Quella della FIAT è una storia italiana di successo, di crisi, di sfide e di un futuro ancora tutto da scrivere

C’era una volta, tanto tempo fa… Anzi, abbiamo una data precisa, l’11 luglio 1899, e un luogo preciso, Torino, dove quella che per tanti anni è stata una favola, tutta Made in Italy, è iniziata. Quel giorno di luglio infatti Ludovico Scarfiotti, Emanuele Cacherano di Bricherasio, Cesare Goria Gatti, Alfonso Ferrero De Gubernatis Ventimiglia, Carlo Biscaretti di Ruffia e Giovanni Agnelli fondano la Società Anonima Fabbrica Italiana di Automobili – Torino, pochi mesi dopo la ragione sociale diventa Fabbrica Italiana Automobili Torino e l’acronimo – che in latino è traducibile con “che sia” o “che divenga” – è quello entrato nel lessico di chiunque, dentro e fuori lo Stivale: FIAT.

All’inizio del XIX secolo nasce la prima automobile, la 3 ½ HP, nello stabilimento in Corso Dante a Torino lavorano 150 operai e vengono prodotti 24 veicoli. Nel 1902 la Fabbrica si può fregiare della vittoria della gara automobilistica Torino Sassi-Superga e l’anno successivo la produzione sale a oltre 100 veicoli. La FIAT decide allora di diversificare il proprio catalogo, producendo veicoli commerciali, tram, autocarri e motori marini. Nel 1906 sono 2.500 le persone che lavorano in FIAT, due anni più tardi viene prodotta la Fiat 1 Fiacre, il primo taxi del marchio torinese, che viene esportato a Parigi, Londra e New York, così sulla spinta del mercato estero la società decide di fondare in quello stesso anno la Fiat Automobile Co negli Stati Uniti e l’anno successivo apre lo stabilimento di Poughkeepsie. Prospettive che vengono inevitabilmente modificate con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando la produzione civile viene convertita a uso bellico e la Fiat 501 è assemblata per l’Esercito.

Superata la Guerra la casa torinese torna al mercato civile e nel 1920 arriva a produrre oltre 100 veicoli – tra autovetture, autocarri e trattrici agricole – al giorno, gli operai toccano le 25 mila unità e gli impiegati sono 2.500. Passano 8 anni e la FIAT fa un salto tecnologico fondamentale: è la prima al mondo a utilizzare l’alluminio per la costruzione delle teste dei motori; un’altra spinta tecnologica significativa arriva dagli States, dove Agnelli ha visitato lo stabilimento fondato da Henry Ford e scoperto l’operare in serie tramite la catena di montaggio. Per perseguire questa strada nasce il Lingotto, uno stabilimento all’avanguardia di cinque piani dove sperimentare il nuovo metodo di costruzione. Con la politica di Mussolini dagli anni ‘20 si assiste a una chiusura dello sviluppo estero della casa torinese, che riesce a imporsi sul mercato interno con la Fiat 508 Balilla del 1932 e soprattutto la Fiat 500 presentata nel 1936 (soprannominata “Topolino”) che in 20 anni di produzione raggiunge le 500 mila unità prodotte. Una cifra impensabile per l’epoca.

La FIAT raggiunge dimensioni impressionanti e, appena prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, viene inaugurato lo stabilimento Mirafiori dove la turnazione dei lavoratori copre tutte le 24 ore. Torna la Guerra e torna la conversione della produzione alle esigenze belliche, inoltre i bombardamenti fanno registrare grosso danni agli impianti, così a fine Guerra della FIAT non restano che macerie. Nell’arco di pochi anni, attraverso il Piano Marshall e le politiche del giovane Gianni Agnelli che dal 1946 è azionista di maggioranza, la casa automobilistica torna a sfornare automobili – oltre 400 mila vetture prodotte ogni anno –  che, con la ripresa e il boom economico, segnano un’epoca. Il miracolo economico si concretizza con la 500 B, la 500 Giardiniera, la 1100 B, la 1100 D, la fuoristrada Campagnola e la sportiva 8V, ma soprattutto con due auto iconiche degli anni ‘50: la Fiat 600 e la Fiat 500. Gli anni ‘60 sono un periodo grandioso, la struttura industriale si rafforza (viene aperto il primo stabilimento in Unione Sovietica) e la FIAT acquisisce Lancia e Ferrari.

Il decennio successivo, segnato dal terrorismo, per la FIAT è fatto di forti scontri sindacali e di una significativa concorrenza straniera sul mercato italiano (dato il graduale abbattimento delle barriere doganali). Nel 1971 entra nel gruppo il marchio Abarth e nel 1975 il neonato marchio Iveco ingloba in sé tutta la produzione di veicoli industriali, tre anni più tardi tutte le aziende del gruppo attive nel comparto automobilistico, eccezion fatta per Ferrari, sono raggruppate nella Fiat Auto S.p.A.

Sono tre le serie di Fiat Panda lanciate sul mercato: la prima, del 1980, disegnata da Giorgetto Giugiaro; la seconda, del 2003, di Giuliano Biasio; la terza, infine, del 2012 creata dal centro stile Fiat sotto la direzione di Roberto Giolito

Gli anni ‘80 sono anni di cambiamenti per la casa automobilistica che rivisita completamente la gamma e torna a vivere una fase molto positiva come maggior produttrice di automobili europea e la quinta più grande al mondo, anche grazie all’acquisizione di Alfa Romeo. Sono gli anni di due modelli che fanno la storia del gruppo: Panda e Fiat Uno. Negli anni ‘90 FIAT produce modelli più attenti all’inquinamento – le normative Euro 1 ed Euro 2 sono dei primi anni ‘90 – e alla sicurezza – dal 1997 con la creazione dell’Euro NCAP si diffondono in Europa i sistemi di sicurezza come airbag e ABS – ma sono anni di grande crisi che non farà che peggiorare nel nuovo millennio segnati da importanti tagli alle attività del gruppo. In questa decade brillano la Punto, il modello di utilitaria innovativo che sostituisce la Uno arrivando al premio di Auto dell’anno nel 1995, e la Multipla del 1998, una delle automobili più innovative e originali prodotte dalla FIAT.

Come detto gli anni Duemila sono segnati dalla crisi economica – il 2003 è inoltre l’anno della morte del pilastro centrale della FIAT, Gianni Agnelli -, crisi da cui la casa torinese cerca di uscire con un’alleanza con il gruppo americano General Motors, alleanza che però termina dopo cinque anni con entrambi i gruppi in crisi, incapaci di reggere il colpo della concorrenza internazionale (soprattutto giapponese). Una crisi che si inserisce in un quadro mondiale complicato: l’industria automobilistica infatti registra forti cali di vendite in tutto il mondo a causa anche della forte crisi economica dei primi anni ‘10 del nuovo millennio che chiaramente non giova al neonato gruppo FIAT-Chrysler, nato nel 2009 con l’acquisizione del 20% del pacchetto aziendale di Chrysler da parte del gruppo FIAT. Nel 2014, a seguito del fallimento della società statunitense, il consiglio di amministrazione di FIAT, sotto la presidenza di Sergio Marchionne, approva la riorganizzazione societaria per creare un nuovo e unico gruppo industriale denominato Fiat Chrysler Automobiles, l’FCA. Nel 2019 i gruppi Fiat e PSA (Peugeot S.A.) annunciano di voler “unire le forze per creare un leader mondiale in una nuova era della mobilità sostenibile”, quello che l’anno successivo prende il nome di Stellantis. Gli anni ‘20 sono quelli della sfida dell’elettrificazione della gamma dei veicoli Fiat, per ridurre le emissioni di CO2.

Nato ufficialmente nel gennaio del 2021, il Gruppo Stellantis viene annunciato dell’ottobre del 2019 come risultato della fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e Groupe PSA

Quella favola iniziata sul finire dell’Ottocento si è scontrata con la realtà di un mondo non propriamente favoloso. Con continue manifestazioni, scioperi e agitazioni sindacali dei lavoratori, con delocalizzazioni e tagli, con manager forse non all’altezza delle complicatissime sfide che gli si sono parate davanti. Non una favola allora, ma una storia. Senza mostri o eroi, solo uomini. E macchine, tante macchine.