Le forze azere hanno bombardato l’enclave armena provocando 32 vittime fra cui 7 civili e almeno 200 feriti

L’operazione “antiterroristica” ha sortito il suo effetto. I separatisti del Nagorno-Karabakh hanno accettato la richiesta dell’Azerbaijan di deporre la armi. Le proposte di cessate il fuoco accettate erano state avanzate dal comando dei peacekeeper russi.

Alle 13 ora locale (le 11 in Italia) sono cessate le ostilità. Domani nella città di Yevlakh si terrà un incontro fra i rappresentanti dei separatisti del Karabakh e l’Azerbaijan sulla “reintegrazione, il rispetto dei diritti e la sicurezza degli armeni“.

Dopo tre anni durante i quali, comunque, la tensione non era calata il 18 settembre è tornata la guerra nella regione del Nagorno-Karabakh. Le forze azere hanno bombardato e poi dato il via a un’operazione di terra con l’obiettivo di controllare i centri abitati, secondo la denuncia del governo armeno. Da Erevan si fa appello all’Onu, chiedendo che il Consiglio di Sicurezza adotti misure per fermare l’operazione.

Nonostante da parte azera fosse stato assicurato di aver preso di mira, con il bombardamento, solo infrastrutture militari i separatisti danno notizia di 32 vittime, tra cui almeno 7 civili e due bambini, e oltre 200 feriti con almeno 13 bambini.

Dopo alcune ore i separatisti della regione del Nagorno-Karabakh avevano il cessate il fuoco al governo azero, proponendo di “sedersi al tavolo dei negoziati”. Da Baku però era inizialmente arrivata una risposta che non lasciava spazio alla diplomazia: il Governo si era detto disposto a interrompere l’operazione solo se i separatisti avessero deposto le armi e dissolto “il regime illegale” (l’autoproclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh).

Da Mosca, oltre alla richiesta di giungere a trattative, arriva l’accusa all’Armenia da parte della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova che ha accusato il Governo di aver creato “un terreno fertile per la politica ostile dell’Occidente contro la Russia” e la portavoce ha anche ribadito che la Russia è stata informata da Baku solo “pochi minuti” prima dell’operazione, cercando di contrastare la critica degli armeni sul non essere stati avvisati di quanto stesse facendo l’Azerbaigian.

Nell’udienza generale del mercoledì il Papa ha lanciato un appello affinché “tacciano le armi” per “il rispetto della dignità umana”.

di: Flavia DELL’ERTOLE

aggiornamento di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON