L’appello è lanciato dalla Ong Avaaz: la donna è accusata di essere un’adultera
L’Ong Avaaz ha lanciato una petizione per salvare Amal, una donna 27enne del Sudan che è stata condannata alla lapidazione dopo un processo irregolare per un’accusa di adulterio.
È il primo caso che viene trattato in 10 anni nel Paese africano. Amal si era separata dal marito ed era tornata a vivere con i suoi genitori, ma quando l’accusa di adulterio è stata formulata, è stata prelevata dalla polizia e condotta in prigione; il processo si è svolto senza difensore, pertanto la donna ha impugnato il verdetto e il tribunale potrebbe ribaltare la sentenza e salvarle la vita.
La lapidazione prevede che la persona condannata venga avvolta in un lenzuolo bianco e sepolta fino alla vita, se si tratta di un uomo, e fino al petto se si tratta di una donna. Dopodiché le vengono lanciate contro delle pietre fino al sopraggiungere della morte. In passato è stata usata per punire adultere, prostitute, assassini, ma anche apostati e omosessuali, specie in alcuni paesi musulmani. Il tragico rito rappresenta la volontà di espiazione pubblica della presunta colpa da parte del condannato, ma è anche una “cerimonia” che sancisce esplicitamente il diritto alla vendetta.
Si tratta di una pratica brutale ancora praticata in Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen. In Iran è stata abolita nel 2012, ma poi reintrodotta per il solo “reato” di adulterio nel 2013.
Adesso la vita di Amal è nelle mani del tribunale: in passato aveva partecipato anche alla manifestazione per la democrazia.
di: Micaela FERRARO
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