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Il rinnovamento del Parlamento europeo incide anche sulle politiche di allargamento dell’Unione

Nel weekend dell’8 e 9 giugno gli elettori italiani sono chiamati a votare per rinnovare il Parlamento europeo. Verranno eletti 720 europarlamentari (15 in più rispetto agli attuali per i cambiamenti demografici di diversi Stati). Una volta noti i risultati i neo eletti dovranno organizzarsi in gruppi politici (che devono comprendere un minimo di 23 deputati di almeno 7 Paesi), è anche possibile essere “non iscritti” a nessun gruppo (pena un minor peso nelle Commissioni). Alla prima seduta plenaria, il 16 luglio, sarà eletto il (o la) presidente del Parlamento, 14 vicepresidenti e cinque questori.

Attualmente i gruppi sono 7: Partito Popolare Europeo (Ppe), Socialisti e Democratici (S&D), Rinnovare l’Europa, Verdi/Alleanza Libera Europea, Conservatori e Riformisti Europei (Ecr), Identità e Democrazia (Id) e La Sinistra

La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, Strasburgo, 26 Febbraio 2024. EPA/RONALD WITTEK

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Il ruolo del Parlamento

L’Emiciclo dell’Ue, oltre rappresentare i cittadini, ha responsabilità di controllo e di bilancio che condivide i poteri di bilancio e legislativi con il Consiglio dell’Unione europea (che rappresenta i governi degli Stati membri dell’Unione). Il Parlamento elegge il (o la) presidente della Commissione e approva la Commissione in quanto organo. 

È il Parlamento europeo ad approvare, insieme al Consiglio, ad approvare le leggi che la Commissione propone. Inoltre, il Parlamento esamina i processi democratici di tutte le istituzioni dell’Unione, ma anche le relazioni della Commissione, compreso il bilancio, di cui ha l’approvazione. 

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Tutte le peculiarità dell’Unione

La Comunità economica europea (CEE) nasce nel 1958 sono 6 i Paesi del Vecchio Continente a decidere di cooperare – Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi – firmando il Trattato di Roma, nel corso degli anni gli assetti mutano e si arriva all’UE – con il Trattato di Maastricht nel 1993 – che ha come scopo la creazione di un’unione economica e politica tra gli Stati membri. Tra 1958 e 1995 si aggiungono all’Unione europea: Danimarca, Regno Unito (che a seguito del referendum del 2016 nel 2020 esce dall’Unione), Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Austria, Finlandia e Svezia. Nel 2004 si assiste a un ulteriore aumento degli Stati membri con l’ingresso di: Repubblica Ceca, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Nel 2007 entrano Bulgaria e Romania e nel 2013 anche la Croazia entra nell’Ue.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Strasburgo, 23 Aprile 2024. EPA/RONALD WITTEK

Dei 27 Paesi membri attualmente non tutti fanno parte dell’Eurozona, ovvero l’area nella quale la valuta nazionale utilizzata è l’euro, la moneta unica introdotta nel 1999 (è però il 3 maggio 2002 quando l’euro diviene la valuta ufficiale dei Paesi dell’Unione monetaria europea). Sono 20 i Paesi che hanno adottato l’euro: Austria, Belgio, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna, altri 6 Paesi si sono impegnati a entrare nell’area euro non appena ottenuti i requisiti “di convergenza”, mentre la Danimarca rimane esclusa in quanto dispone di una particolare clausola di non partecipazione.

Parlamento Europeo, Strasburgo, 14 Giugno 2023. EPA/JULIEN WARNAND

Tra i risultati più importanti dell’Unione è da ricordare la creazione dello “spazio Schengen” ovvero un’area senza frontiere interne che permette ai cittadini degli Stati membri (e ad altri cittadini di Paesi terzi) di circolare senza controlli di frontiera garantendo un interscambio costante. Gli unici Stati che non fanno parte dello “spazio Schengen” sono: Irlanda, Cipro, Bulgaria e Romania; mentre gli Stati che non fanno parte dell’Ue ma che hanno firmato accordi in questo senso sono: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Principato di Monaco, San Marino e Vaticano.

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Gli Stati che vorrebbero far parte dell’Unione

Al momento sono 8 i Paesi che vorrebbero entrare a far parte dell’Unione riconosciuti come candidati per l’adesione: Albania, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Turchia (i negoziati di adesione sono stati congelati dal 2018), Ucraina, Moldavia, Bosnia-Erzegovina. Lo Stato più vicino all’entrata, con l’approvazione del Consiglio europeo del marzo 2024 di avviare i negoziati di adesione, è la Bosnia-Erzegovina. Georgia e Kosovo sono invece candidati potenziali.

Manifestazione dei giovani del PAS (Partito di Azione e Solidarietà) in Moldavia a sostegno dell’UE, 1° giugno 2024. EPA/DUMITRU DORU

L’adesione all’Ue è un processo lungo e per far parte dell’Unione uno Stato deve soddisfare alcuni canoni precisi: deve essere una democrazia solida e rispettare i valori democratici su cui si basa l’Unione europea, avere delle istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro tutela, inoltre deve essere situato in Europa e avere un’economia funzionante e affidabile che abbia la capacità di far fronte alla pressione concorrenziale all’interno dell’Unione. A livello economico deve accettare di passare all’euro e adottare tutte le leggi dell’Unione, dimostrando di essere in grado di accettare gli obblighi derivanti dall’adesione e di attuare efficacemente le leggi e le politiche dell’Unione.

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Il Paese che chiede la sua ammissione può essere candidato se soddisfa i criteri politici, economici e di riforma, si passa così a discutere i 35 capitoli dei negoziati formali che toccano i diversi settori di cui si occupa l’Unione europea, se i negoziati e le riforme arrivano a un esito positivo si può passare al completamento del Trattato di adesione che deve essere ratificato da tutti gli Stati membri (e dal Paese candidato) così da poter procedere all’adesione.

A questo punto si torna all’importanza del Parlamento europeo che si va a rinnovare con le elezioni: sono i deputati a partecipare ai dibattiti e votare le relazioni annuali sui progressi degli Stati candidati. E proprio l’approvazione parlamentare è necessaria all’adesione di uno Stato all’Ue. 

Bandiere degli Stati membri, Bruxelles, 28 giugno 2018. SHUTTERSTOCK

Come riporta il sito internet ufficiale dell’Unione europea “l’allargamento dell’UE ha contribuito in maniera significativa alla diffusione della stabilità, della pace e della prosperità in tutto il continente”. Tra i vantaggi esposti si leggono: stabilità politica; libertà dei cittadini di vivere, studiare o lavorare ovunque nell’UE; aumento degli scambi commerciali attraverso l’accesso al mercato unico; maggiori finanziamenti e investimenti; standard sociali, ambientali e di tutela dei consumatori più elevati.

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Gli Stati che potrebbero far parte dell’Unione

L’Islanda nel 2009 aveva presentato la domanda di adesione all’Ue, ricevendo il parere favorevole della Commissione per l’inizio dei negoziati di adesione, proposta accolta nel 2010 dal Consiglio europeo, nel gennaio 2013 però l’Islanda (in vista delle elezioni) sospende il negoziato e con il trionfo dei partiti euroscettici nel 2015 viene ritirata la domanda di adesione.

La Norvegia, invece, ha fatto domanda di adesione all’Unione europea ma è stata respinta da referendum, seppur con margini di misura. Anche per la Svizzera è stata decisiva la votazione popolare, dopo aver depositato la domanda di adesione all’Ue, che ha respinto l’entrata del Paese nello Spazio economico europeo.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: SHUTTERSTOCK