Chi è il più grande calciatore di tutti i tempi? E chi la più grande tennista? Al di là delle opinioni personali, non ci sono ancora criteri oggettivi precisi per incornare un o una GOAT

C’è un acceso dibattito globale su chi sia il miglior atleta di tutti i tempi (in inglese “greatest of all time”, noto con l’acronimo “G.O.A.T”, più comunemente solo “GOAT”) e la questione non è affatto di lana caprina, accettando il gioco di parole (in inglese “goat” vuol dire “capra”). Perché? Per la mancanza di criteri di confronto universalmente accettati, risultando, così, una questione meramente soggettiva.

È molto probabile che chiunque si lanci in una simile discussione, si schieri con un atleta, supportando la sua scelta con motivazioni che ritiene straordinarie. Ma come si arriva a questa conclusione? Con tutte le limitazioni delle metriche e i pregiudizi umani, come si può essere certi che il giudizio sia davvero obiettivo e basato sulla ragione? 

Come si determina un GOAT?

Quando un atleta di alto profilo realizza una prestazione eccezionale, i social media sono inevitabilmente invasi da discussioni sul GOAT. Allo stesso modo, quando una stella iconica fallisce, le credenziali GOAT di un suo rivale vengono esaltate. Questo dibattito non riguarda solo uno sport o un gender, ma tende a essere dominato da chi riceve maggiore visibilità mediatica.

Il problema è che non esiste un criterio unico, o almeno non uno da cui tutti partano. La maggior parte delle persone valuta gli atleti secondo parametri diversi, e ciò influisce notevolmente sul dibattito. È essenziale definire criteri oggettivi prima di concentrarsi su singoli atleti, evitando di favorire inconsciamente chi eccelle in uno specifico ambito.

Articoli specialistici, ma anche tesi di laurea, esplorano alcune delle caratteristiche fondamentali che aiutano a prendere una decisione informata sul GOAT, presentando cinque dicotomie principali: Primato vs Longevità; Impatto visivo vs Metriche; Impatto individuale vs Successi di squadra; Tuttofare vs Specialista; Carriera intera vs Carriera professionistica. 

Primati vs Longevità

Martina Navratilova – EPA/GEOFF CADDICK

Kareem Abdul-Jabbar ha segnato il maggior numero di punti nella NBA (38.387), Martina Navratilova ha vinto più partite di tennis di qualsiasi altra donna (1.442), SR Tendulkar ha il record di run nel cricket (34.357), e Christine Sinclair ha segnato il maggior numero di gol nel calcio internazionale femminile (188). Questi atleti sono spesso inclusi nei dibattiti sul GOAT dei loro sport, e ciò che li accomuna è una carriera lunga e prolifica. Ma è importante essere cauti nel basarsi esclusivamente su statistiche cumulative.

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Le metriche basate su numeri totali possono essere limitate, poiché spesso rappresentano la longevità piuttosto che il picco di prestazioni. Ad esempio, giocare ad alti livelli per 12 anni è diverso dal farlo per 15 anni. Un’analisi più accurata potrebbe concentrarsi su rapporti, come gol per minuto o tiri per partita. Per esempio, nella NBA, i punti totali sono fortemente correlati ai minuti giocati (0,70), ma non indicano necessariamente l’abilità di tiro, che può essere meglio valutata con metriche come il “True Shooting Percentage” (con una correlazione di soli 0,11 rispetto ai punti segnati).

I risultati cumulativi di una carriera dovrebbero quindi essere utilizzati con parsimonia quando si discute della grandezza, e forse il “valore massimo”, ovvero il picco delle prestazioni di un atleta, dovrebbe pesare di più.

Impatto visivo vs Metriche

Roberto Baggio, un giocatore con poche metriche ma molto impatto visivo – ANSA

La dicotomia tra impatto visivo e metriche sostiene che entrambi offrano prospettive diverse sulla stessa prestazione, e spesso si discute quale dei due sia più affidabile. Comprendere cosa misura una metrica e cosa no è fondamentale. Se si è già scelto il proprio GOAT, è probabile che si tenda a guardare più le sue prestazioni rispetto a quelle di altri contendenti. Tuttavia, come si può valutare con precisione l’efficacia di un atleta senza ricordare ogni dettaglio delle sue partite?

Nel suo libro “The Tyranny of Metrics”, Jerry Z. Muller afferma che ciò che è più facilmente misurabile non è necessariamente ciò che è più importante. Le abilità sportive sono multidimensionali, e ridurle a una singola metrica può portare a risultati fuorvianti. Le metriche, però, non possono essere ignorate completamente, poiché forniscono dati oggettivi che sfidano le percezioni personali.

Nonostante le metriche siano sempre più robuste e disponibili, quasi tutti i dibattiti GOAT tendono a ricadere nella matematica semplice, come il numero di trofei vinti. Ma ridurre un dibattito così complesso a una semplice conta rischia di essere una semplificazione eccessiva.

Influenza individuale vs Successi di squadra

Lionel Messi è il vero GOAT del calcio? – EPA/Friedemann Vogel

In uno sport di squadra, quanto impatta davvero il miglior giocatore sui risultati complessivi? La vittoria di una squadra non assegna automaticamente la grandezza a tutti i suoi membri. Ad esempio, Cristiano Ronaldo, Dennis Bergkamp ed Eric Cantona non hanno mai vinto una Coppa del Mondo, mentre giocatori meno noti come Stephane Guivarc’h o Luizão lo hanno fatto. Questo li rende migliori?

Il caso di Lionel Messi è emblematico: fino al 2021 non aveva vinto un grande titolo con la nazionale argentina, pur avendo raggiunto numerose finali. Misurare i successi di squadra è legittimo, ma solo se supportato da prove del contributo significativo del singolo atleta.

Tuttofare vs Specialista

Novak Djokovic corona la sua carriera pluridecennale con la medaglia olimpica a Parigi 2024 – ANSA

Ogni sport richiede un insieme di abilità diverse, e la versatilità può essere vista come un punto di forza. Tuttavia, in sport di squadra, gli specialisti possono eccellere nascondendo le proprie debolezze grazie alla dinamica di gruppo. Nel dibattito GOAT, spesso l’essere un giocatore “completo” viene utilizzato come argomento sia a favore che contro.

Nel tennis, per esempio, la rivalità tra Rafael Nadal, Roger Federer e Novak Djokovic ha portato molti a usare il numero di tornei del Grande Slam vinti come principale metro di giudizio, senza considerare altre variabili come la specializzazione in determinate superfici.

Carriera intera vs Carriera professionistica

Tom Brady, noto per una delle carriere professionistiche più vincenti nel football americano, durante la sua carriera amatoriale non aveva destato particolare attenzione. Al contrario, Tiger Woods è noto sia per la sua carriera professionistica che per quella amatoriale, dominata con una serie di record straordinari.

E poi ci sono altri elementi, come la capacità di affrontare le avversità o l’influenza al di fuori del campo, ma come “calcolarli”? 

Ad esempio Palestina, lo sport resistente

L’opinione comune

Prendendo quindi atto dell’attuale assenza di parametri oggettivi per la valutazione di un o di una GOAT, c’è, tuttavia, una consistente vulgata su alcuni protagonisti assoluti dello sport. 

A proposito di nuoto “I neri non sanno nuotare”

Per quanto riguarda il nuoto maschile, ad esempio, non c’è alcun dubbio che il campione più grande di tutti i tempi sia lo statunitense Michael Phelps (nella foto di copertina), che stravince in qualsiasi categoria qui sopra riportata: sia in longevità che in primati, sia in impatto visivo che in metriche… e così via. Potrebbe probabilmente essere il GOAT of the GOATS. Già più controverso è il titolo femminile, che per la maggioranza va all’americana Katie Ledecky, anche se non mancano i sostenitori della connazionale Missy Franklin

Nel tennis la questione si fa più complessa: secondo alcune classifiche, il titolo maschile va al neo campione olimpico Nolan Djokovic, ma l’attuale numero uno Jannik Sinner ha incoronato Rafael Nadal, come altri opinion makers. Nel femminile ci sono meno dubbi: la GOAT è senza (quasi) dubbio Serena Williams. Tra gli sprinter, invece, ci sono solo certezze: Usain Bolt tra gli uomini e Florence Griffith-Joyner tra le donne.

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Come già detto, negli sport di squadra la questione si fa decisamente complessa, anche se sono pochi a contestare il primato di Lionel Messi nel calcio, di Tom Brady nel football e di Michael Jordan nel basket. Ed è praticamente impossibile definire le GOAT negli sport femminili di squadra, perché le top-player sono rare e con parametri troppo simili. Insomma, non esiste una Mimì Ayuara nella realtà. 

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Quello che risulta evidente dalla letteratura sull’argomento, è che, quando si confrontano gli atleti, la risposta definitiva su chi sia il migliore potrebbe esistere, ma al momento non c’è ancora uno strumento, una metodologia, per dare una risposta oggettiva. Ma questo non deve (e soprattutto non può) impedire il proliferare dei classici “dibattiti da bar sport”. 

di: Giulia GUIDI

foto ANSA/SHUTTERSTOCK