bomba

Ad aiutarla anche la Lettonia

Soltanto 10 anni fa nessuno avrebbe mai pensato che si potessero produrre bombe grazie a stampanti 3D.

L’Ucraina infatti, per evitare delle carenze improvvise di munizioni ha cominciato ad utilizzare questo metodo per stare al passo con la domanda, secondo quanto riporta Wired che cita l’Economist. Tra i vantaggi sicuramente il basso costo di produzione che arriva a un minimo di 3,85 dollari al pezzo. Il design poi è flessibilissimo: può essere adattato a seconda di come dovranno essere usate per la migliore efficienza possibile.

Non mancano però i problemi. Usare le bombe a mano con i droni è difficile per quella che è la loro leggerezza, svantaggiosa per cadere dall’alto con precisione. Per evitare tutto questo, una delle prime applicazioni delle stampanti 3D alla produzione bellica dell’Ucraina è deviata verso la realizzazione di prodotti più pesanti (circa 800 grammi) con punte rinforzate che portano inevitabilmente la bomba verso il basso.

I gruppi di produzione

Queste sono chiamate Coniglio e sono prodotte da un gruppo di giovani volontari anonimi che stampano gli involucri delle munizioni per mandarli alle basi militari dove invece vengono rimpinzate di esplosivo, un innesco e pezzi di schegge d’acciaio per aumentarne il potenziale letale. Soltanto loro arrivano a una produzione di 1000 al giorno. Molte altre persone sono però all’opera: un altro gruppo, i Druk army, ne ha realizzate 30mila in quattro mesi. Anche la Lettonia aiuta l’Ucraina: qui l’organizzazione è chiamata Wild Bees e ha fornito 65 mila involucri per bombe da 27 centimetri con una sola stampante 3D da 1.200 euro.

di: Alice GEMMA

FOTO: SHUTTERSTOCK