Instagram / Simba la Rue

Il trapper è stato destinato a vivere a casa dei genitori a causa della ferita alla gamba riportata in un agguato

Il trapper Simba La Rue, pseudonimo di Mohamed Lamine Saida, arrestato una settimana fa per rissa, rapina e lesioni, è stato trasferito ai domiciliari col braccialetto elettronico a casa dei genitori, in provincia di Como.

Lo scorso 16 giugno, infatti, il trapper era stato vittima di un agguato ed era stato ferito a una gamba, poi operato. L’uscita dal carcere stabilita dal gip di Milano Guido Salvini, a seguito dell’istanza dell’avvocato Niccolò Vecchioni, è quindi motivata da problemi di salute.

«Le esigenze relative alle condizioni e al diritto alla salute dell’indagato, tenuto conto anche della sua giovane età, debbano prevalere – dice il giudice. – Nelle dichiarazioni rese in occasione dell’interrogatorio dell’8 ottobre ha mostrato un inizio di riflessione sul disvalore dei comportamenti da lui tenuti iniziando in qualche modo, a differenza di altri indagati, dopo la grave esperienza a porsi domande sul suo stile di vita», aggiunge. Oltre a Simba, dei 10 arrestati 7 giorni fa passano dal carcere ai domiciliari anche Alassane Faye e Paulo Marilson Da Silva.

Gli stessi genitori di Simba hanno indirizzato al gip al giudice in cui si dicevano pronti “a soddisfare tutte le sue esigenze terapeutiche accompagnandolo personalmente alle visite mediche e alle sedute di riabilitazione cui dovrà sottoporsi” e si sono “impegnati a vigilare sulla sua condotta“. Sembrerebbe, infatti, che possa aver subito un danno permanente alla gamba, colpita con 10 coltellate.

E ancora, riferendosi all’episodio che ha motivato il recente arresto, la gambizzazione di due senegalesi, il gip riferisce che gli arrestati “hanno fatto riferimento ad inneschi dello scontro del tutto implausibili” e hanno raccontato che “uno dei due senegalesi si sarebbe avvicinato a Zaccaria Mouhib”, ossia Baby Gang, “con l’intenzione di strappargli alcune delle numerose collane d’oro che portava al collo“. «Non tiene conto del fatto che in quel momento il senegalese non era nemmeno munito della pistola scacciacani, mentre Baby Gang si trovava insieme a molti altri giovani del suo gruppo compresi i guardaspalle, circostanza questa che rende assurda l’ipotesi di una tentata rapina. Un altro indagato ha fatto riferimento, in modo contraddittorio ad una volontà del senegalese di fotografare Baby Gang, da questi rifiutata, situazione che non emerge in alcun modo dai fotogrammi. Nessun elemento di chiarezza in particolare è giunto in merito all’arma che è stata usata quella notte, tanto è vero che sono in corso accertamenti tecnico- scientifici di carattere comparativo con i bossoli rinvenuti a terra», ha spiegato il giudice.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/Instagram / Simba la Rue