La decisione della Casa Bianca per mettere fine alle teorie complottiste
«La profonda tragedia nazionale dell’assassinio del presidente Kennedy continua a risuonare nella storia americana e nella memoria dei molti americani che vissero quel giorno terribile. Pubblicare tutte le informazioni è un passaggio chiave per garantire il massimo della trasparenza del governo degli Stati Uniti». È con queste parole che il presidente americano Joe Biden aveva annunciato pochi giorni fa la pubblicazione di oltre 13.000 documenti “riservati” legati all’assassinio del presidente John F. Kennedy, ucciso 59 anni fa a Dallas, Texas.
I 13.173 file sono ora disponibili sul sito web dei National Archives, gli Archivi di Stato, all’indirizzo archives.gov. Quelli pubblicati rappresentano tuttavia solo il 70% dei 16.000 documenti prodotti negli anni da Cia ed Fbi e tenuti segreti per proteggere dopo anni l’identità degli informatori.
Già nel 2017 l’allora presidente Usa Donald Trump aveva autorizzato la pubblicazione di 2.891 documenti, i cosiddetti JFK Files, contenenti teorie e dettagli inediti su quanto accaduto il 22 novembre del 1963, annunciando la pubblicazione di tutto il materiale. Una decisione poi annullata. Lo stesso Biden aveva annunciato annunciato la pubblicazione lo scorso ottobre, salvo poi prendersi più tempo per permettere una revisione completa di tutti i documenti.
Il protagonista dei documenti ora resi pubblici sembra essere per lo più Lee Harvey Oswald, l’uomo che la commissione Warren del Congresso aveva indicato come singolo autore dell’assassinio. Secondo uno dei file, datato 22 giugno 1962, Oswald era un contatto della Cia, secondo altri era un “ex sergente dei Marine di Fort Worth, Texas, che aveva lasciato la Russia con la moglie russa per tornare negli Stati Uniti“. Un altro documento, ancora, riporta come la Cia in Messico avesse intercettato una telefonata di Oswald fatta un mese prima dell’attentato all’ambasciata sovietica. In un altro file funzionari americani discutono della morte di Oswald, ucciso due giorni dopo l’assassinio di Kennedy, da un uomo chiamato Jack Ruby. Secondo un funzionario, identificato come Felix Dmitreyevich Karasev, “era impossibile uccidere Oswald senza l’aiuto di funzionari americani“.
Insomma le piste sulla morte di uno dei presidenti americani più famosi di sempre sono innumerevoli. E sicuramente non mancano i collegamenti con l’Italia: in un cablogramma datato 1967 si citano articoli del Messaggero e del Corriere della Sera in merito al coinvolgimento di un agente Cia di stanza in Italia e del legame con il Centro Mondiale Commerciale, una sussidiaria degli 007 americani sospettata di essere stata usata dalla Cia per trasferire fondi in Italia per attività di spionaggio.
Oggi l’obiettivo del presidente Biden è mettere fine alle numerose teorie complottiste secondo le quali Kennedy sarebbe stato protagonista di una montatura. Ma finché anche solo un documento resterà segreto la fantasia non darà tregua all’America.
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA