EPA/Ali Haider

Atmosfera tesa in campo, la nazionale di Teheran eliminata dal girone

Hanno cantato l’inno, dopo le minacce ricevute dal loro governo che li ha redarguiti: o intonare le note del canto nazionale, o aspettarsi durissime ritorsioni sulle famiglie, rimaste a casa. Ma nessuna estorsione dell’ayatollah è bastata evidentemente per vincere la partita fondamentale della nazionale iraniana ai mondiali di calcio in Qatar. Una partita di grandissimo impatto non solo perché si trattava della sfida salvezza del girone, e quindi dopo la scorsa sera gli iraniani tornano a casa sconfitti; ma anche perché l’avversario in campo è lo stesso con cui da anni l’Iran si scontra in un continuo conflitto sopito. Sono gli Stati Uniti, che al 38esimo minuto di una partita tutt’altro che interessante dal punto di vista tecnico riescono a guadagnarsi il secondo posto del girone con punteggio 1-0, grazie all’azione-blitz di Pulisic supportato da McKennie a centrocampo e Dest sulla fascia destra.

Si conclude così anche il mondiale delle polemiche per l’Iran, iniziate dopo che i giocatori si erano rifiutati di cantare l’inno nazionale in solidarietà con le proteste che incendiano le piazze del paese del Medio Oriente dopo la morte di Mahsa Amini. Anche dagli spalti non sono mancate le occasioni di protesta contro il regime degli ayatollah, dalla tifosa che si è presentata con lacrime di sangue dipinte sul viso e una maglietta con stampato sopra il nome della giovane curda uccisa dalla polizia morale, fino all’italiano che è corso in campo con una bandiera arcobaleno per dimostrare vicinanza alla comunità lgbtq+ e una maglietta sulla quale aveva una scritta, “Save ukraine” e sulla schiena “Respect for the iranian woman”.

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/ALI HAIDER