Atterrati a Ciampino 83 cittadini italiani e 13 stranieri. Il ministro degli Esteri Tajani ha riferito che l’ambasciata italiana a Khartoum è stata chiusa
Cresce la preoccupazione internazionale per la guerra civile in Sudan.
Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha riferito che he l’esercito sudanese (Saf) e le Forze di Supporto Rapido (Rsf) hanno concordato un cessate il fuoco di 72 ore su tutto il territorio nazionale.
«A seguito di intensi negoziati nelle ultime 48 ore le Forze Armate Sudanesi (Saf) e le Forze di Supporto Rapido (Rsf) hanno concordato di attuare un cessate il fuoco su tutto il territorio nazionale a partire dalla mezzanotte del 24 aprile, per una durata di 72 ore – ha dichiarato Blinken – Durante questo periodo gli Stati Uniti esortano le Saf e le Rsf a rispettare immediatamente e pienamente il cessate il fuoco. Per sostenere una fine duratura dei combattimenti, gli Stati Uniti si coordineranno con i partner regionali e internazionali e con le parti interessate civili sudanesi per contribuire alla creazione di un comitato che sovrintenda alla negoziazione, alla conclusione e all’attuazione di una cessazione permanente delle ostilità e di accordi umanitari in Sudan. Continueremo a lavorare con le parti sudanesi e con i nostri partner per raggiungere l’obiettivo comune di un ritorno al governo civile in Sudan».
Atterrati a Ciampino i cittadini evacuati
Sono atterrati all’aeroporto di Ciampino, a sud-est di Roma, gli 83 cittadini italiani e i 13 stranieri evacuati.
«Tutto è proceduto nel modo migliore – ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani – Gli italiani sono stati tutti messi in sicurezza. La nostra ambasciata è stata chiusa, molto probabilmente la sposteremo in maniera temporanea o in Etiopia o in Egitto. Stanno per atterrare a Ciampino 83 cittadini italiani e 13 stranieri che facevano parte del corteo italiano. Alcuni italiani hanno deciso di rimanere; si tratta di alcuni operatori delle organizzazioni non governative e di qualche missionario».
«Abbiamo contattato con i leader delle fazioni in contrasto tra di loro, abbiamo insistito affinché si arrivi a un cessate il fuoco. Entrambi hanno promesso di non attaccare il convoglio italiano e hanno mantenuto la promessa» ha aggiunto il titolare della Farnesina riferendosi all’esercito sudanese e alle orze paramilitari di supporto rapido (Rsf).
Altri 19 italiani, un gruppo di sub in crociera, sono rientrati sabato 22 aprile in Egitto.
Appena sceso dal Boeing 767 dell’Aeronautica l’ambasciatore italiano a Khartoum Michele Tommasi ha dichiarato: «Ora siamo un po’ stanchi. I nostri connazionali sono rientrati, frutto di un’operazione pianificata perfettamente. Siamo felici di essere rientrati. Sono stato in contatto con il ministro Tajani ogni giorno. La situazione che abbiamo lasciato in Sudan è critica. So che ci sono state delle riprese di combattimenti questa mattina. Siamo servitori dello Stato, siamo qui e questo è il nostro servizio al Paese».
Le testimonianze
«Una liberazione. Ho avuto un po’ di paura ma sono contenta di essere a casa, ringrazio tutti per gli sforzi. Non so se tornerei in Sudan» ha dichiarato la 34enne messinese Costanza Matafù appena scesa dal volo. La madre Aurora ha raccontato: «Buona Festa della Liberazione. Abbiamo visto la morte attorno a noi, ma ora siamo al sicuro. Lì è molto pericoloso. Abbiamo sentito rumore di bombe e di spari. Non me l’aspettavo. Avevamo sentito di soldati ma non pensavamo che sarebbe successo questo. Siamo scioccati, non avevamo mai vissuto una simile esperienza».
Proposte di mediazione
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha offerto ai vertici militari sudanesi di tenere ad Ankara negoziati di pace. Lo ha riferito il Sudan Tribune. Erdogan vrebbe parlato al telefono con i generali delle due fazioni esprimendo “il desiderio della Turchia di mediare per porre fine alla guerra”. Circa 600 cittadini turchi hanno cominciato a lasciare il Sudan domenica 23 aprile.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/EPA/STRINGER