Era il 22 giugno 1984 quando uscì al cinema Karate Kid. Il film, diventato cult, nel 2025 accrescerà la sua notorietà con un nuovo lungometraggio
Ha fatto la sua prima comparsa al cinema il 22 giugno 1984, ma ancora oggi è conosciuto in tutto il mondo per essere diventato un film cult simbolo della narrazione adolescenziale: è Karate Kid – Per vincere domani, una pellicola che di strada ne ha fatta e che ancora ha in programma di farne. John G. Avildsen, il regista, che diresse Rocky, riuscì a trascinare il pubblico di tutto il mondo nella storia del 17enne di origini italiane, Daniel LaRusso. Un racconto che però non si avvicina alla drammaticità di Sylvester Stallone, ma punta ad un pubblico giovane. Quest’anno Karate Kid compie 40 anni, e nel 2025 si arricchirà grazie alla serie Cobra Kai e ad un lungometraggio.
Un film che ha fatto la storia
Un racconto semplice ma formativo. Il protagonista, Daniel LaRusso, viene addestrato da Miyagi, il signore giapponese che fa manutenzione nell’appartamento dove il ragazzo si è trasferito con la madre, per difendersi dai giovani bulli che lo perseguitano. Le lezioni del maestro sono faticose e all’inizio Daniel non riesce a vedere il collegamento tra i compiti che gli vengono assegnati e e l’apprendimento delle arti marziali. Con il passare del tempo, però, la fiducia in Miyagi cresce e, grazie al karate, il ragazzo impara a combattere, a lavorare sodo, ad impegnarsi e a vivere con coraggio e fiducia in se stesso. Seppur in modo atipico, infatti, Miyagi trasmette al giovane la filosofia che sta dietro a quest’arte marziale che non sta solo nelle azioni ma anche nella mente e nel cuore. A interpretare il ruolo di mentore è Pat Morita, attore che aveva già avuto una simile esperienza con Matsuo “Arnold” Takahashi in Happy Days: il ruolo in Karate Kid però diventa molto più noto, tanto da portarlo a conseguire una candidatura agli Oscar come miglior attore non protagonista. Non solo la storia, anche gli straordinari combattimenti sono rimasti nell’immaginario collettivo, questi vennero coreografati da Pat E. Johnson, cintura nera, maestro di karate, e stuntman. All’epoca il film riuscì ad incassare una cifra pari a 90 milioni di dollari e a risvegliare nel pubblico occidentale la curiosità per il karate, disciplina che ottenne un nuovo slancio, e l’attenzione verso i film sulle arti marziali.
Un amore così grande rinnovato dai successi dei reboot e dei sequel che seguirono il primo The Karate Kid, lasciando invariati i due protagonisti, Pat Morita e Ralph Macchio. Karate Kid II – La storia continua uscì nel 1986, mentre Karate Kid III – La sfida finale, tre anni dopo. Era il 1994, invece, quando il giovane allievo lasciò spazio alla nuova promessa Julie Pierce per Karate Kid 4, ma il successo non fu lo stesso e i numeri del botteghino lo confermarono. Il primo ruolo da protagonista di Hilary Swank fu però eccezionale, una nuova star di Hollywood era appena nata (10 anni dopo, con Million Dollar Baby, avrebbe vinto il secondo Oscar). Nel 2010 venne invece fatto il remake con due personaggi dal nome già conosciuto: nei panni del mentore, Jackie Chan e, in quelli dell’alunno, Jaden Smith, noto per il suo ruolo in La ricerca della felicità. Cambiò la disciplina, che divenne il Kung fu, ma il nome restò lo stesso, The Karate Kid – La leggenda continua. Nel 2018 poi uscì Cobra Kai, show trasmesso inizialmente su YouTube Premium e poi dal 2020 su Netflix diventando uno dei programmi più visti sulla piattaforma. La serie è riuscita a raccogliere il cast originale ma in ruoli differenti: quando si dice che l’allievo supera il maestro, beh questo è il caso in cui l’allievo prende i suoi panni, ed infatti il Daniel LaRusso, che abbiamo visto crescere nei tre film, diventa il maestro. Il prossimo anno, infatti, oltre alla sesta stagione di Cobra Kai, è previsto un nuovo lungometraggio, il primo dai lontani anni ‘80 in cui tornerà a recitare Ralph Macchio. Si tratterà di un sequel di Karate Kid – La leggenda continua che ospiterà di nuovo Jackie Chan e che seguirà la linea narrativa delineata nella serie Cobra Kai.

Il simbolo di un decennio
Karate Kid divenne famoso velocemente a livello mondiale perché ritraeva gli elementi tipici del cinema degli anni ‘80, ovvero di quegli anni: il bene che trionfa sul male, l’avventura, il riscatto, la vittoria, i sogni, la glorificazione della sottocultura giovanile che oggi non esiste più, l’inno alle minoranze. Un film che nacque come una commistione tra ciò che Robert Mark Kamen, lo sceneggiatore, aveva vissuto a 17 anni quando veniva bullizzato a scuola (da quell’esperienza lì imparò il karate come forma difensiva), il Rocky Balboa di Sylvester Stallone di quegli anni, e il giovane Mark Twain, ragazzo alla scoperta del mondo intorno a lui, da solo con le proprie paure. Da qui venne fuori una storia capace di toccare i punti giusti e che in quegli anni riuscì ad elevarsi come simbolo di diversità e inventiva.
Per i giovani degli anni ‘80, Karate Kid è stato IL film, una vera e propria opera cinematografica, una tappa rilevante della propria giovinezza: conteneva tutto ciò che caratterizzava gli adolescenti dell’epoca e ciò che si sentivano dentro. Giubbotti di pelle, walkman, audiocassette e bandane sono solo una parte. Il ragazzino italiano che arriva in California è diverso da chi abita da sempre la zona, viene visto quasi come un immigrato, diventa un bersaglio facile nella nuova scuola ed è così che viene preso di mira dalla compagnia di Johnny Lawrence (William Zabka). È un film che tratta la tematica del bullismo, mostrato come prodotto del mondo degli adulti e delle loro opinioni, e quella della donna interpretata da Ali Mills, e non è un caso se mentre Daniel approccia con sensibilità, Johnny la vede come qualcosa che già possiede, mostrando così un trattamento opposto rispetto ai cliché di quell’epoca. Il racconto traccia un’evidente evoluzione del giovane protagonista che da fragile e insicuro prende consapevolezza di se stesso: conoscersi e automigliorarsi psicologicamente, fisicamente e mentalmente è un po’ l’obiettivo delle arti marziali. Anche qui non mancano le “prime feste”, i “primi amori”, e tutte quelle che sono le regole del mondo giovanile. Karate Kid è anche un film filosofico, spiega come affrontare la vita, insegna ad andare oltre l’apparenza, cosa che invece non fa la banda di Johnny Lawrence che rimane intrappolata in una società che è fatta così e che però è la prima a rinnegare.
Nessun altro film è riuscito a trasformare il karate nell’arte marziale più conosciuta al mondo, solo Karate Kid ce l’ha fatta. Dai la cera, togli la cera è probabilmente la frase che rappresenta appieno questo film, ma non solo, anche il calcio della gru, gli allenamenti in spiaggia, la verniciatura della staccionata, lo scontro alla festa di Halloween sono rimasti nella memoria collettiva.
Che fine hanno fatto i personaggi principali?
Partiamo dal maestro Miyagi, un simbolo della cultura popolare degli anni Ottanta. Ovviamente si tratta di un personaggio inventato, una sorta di guida morale che fa di tutto affinché il protagonista Daniel non si perda. È però ispirato ad un uomo, un vero maestro di karate il cui nome è Fumio Demura, una figura rilevante nel mondo delle arti marziali che arrivò ad allenare Bruce Lee e che aiutò Pat Morita ad allenarsi per i film. Proprio da qui nacque un’amicizia che durò fino alla morte dell’attore, nel 2005. Il personaggio di Fumio Demura non è citato nel film ma in alcune scene è la controfigura del maestro Miyagi, ad esempio lo è nell’episodio della lotta al ballo di Halloween. Demura fu la prima scelta per l’interpretazione del maestro di Daniel ma, secondo un articolo del Daily Beast, reputava di non sapere abbastanza bene l’inglese per interpretare il ruolo, e quindi rifiutò l’offerta diventando il “coach” di Morita, l’uomo che poi prese il suo posto nel film. Secondo un’altra teoria, invece, il personaggio di Miyagi è ispirato ad un vecchio sensei di nome Chojun Miyagi, il quale diede vita allo stile di karate Goju Ryu, ovvero quello che LaRusso nel corso del film impara dall’uomo che lo ha salvato.
Ralph Macchio, invece, nei panni di Daniel LaRusso guadagnò una grande fama mondiale. Dopo il successo di Karate Kid, negli anni ‘90 prese parte ad alcune pellicole cinematografiche tra cui, Mio cugino Vincenzo e la serie tv How I Met Your Mother, per poi riapparire sul grande schermo nel 2018 grazie alla serie Cobra Kai.

Karate Kid però non è solo l’esordio nel mondo del cinema di Macchio ma anche di Elisabeth Shue, la ragazza all’epoca 21enne di cui Daniel si innamora, Ali Mills. Negli anni a seguire l’attrice prese parte a successi come Cocktail, Ritorno al futuro – Parte II e Ritorno al futuro – Parte III, Via da Las Vegas, e L’uomo senza ombra. Per tre anni, dal 2012 al 2015 recitò nella serie tv CSI – Scena del crimine e nel 2019 tornò nel ruolo di Ali in Cobra Kai.
E poi Johnny Lawrence, interpretato da William Zabka, il capo della banda che bullizza il protagonista e l’ex fidanzato di Ali. Anche per lui fu il debutto cinematografico: tra gli anni ‘90 e il 2000 recitò in alcune produzioni indipendenti, fu protagonista di Shootfighter – Scontro mortale e Shootfighter 2 – Lo scontro finale. Tra il 2013 e il 2014 prese parte, invece, alle due stagioni finali di How I Met Your Mother e nella serie Cobra Kai.
Ed infine Martin Kove, artista che interpreta John Kreese, il sensei del Cobra Kai sopravvissuto alla Guerra in Vietnam che insegna ai suoi allievi a non avere pietà dell’avversario. Dopo il film interpretò per diversi anni, fino al 1988, il detective Victor Isbecky nella serie New York New York; Ericson, pilota di elicottero in Rambo 2 – La vendetta, e altri film e serie tv tra cui Cobra Kai, proprio come i suoi colleghi.
Cosa insegna Karate Kid?
Il decennio degli anni ‘80 è stato caratterizzato da un tipo di film in particolare, quello che istruisce alla vita. Questo ruolo, quindi, non l’ha assunto soltanto Karate Kid ma diverse pellicole cinematografiche: Dirty Dancing ha per esempio insegnato a governare i flirt; Ricky Business ha fatto da maestro nell’importanza di ballare da soli; Breakfast Club ha insegnato il rispetto per la propria diversità; Pretty in Pink ad accettare i rifiuti. Il maestro con il suo allievo ci hanno insegnato a non smettere mai di imparare, a non pensare che quanto sappiamo sia già sufficiente, a non giudicare senza conoscere prima. Nel film, alla fine, il vero bullo si rivela Daniel LaRusso che, dopo essere stato picchiato da quello che sembrava il vero aguzzino, lo batte al torneo di karate. Johnny, colui che viene reputato l’antagonista iniziale, alla fine abbandona gli atteggiamenti aggressivi e istruendosi arriverà a porgergli addirittura il trofeo.
Dal 1984 gli iscritti ai corsi di arti marziali triplicarono, ed i film incentrati su queste discipline, e in generale sullo sport iniziarono ad appassionare sempre di più gli adolescenti. Tra gli altri insegnamenti anche l’importanza della disciplina: resistenza, pazienza, e resilienza sono punti fondamentali per sopportare gli allenamenti; e poi l’ubbidienza e la fiducia nei confronti del proprio maestro, l’onestà di riconoscere in se stessi che ciò che si diventa è il risultato della disciplina. Ed infine l’imprevedibilità della vita, coloro che sono più poveri, timidi, e perdenti possono crescere e diventare spavaldi; allo stesso modo i “cattivi” possono finire declassati dai peggiori furfanti.
di: Alice GEMMA
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