La forma di protesta per richiamare l’attenzione del governo su bassi salari, mancanza di persone, mancanza di libertà di insegnamento
180 chilometri in 6 giorni: è questa la protesta degli insegnanti ungheresi che si sono messi in marcia a piedi per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica ancora una volta ai gravi problemi della pubblica istruzione in Ungheria.
L’iniziativa, partita da Miskolc e diretta a Budapest, è stata organizzata dai due sindacati di categoria e un movimento simpatizzante e rappresenta il culmine di una protesta che va avanti da settembre, con scioperi e disobbedienze, sanzionati anche con licenziamenti da parte del governo.
Al centro della manifestazione, con lo slogan “chi insegnerà domani?”, ci sono i salari incredibilmente bassi (6-700 euro a inizio carriera), la mancanza crescente del personale, conseguenza del malcontento della categoria, ma anche la mancanza della libertà di insegnamento. Fra i motivi di forte disagio i libri scolastici obbligatori, ordinati dal governo, e i programmi desueti, lontani dalle esigenze moderne.
Il malcontento della categoria è appoggiato anche da studenti e genitori.
di: Alessia MALCAUS
FOTO: PIXABAY