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Meloni e Tajani saranno testimoni al processo il 3 aprile. La Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza con cui respingeva il ricorso della Procura romana per portare avanti il processo nonostante l’assenza dei quattro imputati

«Quello che è successo a Giulio non è un affare di famiglia». Così Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni, il ricercatore rapito e ucciso a Il Cairo nel 2016.

«Un Paese che non riesce a fare giustizia su quello che è successo a Giulio, diventa un Paese che non dà sicurezza ai propri cittadini» ha dichiarato Deffendi durante un’intervista a Il Cavallo e la Torre.

Secondo Deffendi nei rapporti tra Italia ed Egitto “tutto va avanti come se Giulio non fosse stato sequestrato, torturato e ucciso volutamente, volontariamente”.

Meloni e Tajani testimoni nel processo

La premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani saranno testimoni nel processo Regeni il prossimo 3 aprile.

Meloni e Tajani verranno ascoltati dal gup di Roma e dovranno riferire sulla disponibilità a collaborare con l’Italia espressa nelle scorse settimane dal presidente egiziano Al Sisi. La richiesta è stata avanzata oggi in aula dal legale dei genitori di Regeni, Alessandra Ballerini.

 «Parlando con l’Egitto non abbiamo messo in un cassetto la questione Regeni – ha dichiarato Tajani – Vogliamo la verità e che il processo vada avanti, ma dobbiamo interloquire con un attore cruciale per la stabilità della regione».

I motivi dello stop

Sono state rese pubbliche le motivazioni della sentenza emessa lo scorso 15 luglio dalla prima sezione penale della Cassazione su Giulio Regeni. Con questo verdetto la Corte aveva dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Roma contro lo stop del processo sul caso Regeni stabilito dal gup. Il Giudice per le udienze preliminari, accogliendo quanto già deciso dalla Corte di Assise capitolina, avevano chiesto di interrompere il procedimento nei confronti dei quattro 007 egiziani imputati per l’omicidio di Regeni, essendo essi irreperibili.

«Il perseguimento delle condotte criminose, anche se efferate e ignominiose quali quelle oggetto di imputazione – si legge nelle motivazioni della Cassazione – devono passare, in uno Stato di diritto, attraverso il rispetto delle regole del giusto processo regolato dalla legge, che si svolga nel pieno ed  effettivo contraddittorio tra le parti».

In un altro passaggio la Cassazione precisa come la giustizia italiana sia tenuta ad applicare “senza strappi il tessuto normativo, garantista e rispettoso dei diritti di tutte le parti processuali“. Il superamento dello stallo in cui si trova il processo, data l’irreperibilità dei quattro imputati, “appartiene alle competenti autorità di Governo, anche alla luce degli obblighi di assistenza e cooperazione“.

Qualche settimana fa il ministro degli Esteri Tajani assicurava l’intenzione di perseguire la verità senza “nessun tentennamento.

di: Marianna MANCINI

aggiornamenti di: Francesca LASI

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