La 78enne è la seconda persona in Italia aver potuto porre fine alle sue sofferenze tramite suicidio assistito
Si è spenta la 78enne “Gloria”, paziente oncologica che ha avuto accesso al suicidio assistito. La donna ha potuto mettere fine alle sue sofferenze grazie alle condizioni dettate dalla sentenza della Corte costituzionale 242/2019 sul caso Cappato-Antoniani.
La donna, come specifica l’Associazione Luca Coscioni, è la prima in Italia ad aver ottenuto dall’azienda sanitaria veneta la consegna del medicinale e di tutto il necessario per sottoposti alla morte volontaria.
Il medico Marzo Riccio, presente insieme a “Gloria” nei suoi ultimi momenti ha spiegato che nonostante fosse sinceramente convinto che fosse “un dovere morale” porre fine alle sofferenza della donna “è stato molto impegnativo, in questo come negli altri casi, trovarsi davanti a una persona che ti chiede di morire e aiutarla a farlo. Ci sono in ballo valori molto importanti“. Riccio ha confidato all’Agi che “nessun medico della Usl di Treviso ha dato disponibilità a essere in casa con Gloria e quindi c’ero io ma in realtà avrei voluto esserci comunque perché seguivo da oltre un anno per conto dell’associazione ‘Luca Coscioni’ l’aspetto clinico della signora“.
Il dottore ha inoltre spiegato che è stata la donna a somministrarsi il farmaco, il suo compito è stato di allestire “la linea venosa e collegato la flebo, poi lei ha eseguito la sua volontà. Tutto è avvenuto nel rispetto della sentenza della Consulta sul caso di Dj Fabo. Fino all’ultimo, io e l’avvocato Filomena Gallo ci siamo accertati che fosse consapevole di quello che stava facendo e quali conseguenze ci sarebbero state. Ho spiegato a Gloria come aprire il morsetto della flebo“.
di: Flavia DELL’ERTOLE
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