Sempre più italiani scoprono uno sport erroneamente creduto elitario che unisce il relax dello stare all’aria aperta con la concentrazione per raggiungere gli obiettivi
Una pallina, una mazza e un campo verde davanti agli occhi. Sembra poca cosa, ma per molti è una passione travolgente.
Il golf ha radici storicamente antichissime, già gli antichi romani ne praticavano una forma arcaica. Il passatempo “paganica” prevedeva infatti che in campagna (pagus) si giocasse con dei bastoni colpendo palle fatte di stracci. La patria del golf più vicino a quello che conosciamo oggi è contesa tra Scozia e Olanda; da diversi documenti si apprende che alla fine del 1200 si giocasse nei Paesi Bassi, ma la scarsa alfabetizzazione sarebbe alla base della mancanza di testimonianze simili in Scozia. Quello che è certo è che i commerci e gli scambi tra le due Nazioni fossero particolarmente floridi in quel tempo, quindi lo sport potrebbe essere nato e in fretta esportato da uno Stato all’altro. In Scozia, comunque, il golf è lo sport nazionale e addirittura nel 1457 venne bandito dal parlamento scozzese dato che il gioco distraeva dalle pratiche militari. La popolazione, ovviamente, disattese il bando e nel 1502 Giacomo I d’Inghilterra ritirò il divieto.
In Scozia, inoltre, sono nati il primo campo permanente di golf e la prima associazione degli amanti di questo sport ed è proprio qui che si decidono le prime regole scritte del golf per gestire una competizione nel 1744. I campi da golf, inizialmente, si trovavano a ridosso del mare e fa sorridere pensare che il percorso che i golfisti dovevano affrontare era stato “costruito” dalle pecore, gli ostacoli di sabbia (i bunker) erano infatti generati proprio dagli animali che scavavano buche per ripararsi dal vento.
Con il passare del tempo il gioco del golf diventa sempre più popolare e le regole universali (come ad esempio il numero di buche lungo il percorso, 18) permettono di ampliare il bacino di utenti, fino ad arrivare ai giorni nostri quando il golf è “lo sport più praticato al mondo” come sostiene in un’intervista il golfista professionista Massimo Scarpa, che però aggiunge: «i praticanti hanno un’età compresa tra i tre e gli 80 anni di età, questo amplia molto lo specchio delle persone coinvolte nella disciplina. La cosa stupenda è che tutti possono giocare con tutti grazie al fatto che esistono gli handicap, ovvero un vantaggio di gioco. Si tratta di alcuni colpi di vantaggio che vengono garantiti al neofita per giocare contro gli esperti. Se il campo dice che una buca si deve raggiungerla in tre colpi, il neofita può avvalersi dell’handicap per cui gli sono permessi 6 tiri, tre in più».
Ai non addetti ai lavori sembra uno sport elitario, ma è riuscito a fare breccia in 92.420 persone, questo è il numero dei praticanti di questa disciplina in Italia al 31 dicembre 2021, come riportato dalla testata golfpiu.it, cifra per altro in crescita dall’anno precedente del 6% (5.040 in più), dimostrando come la passione per le mazze nello Stivale sia in continua espansione. Il golf è amato grandemente nel Nord Italia, la Lombardia è la regione che ha in assoluto il maggior numero di tesserati alla Federazione Italiana Golf (26.788), in Piemonte sono 13.055 (di cui 688 a Torino), nel Veneto sono 10.075, nel Lazio 8.905 e in Emilia-Romagna 8.687. Ma è la Puglia la regione con un incremento maggiore di amanti di questo sport, in un anno qui la crescita dei tesserati è stata del 25,30%. Interessante anche notare come il golf si stia facendo strada tra le donne, anche se la disparità tra i sessi è significativa, dato che in totale in Italia a impugnare i ferri sono 68.871 uomini e 23.549 donne.
Nonostante ancora poche donne siano amanti di questa disciplina tra i nomi dei più grandi campioni del golf spuntano anche i nomi di due campionesse indimenticabili. La prima è Mildred “Babe” Didrikson-Zaharias l’atleta che riuscì a conquistare 31 titoli in 128 apparizioni, compresi 10 Major. Nella sua autobiografia spiega che «il golf è una questione di coordinazione, ritmo e grazia: le donne portano questi aspetti a un livello superiore». Una considerazione della metà del ‘900 che, faticosamente, negli anni ‘20 del 2000 sta iniziando a essere ascoltata. A Didrikson-Zaharias si deve la nascita del circuito golfistico mondiale femminile per eccellenza, la LPGA.
Tra le leggende del golf è impossibile non citare Samuel Jackson Snead, capace di conquistare 140 vittorie, tra cui 7 Major, in oltre 50 anni di carriera sportiva; Gene Sarazen (alla nascita Eugenio Saraceni) che rappresenta anche il sogno americano, nato da un carpentiere romano emigrato ha vinto tutti i quattro Major, come solo i grandissimi del golf hanno saputo fare. Imprescindibili dalla storia del golf il terzetto Gary Player, Jack William Nicklaus e Arnold Daniel Palmer, alle loro imprese è attribuito il merito di aver portato la fama della disciplina a livello mondiale; le vittorie di Arthur D’Arcy “Bobby” Locke furono rivoluzionarie per il suo stile, diverso da quello americano. L’altra donna a comparire tra le leggende e capace di raccogliere l’eredità di Didrikson-Zaharias è stata Kathrynne Ann “Kathy” Whitworth, la golfista più vincente della storia, con 88 trionfi del LPGA Tour (più di chiunque altro nel circuito femminile e nel PGA Tour maschile) è stata inoltre 7 volte “Player of the Year” (dal 1966 al 1973). Peter William Thomson si è invece imposto nella storia del golf, soprattutto australiano, grazie alle cinque vittorie nell’Open Championship (di cui tre consecutive); mentre una stella europea è stata Nicholas Alexander Faldo che, oltre alle innumerevoli vittorie, dal 1988 al 1993 è sempre stato nella top 20 di ogni evento del PGA Tour e su di lui si sono basati gli sviluppatori del primo videogioco sul golf (era il 1986); un’altra stella europea è stata Severiano “Seve” Ballesteros Sota, capace di vincere cinque volte uno dei tornei Major tra il 1979 e il 1988, tra cui due volte il Masters.
Parlare di golf senza citare Tiger Woods è, semplicemente, impossibile. Con 110 successi nel PGA Tour (di cui 15 Major) Eldrick Tont Woods ha fatto la storia di questa disciplina e la sua carriera ultra ventennale è stata indubbiamente la migliore dell’era moderna; oltre alla costellazione di trofei proprio lui nel 2014 è diventato il primo sportivo al mondo ad aver superato un miliardo di dollari di guadagni.
E per l’Italia? Dopo i celeberrimi Ugo Grappasonni e Costantino Rocca, il nome da ricordare è quello di Francesco Molinari. Nel solo 2018 ha conquistato il BMW Pga Championship di Wentworth, il Quicken Loans National, l’Open Championship di Carnoustie, la Ryder Cup col team europeo, la Race to Dubai.
Come scrisse il giornalista sportivo Grantland Rice, «le diciotto buche di una gara possono insegnarti di più sul tuo avversario che diciannove anni di trattative attorno a un tavolo» ed è questo ciò che spinge sempre più persone, di ogni fascia d’età, a impugnare le mazze e darsi da fare.