In questa campagna elettorale, piuttosto in sordina, la questione “sbarchi” è quasi assente. Casarini: “Esploderà dopo”

La questione migranti sembra essere scomparsa dai radar elettorali della prossima competizione europea, in programma tra il 6 e il 9 giugno (in Italia si vota l’8 e il 9). La Guardia Costiera ha rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda sulla situazione lungo le coste italiane (ammutolendo il telefono dell’ufficio stampa). Secondo il Cruscotto statistico del ministero dell’Interno, aggiornato al 28 maggio, gli sbarchi di questo mese si sono attestati a 3.856, a fronte degli 8.154 dell’anno scorso e degli 8720 del 2022. 

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«Il ministero attribuisce questo calo di sbarchi a una dinamica strutturale, mentre secondo noi è congiunturale – spiega Luca Casarini, attivista della ONG Mediterranea Saving Humans -. In estate gli arrivi riprenderanno. Il primo dato è quello del meteo: bisogna sempre considerare sempre le condizioni del mare, negli ultimi mesi c’è stata una situazione altalenante a causa di una situazione climatica molto particolare, che si è già registrata negli ultimi anni: non si erano mai visti cambiamenti meteo così repentini, questo è il primo motivo di calo o aumento di persone che tentano di attraversare il mare». 

E prosegue: «Il secondo motivo è che a questa diminuzione di sbarchi corrisponde l’aumento delle deportazioni nel deserto da parte della Tunisia. Abbiamo una situazione denunciata anche dai media internazionali, c’è stata un’involuzione democratica pesante, con vari arresti, ma questa involuzione democratica ha il suo apice nell’arresto di persone provenienti dal subsahara, in Tunisia anche da parecchi mesi e che cercano di partire per arrivare sulle coste europee, in italia. Secondo i dati della Croce Rossa Internazionale e di Mezza Luna Rossa, sono coinvolte decine di migliaia di persone, tanto che perfino la Libia ha ufficialmente denunciato il presidente Kaïs Saïed». Casarini incalza: «Da paese ospitale, la Tunisia è diventato una specie di inferno perchè il governo utilizza il “nemico interno” per distrarre l’opinione pubblica dal presitio FMI che non arriva». «E infine – conclude l’attivista – c’è l’aumento dei cosiddetti “naufragi fantasma”: ci sono più morti nel Mediterraneo. Negli ultimi tempi aumentano i ritrovamenti di cadaveri  sulle coste tunisine e libiche». 

Luca Casarini con Papa Francesco nel 2023 – Ansa

Il Patto europeo su immigrazione ed asilo

Appena ad aprile, il Parlamento europeo aveva approvato dieci testi legislativi che riformano la politica europea sulla migrazione e l’asilo: in sintesi prevedono un esame più rapido delle domande di asilo, anche alle frontiere UE, e rimpatri più efficaci; nuove norme per l’identificazione all’arrivo migliorata; controlli sanitari e di sicurezza obbligatori per le persone che entrano irregolarmente nell’UE; possibilità per i Paesi UE di scegliere se accogliere i richiedenti asilo, stanziare contributi finanziari o fornire sostegno operativo; un meccanismo di risposta alle crisi e nuovo programma volontario per il reinsediamento dei rifugiati provenienti da paesi terzi. Una volta approvate formalmente anche dal Consiglio, le leggi entreranno in vigore dopo essere state pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’UE. L’applicazione dei regolamenti è prevista dopo due anni. Per quanto riguarda la direttiva sulle condizioni di accoglienza, gli Stati membri avranno due anni di tempo per introdurre le modifiche nelle loro leggi nazionali. 

Sfruttare al massimo la nuova riforma dovrebbe essere una delle massime priorità per il Parlamento nel prossimo mandato, in particolare dopo che il numero di domande di asilo ha raggiunto 1,14 milioni nel 2023, il massimo degli ultimi sette anni. I partiti in lizza per i seggi nell’emiciclo hanno idee diverse sulla questione, dal blocco navale totale a una maggiore protezione per i rifugiati LGBTQ+.

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I programmi dei partiti

«I principi guida della nostra politica migratoria sono l’umanità e l’ordine. Cerchiamo di fermare l’immigrazione incontrollata», afferma il Partito popolare europeo (PPE), di centrodestra, la più grande formazione parlamentare, probabilmente destinata a rimanere tale. Il partito è determinato a rafforzare le frontiere esterne e vuole uno screening “rigoroso” di tutti gli arrivi irregolari e un monitoraggio elettronico “completo” in tutti i punti di ingresso. Se le frontiere esterne non sono sufficientemente sicure, il Ppe non “esclude” l’introduzione dei controlli alle frontiere interne, di cui alcuni paesi già dispongono . Inoltre, il PPE prevede un ruolo e un budget rafforzati per Frontex, l’agenzia di guardia di frontiera e costiera del blocco, con 30.000 membri dello staff – un aumento di tre volte rispetto ai 10.000 che dovrebbe avere entro il 2027. Ma la proposta più accattivante del programma elettorale è l’iniziativa di trasferire i richiedenti asilo in paesi “sicuri” e, di conseguenza, elaborare le loro richieste al di fuori del blocco. «In caso di esito positivo, il paese terzo sicuro garantirà protezione al richiedente sul posto», si legge nel manifesto. 

Cos’è Frontex?

Lo schema potrebbe essere paragonabile con il controverso “piano Ruanda” che il Regno Unito ha cercato per anni di stabilire per far volare i migranti nel paese africano, che ha dovuto affrontare molteplici sfide legali fino alla sua approvazione finale. Alla domanda durante il primo dibattito tra i principali candidati se tale proposta potrebbe rispettare i diritti umani, Ursula von der Leyen del PPE ha affermato che qualsiasi accordo futuro dovrebbe essere compatibile con la Convenzione europea sui diritti umani (CEDU), che Londra ha ripetutamente sfidato. Von der Leyen ha anche difeso gli accordi multimilionari che la sua Commissione europea ha firmato con i paesi vicini, come Tunisia, Mauritania ed Egitto , per rilanciare le loro economie nazionali e diminuire la partenza di arrivi irregolari. 

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Il programma del PPE chiede la continuazione di questa strategia e l’utilizzo delle politiche commerciali, di sviluppo e dei visti come leva per costringere i paesi di origine a riprendere in carico i migranti che lasciano il loro territorio. Si propone inoltre un «piano europeo di investimenti per l’Africa per affrontare in modo più efficace le cause profonde della migrazione”.

Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen a Lampedusa – Ansa

Il Partito dei Socialisti Europei (PSE) si mantiene piuttosto conciso su migrazione e asilo: vuole che il Nuovo Patto venga attuato in modo “equo, sicuro e prevedibile”, nel pieno rispetto dei diritti umani e della “dignità delle persone”. Per loro ciò significa condizioni di accoglienza “umane e dignitose”, assistenza legale per i richiedenti, protezione speciale per i bambini e lotta contro i trafficanti. Come il PPE, il PSE spinge per il rafforzamento delle frontiere esterne del blocco e la cooperazione con i paesi di origine e di transito, ma si distingue rifiutando esplicitamente “qualsiasi forma di esternalizzazione delle frontiere dell’UE”. «Non criminalizzeremo mai l’assistenza umanitaria e sosteniamo una missione europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo», aggiungono. (Dal 2014, più di 28.000 persone sono scomparse in mare). Il PSE intende inoltre promuovere politiche inclusive per aiutare i rifugiati a integrarsi nel mercato del lavoro europeo e sostenere le autorità locali che lavorano sul campo.

La piattaforma comune dei liberali, conosciuta come Renew Europe Now, si basa su un succinto compendio di 10 priorità. Su migrazione e asilo il gruppo sostiene che il tema ha due nemici: i populisti che “alimentano il fuoco del razzismo” e le reti di trafficanti che giocano con “le speranze e la vita delle persone che cercano di sfuggire alla miseria o alla guerra”. Combattere entrambi richiede “chiarezza e stabilità” per aumentare le garanzie legali per coloro che arrivano in Europa e maggiori opportunità per i migranti nei loro paesi d’origine. I liberali sottolineano la necessità di “percorsi economici legali” per coprire i posti vacanti. «Poiché la carenza di manodopera è una realtà, dobbiamo integrare i talenti di cui abbiamo bisogno», afferma il gruppo.

Secondo il gruppo dei Verdi, «il diritto d’asilo non è oggetto di negoziazione» e chiede un «meccanismo di ricollocazione obbligatorio» per garantire che tutti i 27 Stati membri si assumano la responsabilità, l’introduzione di “visti climatici” per le vittime di disastri naturali al di fuori del blocco e un’attenzione speciale rivolta ai richiedenti asilo LGBTQIA+, che potrebbero subire persecuzioni nonostante proveniente da un paese che, sulla carta, è “sicuro“. I Verdi, come il PSE, chiedono una missione di ricerca e salvataggio guidata dall’UE nel Mediterraneo e aggiungono che Frontex dovrebbe rafforzare il suo “mandato umanitario” e la sua responsabilità di fronte ai parlamenti. Chiedono inoltre la fine dei respingimenti alle frontiere e della “criminalizzazione” delle ONG. «Le persone non dovrebbero andare in prigione semplicemente per aver chiesto asilo“, dicono. Sinteticamente, i Verdi si oppongono agli “accordi sporchi con i dittatori”, riferendosi agli accordi con Tunisia ed Egitto (che i conservatori sostengono con tutto il cuore), e sostengono che collegare gli aiuti allo sviluppo e la gestione della migrazione sia “non etico”.  «Non possiamo accettare che rifugiati e migranti siano sfruttati per guadagni geopolitici. La tratta di esseri umani non deve mai essere un’arma di guerra ibrida», affermano. Per quanto riguarda il lavoro, il gruppo propone un nuovo Codice sull’Immigrazione per espandere l’accesso ai visti, strade più facili per gli studenti stranieri per diventare lavoratori e una “campagna globale” per regolarizzare la situazione dei migranti privi di documenti (“sans-papiers”) che vivono nel blocco.

Non sorprende che il partito di estrema destra dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), che comprende forze come Fratelli d’Italia, Diritto e Giustizia (Polonia), Vox (Spagna) e Nuova Alleanza Fiamminga (Belgio), abbia il partito più radicale proposte su migrazione e asilo.

Il gruppo afferma nel suo programma elettorale che gli Stati membri non devono costringere «i loro cittadini ad accogliere gli immigrati clandestini senza il loro consenso», una dichiarazione schietta che attacca il sistema di “solidarietà obbligatoria” presente nel Nuovo Patto. (Il sistema offre tre possibili opzioni ai paesi, una delle quali è la delocalizzazione. L’ECR propone una strategia per controllare “tutti i possibili punti di ingresso” via aria, terra e mare basata su infrastrutture di frontiera “potenziate“, un ruolo rafforzato di Frontex ed Europol e nuove misure per combattere la tratta, aumentare i rimpatri e, soprattutto, “collaborare con i paesi terzi sull’esternalizzazione della gestione della migrazione“. «Il nostro obiettivo è garantire che la maggior parte delle domande di protezione internazionale siano valutate direttamente al di fuori dell’UE», affermano. Ciò fa eco al protocollo firmato l’anno scorso dalla premier Giorgia Meloni, il politico più importante dell’ECR, per elaborare fino a 36.000 richieste di asilo all’anno in due nuovissimi centri che saranno costruiti in Albania (attualmente oggetto di un’aspra polemica con il Partito Democratico). Nel manifesto figura anche un’altra delle idee di Meloni, una missione navale dell’UE per “bloccare le partenze illegali“, piuttosto che per salvare i migranti in difficoltà. «Per prevenire abusi del sistema di asilo, insisteremo nel garantire l’asilo solo ai veri rifugiati», afferma il gruppo, ma senza spiegare cosa sia un “vero rifugiato”.

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Piuttosto che avere una sezione separata dedicata alla migrazione e all’asilo, The Left affronta l’argomento in un capitolo più ampio intitolato “Co-sviluppo, non dominazione ed egemonia coloniale”. Il gruppo chiede una “rottura con la Fortezza Europa”, ripudia l’esternalizzazione della politica migratoria basata sul “finanziamento di regimi sanguinari” e chiede “solidarietà obbligatoria” tra tutti gli Stati membri. «Se l’UE vuole ridurre il numero di rifugiati e migranti, allora deve promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo sostenibile in Medio Oriente, Africa sub-sahariana e Asia meridionale invece di partecipare ad interventi militari, alimentare guerre civili e sfruttare le risorse naturali», si legge nel programma elettorale. Con una nota di sfida, la ainistra afferma che il Nuovo Patto deve essere “cancellato” perché, a loro avviso, condanna i richiedenti asilo alla detenzione e alla deportazione. Altrettanto degna di nota è la loro proposta diretta allo “scioglimento” di Frontex.

Infine, il gruppo di estrema destra, che comprende artisti del calibro di Alternative für Deutschland (Germania), Rassemblement National (Francia) e Lega (Italia), non ha pubblicato un programma comune prima delle elezioni di giugno, almeno non ancora. In una dichiarazione di principi adottata nel 2022, l’ID ha respinto «il modo in cui l’Unione Europea sta ulteriormente confondendo i confini dell’Europa in una gestione dei diritti migratori invece che dei limiti geografici del continente dove i suoi cittadini europei sono custoditi e protetti».

Lo studio

Un’urna elettorale per le elezioni europee – Ansa

Ma le elezioni europee si vinceranno o si perderanno sulla questione immigrazione? È vero, credono molti politici in cerca di voto. Improbabile se non addirittura sbagliato, affermano un numero crescente di sondaggisti e analisti politici.

I segnali indicano confusamente entrambe le direzioni. Gli ultimi 14 mesi hanno visto una serie di vittorie elettorali negli Stati membri dell’UE da parte dei partiti di destra anti-migranti, spingendo diversi partiti tradizionali a spostarsi verso politiche di immigrazione più restrittive. La Francia e l’Italia ne sono l’esempio più notevole. Secondo quanto riporta il blog del think tank Friends of Europe, le misurazioni dell’opinione pubblica suggeriscono, tuttavia, atteggiamenti pubblici più tolleranti rispetto a quelli ascoltati dai policy maker. L’indagine sociale europea, sostenuta dall’UE, ha evidenziato «una tendenza crescente ad atteggiamenti più positivi, con percezioni dell’immigrazione decisamente più favorevoli negli ultimi due decenni».

Una ricerca del Consiglio Europeo per le Relazioni Estere ha rilevato che l’immigrazione è tra le questioni meno importanti per gli elettori. Come riportato da Eurobarometro, che raccoglie sondaggi nazionali nell’UE, il 69% degli intervistati vede l’aumento dell’immigrazione come un “investimento necessario”, con sei su dieci che affermano di mescolarsi liberamente e comodamente con i migranti.

Un altro sondaggio, tuttavia, per la stazione televisiva Euronews, ha riportato il 51% di opinioni negative sull’impatto dell’UE sull’immigrazione, e solo il 18% di opinioni positive. Resta da vedere quale di queste opinioni contrastanti prevarrà. È importante perché la posizione dell’UE sull’immigrazione e le sue stesse sfide demografiche saranno in gran parte modellate dai risultati delle elezioni del Parlamento europeo e dalla serie di elezioni nazionali di quest’anno in tutta Europa.

Viene inoltre riconosciuta la necessità da parte dei paesi dell’UE di un maggior numero di migranti per contrastare la carenza di manodopera e i costi dell’invecchiamento della popolazione. Sebbene molti governi dell’UE restino ostili o almeno molto diffidenti nei confronti dell’immigrazione, l’umore pubblico sembra più aperto. Alcuni osservatori ritengono che la difficile situazione dei rifugiati provenienti dai conflitti armati e dai cambiamenti climatici – sia a Gaza che in Ucraina, o nel Corno d’Africa – stia addolcendo i cuori degli europei e la loro resistenza al cambiamento. Altri notano la rapida crescita degli abitanti dell’UE nati al di fuori dell’Europa – 3,7 milioni di nuovi arrivati ​​nel 2022 hanno portato il totale a 37 milioni – e sostengono che la familiarità sta generando tolleranza.

È certamente vero che punti di vista più illuminati stanno attirando maggiore attenzione. La scrittrice francese Annie Ernaux, vincitrice del premio Nobel, ha sintetizzato questi concetti recentemente, scrivendo in un articolo ampiamente pubblicato sulla paura degli europei “bianchi” di perdere la loro ricchezza privilegiata a causa della crescente ondata di immigrazione, rischiando allo stesso tempo di perdere la loro anima a causa dell’allarmismo  dei populisti di destra.

Nel nuovo accordo sui migranti, la Commissione sottolinea l’importanza di rafforzare i controlli alle frontiere dell’UE sulla migrazione irregolare e minimizza la necessità di mantenere, se non aumentare, l’afflusso di nuovo sangue. Il suo servizio statistico Eurostat, tuttavia – riferisce sempre Friends for Europe -, non usa mezzi termini nel valutare l’entità del deficit demografico dell’UE. Senza l’immigrazione, la popolazione dell’UE di 451 milioni si ridurrà entro il 2050 a soli 406 milioni. Con 57 milioni di persone in età lavorativa in meno, 21 milioni di bambini in meno e 32 milioni di pensionati in più, saranno necessari almeno 41 milioni di immigrati nel prossimo quarto di secolo per rafforzare la forza lavoro dell’UE.

In contrasto con il mantra “fermare le barche” dei paesi dell’Europa meridionale e del Regno Unito, il 69% degli intervistati nell’ultimo sondaggio di Eurobarometro (2022) sollecita sforzi attivi per integrare i migranti.

«Un pretesto»

Manifestazione elettorale – Ansa

Secondo Casarini, «la questione migranti assente dalla campagna elettorale europea almeno due sono i motivi: il primo motivo  la normalizzazione, all’interno di uno scenario di guerra ad alta intensità che è quello che stiamo vivendo, la questione dei migranti annega in questo mare di orrore generalizzato; il secondo aspetto è che la migrazione è un tema che scotta, perchè durante le elezioni parlare di migranti in termini di diritti fa perdere voti, parlare di migranti in termini di respingimenti, calo degli sbarchi, fa aumentare voti. Questo perché, ormai da ben più di 10 anni, la classe dirigente italiana così come quella europa ha scelto di costruire questo nemico esterno, che si chiama “migranti”, “invasione”». E spiega: «Pensate solo alla polarizzazione di Lampedusa: adesso non se ne parla più, sono bastate due semplici cose, aumentare le navi che portano fuori dall’isola le persone che arrivano in tempi rapidi e affidare la gestione dell hot spot non alle mafie. Sono bastate queste due piccole cose, dopo decenni di voluta disorganizzazione, per non avere più l”’invasione”». 

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«Il nuovo presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha chiesto due cose – prosegue Casarini -: nucleare e migranti. A fronte di questa situazione la politica ancora non ha intrapreso una strada efficace, ma soprattutto civile, in grado di trattare questo tema, usato solo per esaltare il tema dei confini, nonostante una pandemia, le guerre… sembra che un Paese sia efficace per quanti bambini e donne riesce a respingere. Il simbolo dell’inefficacia, dell’incapacità di gestione del tema migranti è quanto sta facendo il governo in Albania. Al netto del non sapere ancora bene di cosa si tratti, con questi soldi quanti posti in ospedale, quante scuole, quante strade, quanti incentivi al lavoro si sarebbero potuti fare? Per costruire che cosa? Per costruire un simbolo, un apripista, come dice Meloni. Un apripista verso la deportazione, come sta succedendo per l’Inghilterra in Ruanda, come sta succedendo in Kosovo. Questa classe dirigente, italiana ed europea, non sa avere risposte migliori».

di Giulia GUIDI

foto ANSA: l’opera di Harry Greb a Roma a proposito della migrazione in Europa.