Meloni: “orgogliosi di affrontare il cancro mafioso a testa alta”
Sono passati 31 anni da quando una bomba esplodeva in via d’Amelio uccidendo il giudice antimafia Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Oggi la politica e la società civile si danno appuntamento a Palermo per ricordare i simboli dell’antimafia. L’allerta della sicurezza è massima, soprattutto dopo gli scontri avvenuti lo scorso maggio nel corso delle celebrazioni per la strage di Capaci in cui perse la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
«La Repubblica si inchina alla memoria di Paolo Borsellino, magistrato di straordinario valore e coraggio, e degli uomini della sua scorta che con lui morirono nel servizio alle istituzioni democratiche» ricorda il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Presente alle celebrazioni a Palermo anche Giorgia Meloni, che però non parteciperà alla fiaccolata in via d’Amelio alla quale presenzierà invece Elly Schlein. Al riguardo, la presidente del Consiglio ha smentito le voci secondo cui la sua assenza sarebbe dovuta a motivi di sicurezza o per evitare contestazioni: la premier avrebbe invece altri impegni istituzionali.
Questa mattina Meloni ha depositato la corona davanti alla lapide in memoria dei poliziotti, prima di fare visita alle tombe di Falcone nella chiesa di San Domenico e di Borsellino nel cimitero di Santa Maria di Gesù.
Meloni ha ricordato i giudici, due “martiri della lotta alla mafia e sono anche due dei principali attori ai quali noi dobbiamo gran parte di quello che sappiamo nella lotta contro il crimine organizzato“, in una lettera inviata al Corriere della Sera.
«“Non posso che essere profondamente orgogliosa del fatto che il governo che oggi presiedo abbia avuto, dal suo primo giorno, la determinazione e il coraggio necessario ad affrontare il cancro mafioso a testa alta – rivendica la premier. – Sono i fatti a dimostrarlo».
«Abbiamo messo in sicurezza presidi fondamentali come la restrizione dei benefici penitenziari, e se oggi boss mafiosi del calibro di Matteo Messina Denaro sono detenuti in regime di 41 bis lo si deve esattamente a questo impegno», aggiunge precisando che “stiamo lavorando a un provvedimento che dia un’interpretazione autentica di cosa si debba intendere per ‘reati di criminalità organizzata’ e che scongiuri il rischio che gravi reati rimangano impuniti per effetto di una recente sentenza della Corte di Cassazione“.
In serata il ministro dello Sport Andrea Abodi, il sottosegretario Andrea Delmastro, il deputato Giovanni Donzelli e la Presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo, hanno partecipato alla fiaccolata per ricordare Borsellino, organizzata dai movimenti di destra Forum XIX luglio e da Comunità ’92.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA