MATRIMONIO EGUALITARIO LGBTQIA+

Le nozze per le coppie LGBTQIA+ sono realtà in 36 Paesi al mondo: tra questi non c’è l’Italia

La Thailandia si appresta a riconoscere il matrimonio egualitario. In questo modo sarà il primo Paese del Sud-est asiatico a farlo e il terzo in Asia dopo Taiwan (nel 2019) e Nepal (nel 2023).

Al Senato sono stati 130 i voti favorevoli e quattro i contrari (18 le astensioni) con i quali sono state approvate le modifiche alle leggi sul matrimonio e l’estensione dei diritti alle coppie LGBTQIA+. Il testo era già stato approvato a larghissima maggioranza dalla Camera dei rappresentanti il 27 marzo scorso. Un sostegno praticamente quasi unanime, visto che la legge era stata appoggiata sia dall’opposizione, sia da gran parte della schiera conservatrice, sostenuta dal re Rama X (chiamato anche Vajiralongkorn)  e dall’esercito, oltre che dal primo ministro Srettha Thavisin. «Continueremo a combattere per i diritti sociali di tutte le persone, indipendentemente dal loro status» ha dichiarato Thavisin.

Prima di entrare in vigore il provvedimento dovrà essere sottoposto al sovrano ma sembra solo un passaggio formale. Le prime nozze potranno essere celebrate 120 giorni dopo la promulgazione della legge, che potrebbe entrare in vigore entro la fine di quest’anno.

Come detto, non si tratta di una nuova disposizione normativa ma di una riforma della legge sul matrimonio già esistente. È stata, infatti, modificata la definizione di matrimonio: prima era “tra un uomo e una donna” , ora “tra due individui”. Seguendo lo stesso ragionamento, i vocaboli “marito” e “moglie” verranno sostituiti da termini neutri a livello di genere. La legge riconosce alle coppie omoaffettive diritti in materia di adozione, eredità e consenso alle cure mediche.

«Oggi l’amore ha vinto sui pregiudizi» ha dichiarato l’attivista Plaifah Kyoka Shodladd, che ha contribuito all’elaborazione del provvedimento.

La legge, però, non prevede il riconoscimento per le persone transgender o non-binary che vogliono modificare l’attribuzione di genere nei documenti di identità. Il ricercatore di Amnesty International Chanatip Tatiyakaroonwong, ha, infatti, affermato che la Thailandia “ha compiuto un passo storico per diventare il primo Paese del Sud-est asiatico a legalizzare il matrimonio per le coppie LGBT. Questo momento storico premia il lavoro instancabile di attivisti, organizzazioni della società civile e parlamentari che hanno lottato per questa vittoria” ma che “c’è ancora molto da fare per garantire piena tutela per la comunità LGBT nel Paese”, che “continua a subire molte forme di violenza e discriminazione”.

Una manifestazione a Bangkok, in Thailandia, nel 2021 a favore del matrimonio egualitario – ANSA/EPA/NARONG SANGNAK

La situazione nel mondo

Sono 36 i Paesi al mondo in cui è stato riconosciuto il matrimonio egualitario. L’ultimo Stato in ordine di tempo in Europa ad averlo approvato è stata la Grecia nel febbraio 2024. La legge, sostenuta dal primo ministro di centrodestra Kyriakos Mitsotakis, è stata approvata dal Parlamento con 176 voti favorevoli (su 300 seggi) e76 contrari (due le astensioni sui 254 deputati presenti). La Grecia è diventato, così, il primo Paese a maggioranza cristiano-ortodossa a legalizzare il matrimonio egualitario. Nel 2015 erano state approvate le unioni civili, che mancano però delle stesse garanzie legali previste dal matrimonio civile. Il provvedimento ha sancito, inoltre, l’adozione per le coppie omoaffettive, compresa la stepchild adoption, ovvero l’adozione dei figli del partner.

I primi a introdurre il matrimonio egualitario in Europa e nel mondo sono stati i Paesi Bassi nel 2001. Il secondo Paese è stato il Belgio nel 2003: qui le adozioni sono legali dal 2006. Nel 2005 è stata, invece, la Spagna a dire sì al matrimonio egualitario e all’adozione per le coppie omosessuali. È stata, poi, la volta della Norvegia nel 2008 e della Svezia nel 2009. Nel 2010 anche l’Islanda ha introdotto il matrimonio egualitario durante il governo della prima ministra Jóhanna Sigurðardóttir, prima persona dichiaratamente lesbica  al mondo alla guida di un governo. Nello stesso anno è arrivato anche il sì del Portogallo. Nel 2012 è stata la Danimarca a riconoscere il matrimonio egualitario, che può essere celebrato sia in Comune, sia in Chiesa. Nel Paese erano già possibili le unioni civili dal 1989, che sono state poi abrogate, dando alle coppie la possibilità di convertire la loro unione in matrimonio. La Francia ha riconosciuto il matrimonio egualitario nel 2013 (anche nei dipartimenti e nei territori d’oltremare), mentre nel 2014 è arrivato il sì di tre Paesi del Regno Unito, Inghilterra, Galles e Scozia, ai quali si è aggiunta l’Irlanda del Nord nel 2020.

Nel 2015 anche l’Irlanda ha approvato il matrimonio egualitario, primo Paese a introdurlo tramite referendum costituzionale. In Lussemburgo è stato approvato nel 2015, in Germania, a Malta e in Finlandia nel 2017, in Austria nel 2019, in Svizzera nel 2021 tramite referendum. Nel 2022 è stata la volta della Slovenia. Ad Andorra la legge è stata approvata nel 2022 ed è entrata in vigore nel 2023, stesso anno dell’Estonia. Dall’1 gennaio 2025 il matrimonio egualitario sarà realtà anche in Liechtenstein, il cui Parlamento si è espresso favorevolmente nel maggio 2024.

L’Italia è tra i Paesi (unico dell’Europa occidentale) in cui non vige il matrimonio egualitario. Sono possibili, invece, le unioni civili così come in Croazia, Ungheria, Cipro, Repubblica Ceca, Lettonia, San Marino e Principato di Monaco. In Bulgaria, Romania, Polonia, Slovacchia, Lituania, Ucraina non sono riconosciute neanche le unioni civili (anche se la Polonia riconosce i matrimoni egualitari celebrati all’estero).

Nel resto del mondo il matrimonio egualitario è riconosciuto in Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, Stati Uniti, Sudafrica, Nuova Zelanda, Uruguay, oltre a Taiwan e Nepal.

In base ai sondaggi svolti dal Pew Research Center (pubblicati nel novembre 2023) il supporto al matrimonio egualitario varia molto nei diversi Paesi: in Svezia si dichiara a favore il 92% (qui, come detto, è già stato approvato), mentre in Nigeria solo il 2%  (qui le persone LGBTQIA+ rischiano fino a 14 anni di reclusione e nella parte settentrionale del Paese è prevista addirittura la pena di morte per le persone omosessuali).

Guardando ai Paesi asiatici, vediamo, ad esempio, il caso del Giappone, in cui il matrimonio egualitario non è riconosciuto ma, secondo una sentenza dell’Alta Corte di Sapporo negarlo è incostituzionale. Il Tribunale non ha il potere di modificare la legislazione in materia ma con questa pronuncia ha esortato il governo giapponese ad agire.

Il Torino Pride il 15 giugno 2024 – ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

La situazione in Italia

Come detto, in Italia non è stato approvato il matrimonio egualitario. La giurisprudenza italiana, però, non proibisce espressamente aggregazioni familiari dello stesso sesso. A questo proposito una sentenza della Cassazione del 15 marzo 2012, pur rifiutando la richiesta di riconoscimento di un matrimonio omosessuale celebrato all’estero, ha stabilito che nell’ordinamento giuridico italiano la diversità di sesso tra due persone non è requisito indispensabile al matrimonio.

Una sentenza successiva del 2013 (n. 14329) ha ribadito questa affermazione, stabilendo che non è lecito annullare un matrimonio nel caso in cui uno dei due coniugi decida di intraprendere la riassegnazione di genere.

Il 31 gennaio 2017 la Cassazione, con la sentenza numero 2487, ha riconosciuto per la prima volta un matrimonio tra due persone dello stesso sesso contratto all’estero. Con questa sentenza gli Ermellini hanno stabilito che un matrimonio contratto all’estero deve essere riconosciuto anche in Italia se uno dei due coniugi è cittadino di un Paese dell’Unione europea in cui è in vigore il matrimonio egualitario.

Nonostante l’assenza di divieti, però, in Italia non esiste una legislazione che disciplini il matrimonio egualitario.

Nel 2016 sono state introdotte le unioni civili con la Legge Cirinnà, dal nome della senatrice promotrice e prima firmataria Monica Cirinnà del PD. Questo istituto giuridico, diverso dal matrimonio, riconosce diritti e doveri reciproci, morali e patrimoniali. L’unione civile deve essere registrata davanti a un ufficiale di stato civile (sindaco/a) alla presenza di due testimoni. Non è previsto un periodo di separazione in caso di scioglimento dell’unione perché questo ha effetto immediato.

La legge sulle unioni civili, però, non prevede il dovere di fedeltà e la possibilità di adottare i figli del partner. La stepchild adoption era prevista nel testo originale della legge ma è stata, poi, stralciata. L’adozione da parte delle coppie omoaffettive non è riconosciuta a livello legislativo. Nonostante questo è ammessa “in casi particolari”. Nel 2016 si è pronunciata sulla stepchild adoption anche la Cassazione, che ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Roma del 2014 che aveva accolto la domanda di adozione di una minore da parte della partner e convivente della madre biologica. La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha confermato l’adozione affermando che  “non determina in astratto un conflitto di interessi tra il genitore biologico e il minore adottando, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice” e che “prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa sempreché, alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminente interesse del minore”. In questo caso si applica la disciplina della stepchild adoption (adozione del configlio), una delle forme di adozioni “in casi particolari” prevista dalla legge 4 maggio 1983, n.184, Diritto del minore ad una famiglia.

C’è, poi, un’altra questione, quella della trascrizione dei certificati di nascita dei figli nati all’estero tramite la gestazione per altri (GPA) per le coppie omogenitoriali. Ha fatto molto discutere l’emanazione nel 2023, da parte del Ministero dell’Interno, di una circolare – seguita alla sentenza della Cassazione a sezioni unite – con cui chiedeva ai sindaci di smettere di registrare gli atti di nascita. Hanno fatto seguito ricorsi e il dibattito è ancora aperto.

Secondo i dati del Pew Research Center, il 73% degli adulti in Italia sarebbe favorevole al matrimonio egualitario. Nonostante questo, c’è ancora un vuoto legislativo con cui si scontrano tantissime persone.

di: Francesca LASI

FOTO: SHUTTERSTOCK/MARTIN CORR