Selvaggia Lucarelli risponde a Ermal Meta
La notizia dello stupro di branco a Palermo ai danni di una giovane sta destando non poco scalpore, anche data l’efferatezza che trapela dalle chat intercettate dei 7 protagonisti.
Ieri, Matteo Salvini aveva lasciato un commento sulla vicenda. «Siccome secondo me sono dei malati, oltreché dei criminali, vanno curati, vanno messi nelle condizioni di non ripetere la loro follia. Quindi quello che c’è già in via sperimentale in diversi Paesi, il blocco androgenico, o castrazione chimica, chiamatela come volete, secondo me in via sperimentale anche in Italia potrebbe servire come dissuasione di queste persone che non definisco neanche bestie» afferma in diretta dai suoi canali social il leader della Lega. «Se in sette stuprano una ragazza fatico a definirli esseri umani» aggiunge.
Oggi, 22 agosto, il vicepremier ritorna sull’argomento continuando a proporre il disegno della catrazione chimica. «Porteremo avanti in Parlamento il disegno di legge della Lega sulla castrazione chimica, chiedendo di calendarizzarlo in Commissione per votare e approvare al più presto una proposta di buonsenso. Se stupri una donna o un bambino hai evidentemente un problema: la condanna in carcere non basta, meriti di essere curato. Punto». Lo scrive su Instagram.
Commento altrettanto severo dall’artista Ermal Meta che sui social scrive un lungo messaggio: “conosco persone, donne, che da uno stupro non si sono riprese mai più. Che scattano in piedi appena sentono un rumore alle loro spalle, che non sono più riuscite nemmeno ad andare al mare e mettersi in costume da bagno come se non avessero nemmeno la pelle. Vogliamo salvare e recuperare un branco? Ok, sono d’accordo. Ma come salviamo una ragazza di 19 anni che d’ora in poi avrà paura di tutto? Perché la responsabilità sociale la sentiamo nei confronti dei carnefici e non in quelli della vittima? Se c’è una qualche forma di responsabilità collettiva nei confronti dei carnefici, allora dovremmo provare a sentirci responsabili anche per quella ragazza e per tutte le vittime di stupro perché è a loro che dobbiamo veramente qualcosa, sono le vittime che vanno aiutate a ricostruire la propria vita. Per quanto riguarda le pene esemplari credo che siano assolutamente necessarie per un semplice motivo: nessun atto criminale viene fermato dalla paura della rieducazione, ma da quella della punizione. L’educazione deve funzionare prima che si arrivi a compiere un abominio del genere. Ovviamente siamo tutti garantisti finché la ‘bomba’ non ci cade in casa”.
E poi continua: “Lì in galera, se mai ci andrete, ad ognuno di voi “cani” auguro di finire sotto 100 lupi in modo che capiate cos’è uno stupro”. Commento ha scaturito un’enorme quantità critiche. Alcuni hanno condannato il fatto che la loro pena non deve essere una vendetta ma deve essere educativa, altri hanno condannato la “velocità” di questo suo commento, accusando il cantante di non essere abbastanza garantista.
Ermal controbatte così: “non riesco a non mettermi nei panni della vittima e a non sentirmi male per lei. Colpa mia. Voi che avete la verità in tasca continuate pure a illuminare il mondo. Per quanto riguarda le pene esemplari credo che siano assolutamente necessarie per un semplice motivo: nessun atto criminale viene fermato dalla paura della rieducazione, ma da quella della punizione. Ovviamente siamo tutti garantisti finché la ‘bomba’ non ci cade in casa”.
Oggi, 22 agosto, il cantante è stato intervistato ed ha avuto l’occasione di spiegare i suoi tweet. «Quando subisci uno stupro quel dolore dura per sempre. Ciò che ho scritto è stato dettato dalla rabbia di un libero cittadino. Il dolore non deve essere necessariamente personale per poterlo sentire. Ho conosciuto persone che hanno subito stupri e dopo vent’anni il loro dolore è ancora vivo».
Selvaggia Lucarelli, giornalista, ha però opinioni diverse e controbatte così: “cantanti che scrivono tweet forcaioli che manco i peggiori bandierini. Il popolo del web che chiede giustizia. Oh, ragazzi, non stuprate che poi danneggiate quella macchina da riproduzione chiamata donna”.
di: Marianna MANCINI
Aggiornamento di: Alice GEMMA
FOTO: ANSA/RENATO DE PASCALE