Da “mostruosità di metallo” a cuore di Francia, la Tour Eiffel da 135 anni un pilastro portante della storia parigina
Svetta nel centro di Parigi, in fondo agli Champs de Mars, si innalza a sfiorare il cielo come una mano protesa verso le stelle e, a metà tra cuore e calamita, pompa calore e bellezza in tutta la città e attrae gli occhi di chiunque passeggi nella romantica Parigi. È ovviamente la Tour Eiffel, emblema assoluto della Ville Lumière e della Francia, il monumento simbolo di una delle Capitali europee più belle in assoluto, che nel 2024 compie 135 anni.
E pensare che in un primo momento i parigini stessi non la volevano, e la costruzione – che vanta oltre 300 metri di altezza – era destinata ad essere demolita dopo 20 anni. L’élite letteraria e artistica della città aveva bollato il progetto di Gustave Eiffel come “una mostruosità di metallo” e aveva pronosticato che avrebbe “rovinato il panorama” di Parigi. Era il 1887 e il progetto dell’architetto francese che avrebbe dato il nome alla Torre veniva approvato per essere realizzato entro il 1889, quando si sarebbe celebrato il centenario della Rivoluzione francese. La Torre doveva essere pronta per l’Esposizione Universale agli Champs de Mars, in modo da mostrare alle altre nazioni la potenza della Francia e le capacità della sua industria interna. Per costruire la Tour Eiffel servirono due anni, due mesi e cinque giorni e vennero impiegati oltre 300 lavoratori: fu una costruzione lampo, un traguardo senza precedenti che stabilì un record da battere. Una volta ultimata, la Torre si rivelò essere l’edificio più alto del mondo: con i suoi 300 metri batteva la cupola di San Pietro e la piramide di Giza, e avrebbe mantenuto il record fino al 1930 con la costruzione del Chrysler Building di New York. Gli ingegneri a capo del progetto – ideato come detto dall’architetto francese Gustave Eiffel – furono Maurice Koechlin ed Émile Nouguier: la torre venne costruita su tre piani distinti, con un impressionante peso di 10mila tonnellate, e venne dipinta di rosso scuro. Eiffel segnalò che, per mantenersi in perfetto stato, il monumento avrebbe avuto bisogno di essere completamente ridipinto ogni 7 anni: nel corso del tempo ha cambiato colore 20 volte e ha indossato oltre 60 tonnellate di vernice, passando dal rosso al giallo al marrone fino ad approdare al “brun Tour Eiffel” del 1968, che è diventato “fisso” perché “armonizzato nel modo migliore” con il paesaggio circostante. Dal 2001 è stata introdotta per la prima volta una pittura senza piombo per proteggere l’ambiente e dal 2009 è stata studiata una tinta apposita per rispettare le nuove norme igieniche e ambientali varate dalla città. Per le Olimpiadi del 2024 la “Dama di Ferro” si “vestirà” occasionalmente d’oro.
«Sguardo, oggetto, simbolo, la Torre è tutto ciò che l’uomo decide di metterci, e questo tutto è infinito. Spettacolo guardato e guardante, edificio inutile e insostituibile, mondo famigliare e simbolo eroico, testimone di un secolo e monumento sempre nuovo, oggetto inimitabile e costantemente riprodotto, è il simbolo puro, aperto a tutti i tempi, a tutte le immagini e a tutti i sensi: la metafora irrefrenabile», scriveva Roland Barthes, critico letterario francese, restituendo perfettamente l’immagine di ciò che la Torre è stata per Parigi nel corso degli anni. Di epoca in epoca quella che è di fatto una delle imprese ingegneristiche più importanti della storia ha impersonificato ruoli diversi nella sua città. In un primo momento, come anticipato, i parigini non la volevano: secondo la parte più acculturata della città avrebbe “guastato il panorama”; secondo i cittadini dei ceti più bassi avrebbe “attirato un sacco di fulmini”, e qualcuno sosteneva persino che “avrebbe fatto da maxi calamita per tutti gli oggetti di metallo” di Parigi. Senza considerare il fatto che per la maggior parte dei detrattori era, semplicemente, brutta: a dimostrazione di quanto il concetto di bello può cambiare al cambiare delle epoche. A consolare chi proprio non voleva sentir parlare di “Tour Eiffel” c’era la data di scadenza: la torre sarebbe dovuta essere smantellata dopo 20 anni, durata di tempo giudicata necessaria per poter rientrare delle spese fatte per costruirla. In realtà, durante la guerra la Torre si rivelò un alleato affidabilissimo: grazie a un’antenna posizionata in cima fu possibile migliorare la ricezione delle trasmissioni radio e quindi il monumento acquisì una notevole importanza strategica. Gli ascensori interni non hanno mai smesso di funzionare ad eccezione che nel periodo dell’occupazione nazista: a Hitler fu impedito di salire sulla Torre perché gli venne detto che c’era un guasto e che a causa della guerra non era possibile reperire i pezzi di ricambio; se fosse voluto arrivare fino in cima avrebbe dovuto affrontare a piedi i 1.665 gradini. Hitler rinunciò, ma la leggenda racconta che non appena voltò le spalle alla struttura, quegli stessi ascensori ripresero serenamente a funzionare. Oltretutto, quando nel 1944 gli Alleati erano ormai vicini a liberare Parigi, Hitler ordinò, in un ultimo disperato tentativo di mantenere il controllo, la distruzione della città e della Torre Eiffel. Venne mandato un messaggio con l’ordine al generale Dietrich Von Choltitz, ma quest’ultimo rimase così sconcertato che non eseguì. E la Torre fu salva, insieme alla città. Se a questa importante parentesi storica aggiungiamo che la “Dame de Fer” era diventata nel frattempo un’attrazione turistica in grado di attirare migliaia di visitatori nella città, è evidente come il pensiero di demolirla sia sfumato e anzi, a pensarci oggi, pare quasi un paradosso sia mai esistita questa possibilità.
Oggi, la visita alla Tour Eiffel inizia alla fermata della metro di Trocadéro: passeggiando lungo il viale si può ammirare la “Dame de Fer” in tutta la sua maestosità prima di arrivare ai suoi piedi. I tre piani sono visitabili, il costo per salire dipende da quale altezza si desidera raggiungere e se, per farlo, ci si serve degli ascensori o delle scale. Il primo piano è a 57 metri di altezza: da qui si ha la vista più ampia ma meno suggestiva; c’è una passerella esterna percorribile a piedi e ci sono un piccolo cafè, un negozio di souvenir e il ristorante 58 Tour Eiffel. Il secondo piano si trova invece a 115 metri di altezza e ospita un bar di macaron – dolcetti tipici francesi – e il ristorante stellato Le Jules Verne. La vista migliore si ha ovviamente dall’ultimo piano, il terzo, a 267 metri di altezza: qui c’è lo Champagne Bar ma soprattutto sorge l’appartamento segreto di Gustave Eiffel, dove l’architetto poteva condurre esperimenti e intrattenere i propri ospiti. Uno dei più importanti fu Thomas Edison, ricordato da una statua di cera conservata insieme a quella di Eiffel e di sua figlia Claire nella medesima stanza. Ci sono alcune curiosità che contribuiscono a rendere la Tour Eiffel ancora più particolare. A partire dal fatto che cambia dimensioni a seconda della stagione: d’inverno infatti il metallo si contrae mentre d’estate con il caldo torna a espandersi. Così facendo, l’altezza della Torre può variare fino a 15 centimetri. Inoltre, la Torre è stata realizzata per resistere al vento anche molto forte – vista l’altezza – e proprio la sua conformazione la porta a “ondeggiare” durante le tempeste. Il sole invece la fa inclinare, perché colpisce solo uno dei quattro lati. Infine, a chiudere il cerchio, il dettaglio più romantico di tutti: la forma della “A” allungata della Torre sarebbe una dichiarazione d’amore di Eiffel alla donna che avrebbe voluto sposare, Adrienne Bourgès. Non c’è da stupirsi dunque se la Dama più alta di Parigi è oggi il simbolo dell’Amore per antonomasia, incastonata alla perfezione in uno dei panorami più romantici del mondo. Come cantava un celebre classico animato: “Parigi ha la chiave del cuor”.