Durante l’Australia Day del 1966 Jane, Arnna e Grant Beaumont seguono un uomo sconosciuto e scompaiono con lui nell’ombra della storia. La vita per le famiglie australiane non sarà mai più la stessa

Il 26 gennaio in Australia è festa nazionale. È una tradizione iniziata per celebrare il giorno in cui, nel 1788, la prima flotta inglese guidata dal capitano Arthur Phillip è sbarcata a Port Jackson, l’attuale porto di Sydney, piantando la bandiera britannica e annunciando la creazione di una colonia penale. È una giornata di festa che ricorda molto il 4 luglio o il Canada Day: in tutto il Paese si organizzano feste, eventi, concerti, parate storiche; ovunque si organizzano party sulla spiaggia, barbecue, si guardano fuochi d’artificio e, in generale, si celebra “l’essenza” dell’essere australiani.

Anche il 26 gennaio del 1966 l’Australia era impegnata nei festeggiamenti per la sua festa annuale. Era una giornata caldissima: il richiamo del mare era irresistibile, per tutti, ancor di più per i bambini. In un sobborgo di Adelaide, a Somerton, nella zona meridionale del Paese, anche i fratelli Beaumont chiesero il permesso di raggiungere la spiaggia: Glenelg Beach distava cinque minuti appena di autobus dalla casa di famiglia, al 109 di Harding Street, e non era la prima volta che Jane, Arnna e Grant, rispettivamente di 10, 7 e 4 anni vi si recavano da soli. La madre, una donna casalinga di professione di nome Nancy, diede il suo permesso: Jane era una ragazzina responsabile e assennata, perfettamente in grado di occuparsi dei fratelli minori. I bambini Beaumont uscirono poco prima delle 9 per raggiungere la fermata dell’autobus, a un isolato da casa: non sarebbero tornati indietro mai più.

Quando alle 17:30 Jim e Nancy Beaumont denunciarono la scomparsa dei figli alla polizia, i bambini erano scomparsi da quasi 9 ore. Chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine, i genitori cercarono di ricostruire gli ultimi spostamenti dei piccoli, che sarebbero dovuti rientrare a mezzogiorno. Un primo ritardo non aveva preoccupato la madre: probabilmente si erano attardati in spiaggia, aveva pensato, avrebbero sicuramente preso il pullman delle 14. Alle 15 Jim Beaumont, che nella vita faceva il venditore di biancheria, era rientrato a casa ma dei fratellini ancora nessuna notizia. I genitori allora erano andati alla spiaggia, a cercarli, ma di loro nessuna traccia. Erano spariti nel nulla, come fantasmi. La polizia organizzò le ricerche: venne perquisita la spiaggia, vennero battute tutte le aree adiacenti, le dune di sabbia, gli edifici che si affacciavano sulle strade che i bimbi dovevano aver percorso; ma anche l’aeroporto, le linee ferroviarie, persino le interstatali e le arterie autostradali che correvano attraverso Adelaide. Per tre giorni venne scandagliato ogni angolo del sobborgo in cui i piccoli erano cresciuti ma senza successo. Cosa fosse accaduto venne ricostruito grazie ai racconti di alcuni testimoni involontari che dissero di aver notato i bambini giocare con un irrigatore aperto nella zona boscosa vicino alla spiaggia. Solo che i tre Beaumont non erano soli: insieme a loro c’era un uomo, un giovane sui trent’anni, con un costume blu, abbronzato come un surfista, “cotto dal sole”, così venne descritto. Un uomo con i capelli biondi che aveva osservato per un po’ i fratellini giocare e poi si era avvicinato a loro: secondo gli stessi testimoni, i Beaumont avrebbero lasciato la spiaggia con lui. La madre dei bambini negò che una cosa del genere potesse essere accaduta: Jane era troppo timida per lasciarsi avvicinare da uno sconosciuto. Se non che, forse, l’uomo non era uno sconosciuto. E all’improvviso Nancy ricordò che qualche settimana prima, scherzando con fare cospiratorio, la piccola Arnna aveva preso in giro la sorella Jane su un “fidanzato” che la ragazzina avrebbe avuto “alla spiaggia”. Un altro indizio importante arrivò dal panettiere nel cui negozio i bambini si recarono verso mezzogiorno: l’uomo fu tra gli ultimi a vederli vivi. Jane comprò da lui tre tortini e un pasticcio di carne e pagò con un biglietto da un dollaro. Quando raccontò questa storia, la madre Nancy spiegò che era assurdo: prima di uscire di casa aveva dato a Jane soldi sufficienti per comprare i biglietti del bus e dei piccoli snack, ma nessuna banconota. I bambini non avevano tutto quel denaro, qualcuno doveva averglielo dato, e non avrebbero mai comprato del pasticcio di carne, non ne consumavano; era sicuramente per qualcun’altro. Le prove del coinvolgimento di un estraneo si facevano sempre più serrate e preoccupanti: purtroppo, però, dopo la pista del panificio le strade finirono tutte in un vicolo cieco. Diversi mesi dopo, una donna riferì che la notte della scomparsa dei piccoli Beaumont aveva visto un uomo, accompagnato da due ragazze e un ragazzo, entrare in una casa disabitata vicina alla sua. Più tardi aveva visto il più piccolo dei bambini uscire di casa e venire subito inseguito e catturato “brutalmente” dall’uomo. Non spiegò mai perché avesse aspettato tanto a raccontare questa storia, ma come era prevedibile l’intervento delle forze dell’ordine nell’abitazione indicata non portò ad alcun risultato. Circa due anni dopo la scomparsa, i Beaumont ricevettero due lettere firmate “Jane”, e un’altra da un uomo che si faceva chiamare “The Man”, che diceva di avere con sé i bambini. In un primo momento vennero ritenute autentiche ma nel ‘92 nuovi esami forensi dimostrarono che si trattava di una bufala, un adolescente che aveva fatto uno scherzo.

Nel corso del tempo, i sospetti si concentrarono sulla figura di Bevan Spencer Von Einem, assassino condannato all’ergastolo per aver rapito e ucciso un ragazzo nel 1983. Durante le indagini su Von Einem, infatti, un informatore della polizia (conosciuto come “Mr. B”) aveva raccontato che l’uomo si era vantato di aver portato via tre bambini da una spiaggia diversi anni prima. Tuttavia il killer si proclamò sempre innocente e non furono mai trovate prove che potessero inchiodarlo.

Il Governo australiano non ha mai tolto la ricompensa di un milione di dollari destinata a chiunque possa fornire prove sul caso Beaumont, ma sono passati 57 anni e il tempo è nemico della verità. Nancy Beaumont è morta in una casa di cura il 16 settembre del 2019 senza aver mai riabbracciato i suoi bambini; Jim ha più di 90 anni e risiede ancora ad Adelaide ma ha cambiato casa e solo la polizia è stata informata del nuovo indirizzo. Di certo, c’è solo che Jane, Arnna e Grant non sono mai più tornati a casa e la loro scomparsa ha segnato una tappa importante nell’evoluzione della società australiane: i Beaumont hanno cambiato il modo in cui i genitori si prendevano cura dei propri figli, hanno segnato la fine dell’innocenza nella vita del dopoguerra in Australia. Dopo la loro scomparsa, le porte di casa cominciarono a venir chiuse di giorno e di notte, i piccoli non ebbero più il permesso di allontanarsi senza un adulto a sorvegliarli e il quartiere perse quel idilliaco contorno di luogo sicuro, un’enorme casa a cielo aperto. Il male aveva toccato l’Australia e i volti dei fratellini Beaumont erano diventati un monito che la popolazione non poté più dimenticare.