Intervista a Gianni Lettieri, presidente e amministratore delegato della realtà che oggi rappresenta l’eccellenza della manutenzione aeronautica

Dopo un percorso costellato di sfide, oggi Atitech è la più grande MRO indipendente (Maintenance, Repair and Overhaul) per la manutenzione aeronautica del mercato EMEA. La società era nata nel 1989, nel contesto di una delle prime crisi di Alitalia. Sono proprio le attività di manutenzione della compagnia aerea in amministrazione straordinaria quelle che Atitech ha rilevato poi nel 2022. Un rilancio reso possibile dall’impegno e dalla visione di Gianni Lettieri e di Meridie, la società di investimento da lui fondata nel 2009.

Le due basi principali della società, la prima a Capodichino e la seconda a Fiumicino, coprono insieme un’area di oltre 660.000 metri quadrati. Il personale – composto da tecnici altamente specializzati e certificati – ammonta a circa 1.500 persone. Gli hangar, 9 in totale, sono in grado di ospitare contemporaneamente fino a 7 aeromobili di lungo raggio (wide body) e 22 di corto-medio raggio (narrow body). Ci sono poi 21 basi in Italia e 10 all’estero (Parigi, Francoforte, Monaco, Tunisi, Tel Aviv, Osaka, San Paolo, Buenos Aires e Londra e New York JFK, di recente apertura) dove l’azienda effettua la manutenzione di linea per le compagnie aeree che si avvalgono dei suoi servizi. Sono oltre 100 i clienti di Atitech, tra aerolinee, lessor ed enti governativi.

Quali sono i servizi offerti da Atitech?
«Le nostre attività vanno dalla cosiddetta “base maintenance”, ovvero l’insieme delle attività manutentive ordinarie e straordinarie che si effettuano in hangar, fino alla manutenzione di linea, cioè i controlli sugli aerei che si effettuano direttamente presso gli scali tra l’atterraggio e il successivo decollo. Altrettanto importanti sono le attività di officina. Disponiamo di un’autoclave per i materiali compositi, eseguiamo test non distruttivi – identificando un difetto in una struttura senza intaccare il materiale da ispezionare – e compiamo interventi sui componenti avionici e sugli interni delle cabine».

Parliamo di obiettivi futuri.
«Il mio intento è quello di recuperare il patrimonio di professionalità che si era perso per le scelte errate delle precedenti gestioni di Alitalia. Voglio riportare “in casa” tutte quelle attività – come ad esempio gli interventi sui motori e sui carrelli – che erano via via state esternalizzate nel corso degli anni, per via di una visione piuttosto miope secondo la quale si cercava di salvare l’ex compagnia di bandiera trascurando gli ambiti industriali. Il mio obiettivo è quello di creare un grande polo di manutenzione europeo nel Centro-Sud Italia, con un’infrastruttura consolidata nel settore aeronautico civile e militare per il nostro Paese. C’è poi tutto l’ambito della ricerca e dello sviluppo».

Con alle spalle un’esperienza consolidata nella riconversione degli aeromobili da passeggeri a cargo, attività che verrà sempre più richiesta in futuro, oggi Atitech, insieme all’Università Federico II e alla Parthenope, è parte di un consorzio per un brevetto proprietario di riconversione, nonché partner del gruppo di ricerca che sta studiando il motore a idrogeno per gli aerei.

Quanto conta la formazione per Atitech?
«Sono convinto che investire nel capitale umano sia la chiave per rimanere competitivi. In Atitech siamo molto impegnati su questo fronte. Finanziamo ad esempio una borsa di studio per il Master di II livello “Aviation Industry Management and Operations” dell’Università La Sapienza di Roma. Abbiamo assunto a tempo indeterminato, primi di una serie, 10 neodiplomati provenienti da istituti aeronautici. Abbiamo poi una academy per rilasciare certificazioni sia per far crescere il nostro personale interno che per professionisti esterni».

Qual è il vostro impegno sul tema della responsabilità d’impresa?
«È giusto che l’industria sia attenta a questi temi e Atitech non è certo in ritardo. Da ormai tre anni pubblichiamo un bilancio solidale certificato da Deloitte. Abbiamo installato oltre 4.000 pannelli fotovoltaici sui nostri stabilimenti e abbiamo in piano di ridurre del 30% i nostri consumi, anche attraverso la sostituzione dei veicoli con nuovi modelli ibridi o elettrici. Siamo anche attenti al territorio, finanziando ogni anno una mensa solidale nel periodo natalizio e garantendo così pasti caldi a oltre 100 famiglie bisognose. Infine, abbiamo istituito un fondo di 500mila euro per sostenere i figli dei dipendenti negli studi. Tutto questo perché, come diciamo in azienda, “non può esistere crescita senza responsabilità”».

Oggi Atitech guarda con interesse ad alcuni hangar presenti nell’aeroporto di Olbia: se il progetto andasse in porto è in cantiere la realizzazione di una base di manutenzione dedicata ai business jet.