I primi esperimenti sono stati condotti al Politecnico di Losanna
Il suo nome è Cebra ed è un nuovo algoritmo che dà inizio ad interfacce future cervello-macchina capaci di ricostruire in maniera dettagliata quello che una persona sta guardando sulla base dei segnali elettrici trovati nel suo cervello. I primi esperimenti, condotti al Politecnico di Losanna, hanno consentito di ricostruire quali sequenze di un film in bianco e nero stesse guardando un topo, trascrivendole in maniera praticamente uguale all’originale. I risultati sono pubblicati sulla rivista Nature.
L’algoritmo Cebra riesce, grazie all’utilizzo di segnali prodotti dalla corteccia visiva dei topi, ad addestrare un modello di apprendimento profondo che è in grado di decifrare quello che l’animale sta guardando. Lo studio mostra poi che Cebra può essere utilizzato per immaginare i movimenti di un arto nei primati e per ricostruire la posizione di un ratto che si muove in una piccola arena.
«L’obiettivo di Cebra è scoprire la struttura nei sistemi complessi e, dato che il cervello è la struttura più complessa del nostro universo, è lo spazio di prova migliore», dice la neuroscienziata Mackenzie Mathis che ha guidato lo studio.
«Può anche darci un’idea di come il cervello elabora le informazioni e potrebbe diventare una piattaforma per scoprire nuovi principi nelle neuroscienze combinando dati tra diversi animali e persino specie. Questo algoritmo non è limitato alla ricerca neuroscientifica, in quanto può essere applicato a molti set di dati che coinvolgono informazioni temporali o combinate, inclusi dati sul comportamento animale e sull’espressione genica. Pertanto, le potenziali applicazioni cliniche sono entusiasmanti», continua.
di: Alice GEMMA
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