sentosa. L’Isola che sorge al largo di Singapore è un vero e proprio paradiso terrestre, un parco divertimenti di lusso, fatto di spiagge sabbiose e resort maestosi, sullo sfondo della fitta e imponente foresta pluviale. Un luogo da sogno che è stato anche set cinematografico del film Crazy & Rich. È una destinazione adatta a tutti: parchi acquatici e acquari, il parco tematico Universal Studios, escursioni in bicicletta o in funivia, da Mount Faber a Singapore, la rendono perfetta per le famiglie; ma i giovani adulti possono godersi gli sport estremi come il paracadutismo indoor o il bungee jumping, e per coloro che invece desiderano rilassarsi ci sono le bianche spiagge sabbiose accarezzate dalle acque cristalline dell’Oceano Indiano, le Spa nei resort – che sono quasi tutti extra lusso e offrono ponti panoramici, parchi acquatici e spettacoli dal vivo -, i bar e i ristoranti con vista sul mare. Insomma, ce n’è per tutti i gusti, dal turista avventuroso, alla coppia in luna di miele, fino alla famiglia con bambini piccoli. Ma anche gli appassionati del brivido troveranno qui pane per i loro denti. Proprio come accade al Pinocchio di Collodi quando arriva al Paese dei Balocchi, infatti, superata la prima occhiata di magnificenza, i visitatori avvertiranno nell’aria un certo brivido freddo, sintomo di ciò che si cela dietro l’idilliaca apparenza dell’Isola.

La storia di Sentosa, che fa parte del terzo Paese per densità di popolazione al mondo, inizia molto prima degli sforzi del Governo di Singapore per trasformarla in una meta turistica, negli anni ’70. Nel tempo è stata un covo di pirati, poi è divenuta un brutale campo di prigionia e ha cambiato nome, di volta in volta, man mano che le sue fattezze cambiavano: Fort Siloso, forte che risale al XIX secolo, è diventato oggi un monumento nazionale e  ne ricorda l’oscuro passato. In passato, si chiamava Pulau Blakang Mati, che tradotto vuol dire “isola dietro la quale si trova la morte”. Secondo quanto dichiara Kwa Chong Guan, professore associato di storia all’Università nazionale di Singapore, citato dal giornalista Ronan O’Connell per National Geographic, Sentosa veniva probabilmente usata in origine per seppellire i defunti dei nomadi del mare che vivevano a Brani Island. A seguire, nella prima metà del 1800, l’Isola era diventata un covo di pirati: il mare intorno a Singapore infatti pullulava di criminali perché era il luogo perfetto per praticare la pirateria. C’era un intenso traffico di navi ed era molto facile nascondersi sulle piccole isole per l’appunto come Sentosa, dove la boscaglia spontanea permetteva di mimetizzare un’intera flotta. Inoltre le navi mercantili per raggiungere il porto di scambio dovevano passare nello stretto di mare tra il promontorio e la terraferma, e questa posizione era perfetta per attaccarle. Tutto questo accadeva già molto prima che arrivassero gli inglesi nel 1819, ma si intensificò successivamente. Proprio in questi anni comunque, una misteriosa epidemia sterminò la popolazione autoctona, comprese le bande di bucanieri che qui avevano stabilito le loro basi: l’ombra lunga della morte continuava ad oscurare l’Isola.

L’arrivo dei britannici segnò profondamente la storia dell’Isola. La colonizzazione degli inglesi trasformò Sentosa in una base militare, chiamata Fort Siloso, come il forte principale del gruppo di fortezze costruite per difendere Singapore da minacce come la marina russa. Oggi sono visitabili le strutture antiaeree, le torri di comando, ma anche la rete di bunker sotterranei e gli alloggiamenti militari della fortezza. In verità, Sentosa era stata resa quasi inattaccabile da Sud: il pericolo reale arrivò però da Nord. Nel 1941 venne attaccata dai giapponesi e, quando Singapore cadde, invasa via terra dalla Malesia, e le forze alleate si arresero al Giappone, il Governo trasformò l’Isola in un campo di prigionia per i soldati britannici e australiani catturati. Sentosa divenne così uno dei campi più sanguinosi della Seconda Guerra Mondiale.

Lo Stato ha scelto di non nascondere il cupo passato dell’Isola e, nel momento in cui è stata trasformata in un paradiso turistico, sono stati previsti percorsi “paralleli” per accompagnare i visitatori alla scoperta della storia originaria di Sentosa, oltre il velo della storia. È possibile infatti percorrere una passerella sopraelevata che attraversa la parte più alta della foresta: dalle cime degli alberi si vede la vivace fauna dell’Isola, macachi e nibbi bramini ad esempio; ma grazie alla posizione sopraelevata si possono ammirare anche lo skyline di Singapore e Siloso Beach, a Sud. Alla fine della passerella si arriva al già citato Fort Siloso, che come visto è visitabile quasi interamente, dagli alloggi dei soldati alle torri di comando. C’è anche un piccolo museo che racconta la storia dell’Isola. Per i turisti più avventurosi è possibile optare anche per dei tour notturni, alla luce delle lanterne: il percorso che si fa al buio è il Sentosa Heritage Trail, e passa attraverso 30 siti storici, compresi ex uffici e ospedali dell’esercito, campi da golf e giostre da brividi, raccontando la storia di Sentosa dai bucanieri fino al boom turistico, senza fare sconti ovviamente sul periodo militare. Per chi non è un grande appassionato di turismo “creepy”, ci sono moltissime attrazioni decisamente più leggere: grazie al museo Images of Singapore è possibile conoscere la storia di Singapore in modo interattivo; salendo sulla Tiger Sky Tower si può arrivare a 131 metri sopra il livello del mare e godere di una vista favolosa; al Butterfly Park & Insect Kingdom si possono ammirare più di 1.500 farfalle che voleranno intorno ai turisti appassionati, con grande gioia dei più piccoli; all’acquario Underwater World si possono vivere esperienze uniche al mondo come nuotare con i delfini o persino fare il bagno con gli squali. Una cosa più rilassante può essere la Fish Reflexology che consiste nel mettere i piedi in una vasca d’acqua e permettere a dei piccolissimi pesci di mangiare la pelle morta. Per chi invece vuole abbronzarsi e rilassarsi nuotando nell’oceano, le spiagge più belle – artificiali e “isolate” grazie a delle dighe che impediscono la formazione di grandi onde – sono Siloso Beach, la più “dinamica” con reti da pallavolo e il Café del Mar, famoso franchising di Ibiza; Palawan Beach, piena di negozietti di souvenir: qui c’è il ponte sospeso che porta alla punta più meridionale del Continente asiatico, ottimo punto per scattare fotografie; e infine la più tranquilla, Tanjong Beach, la meno affollata e quella più orientale di Sentosa. Infine qualche parola sul parco Universal Studios: è situato all’interno del Resorts World Sentosa ed è uno dei cinque parchi a tema degli Universal Studios in tutto il mondo. Presenta 28 giostre divise in 7 zone tematiche: Hollywood, New York City, Sci-Fi City, Antico Egitto, The Lost World e Far Far Away. Hollywood è ispirato alla Hollywood Boulevard degli anni ‘70 e replica la celebre Walk of Fame; New York è ispirata alla Grande Mela postmoderna; Sci-Fi City è una città fantascientifica appunto, il tema è ispirato a come le città potrebbero apparire in “futuro” secondo i più celebri film di fantascienza; Antico Egitto non ha bisogno di grandi spiegazioni; The Lost World, Il mondo perduto, è ispirato a Jurassic Park e Waterworld: entrambi hanno una loro area separata all’interno della zona; infine, Far Far Away, Molto molto lontano, è ispirato al regno omonimo apparso in Shrek, capolavoro della Dreamworks Animation.

Insomma, la luce del divertimento brilla luminosa, a Sentosa. Ma i più attenti non potranno non notare che dove la luce è più intensa, le ombre annidate agli angoli sembrano ancora più scure.