Nel ’66 i Beatles pubblicavano un brillante ritratto delle persone sole di mezza età. Oggi è un’emergenza sanitaria mondiale
La solitudine è uno stato emotivo complesso caratterizzato da sentimenti di isolamento, vuoto e mancanza di connessioni significative con gli altri. Può verificarsi anche quando si è circondati da persone, evidenziando la distinzione tra isolamento sociale (separazione fisica dagli altri) e solitudine (una sensazione soggettiva di essere soli). La solitudine è soggettiva e può essere influenzata da vari fattori, tra cui il temperamento individuale, le circostanze sociali e le norme culturali.
In sostanza, la solitudine deriva da una discrepanza percepita tra le relazioni sociali desiderate e quelle effettive. Questa disconnessione può portare a una serie di emozioni negative, tra cui tristezza, ansia e bassa autostima. Inoltre, la solitudine cronica è stata collegata a esiti negativi per la salute fisica e mentale, come depressione, problemi cardiovascolari e indebolimento della funzione immunitaria.
Emergenza sanitaria mondiale
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che la solitudine è una minaccia urgente per la salute globale. Vivek Murthy, che ricopre il ruolo di “Surgeon general” degli Stati Uniti, ovvero il massimo funzionario federale ad occuparsi di questioni di salute pubblica, ha spiegato che i rischi per la salute sono gravi quanto quelli derivanti dal fumare fino a 15 sigarette al giorno e persino maggiori di quelli associati all’obesità e alla sedentarietà.
Nei mesi scorsi, l’OMS ha così lanciato una commissione internazionale sul problema, guidata da Murthy e dall’inviato per i giovani dell’Unione Africana, Chido Mpemba, e composta da 11 ministri, tra cui Ralph Regenvanu, ministro per l’adattamento ai cambiamenti climatici di Vanuatu (nazione australe formata da un arcipelago di isole), e Ayuko Kato, ministro responsabile delle misure contro la solitudine e l’isolamento in Giappone.

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La commissione è nata dopo che la pandemia di Covid ha bloccato l’attività economica e sociale mondiale, aumentando i livelli di solitudine, dando origine a una nuova consapevolezza dell’importanza del problema. La commissione dell’OMS sulla connessione sociale durerà tre anni.
Secondo recenti statistiche che hanno coinvolto tutte le nazioni mondiali, l’isolamento sociale non conosce età o confini: sebbene la solitudine sia spesso considerata un problema nei paesi sviluppati, i dati dimostrano che i tassi di isolamento sociale per una persona anziana su quattro sono simili in tutte le regioni del mondo. E non risparmia i giovani, anzi: tra il 5% e il 15% degli adolescenti è solo, secondo cifre probabilmente sottostimate. In Africa, il 12,7% degli adolescenti sperimenta la solitudine rispetto al 5,3% in Europa, a causa delle sfide legate alla pace, alla sicurezza e alla crisi climatica, nonché agli alti livelli di disoccupazione.
La “sorpresa”
Se le problematiche psicofisiche legate alla solitudine di giovani e anziani sono oggetto di ampia discussione a livello globale da qualche anno, secondo un recentissimo studio dell’Associazione Psicologi Americani, gli individui di mezza età stanno lottando contro livelli di solitudine senza precedenti. I ricercatori, nella loro esplorazione di questo fenomeno, hanno esaminato specificamente le persone di età compresa tra 45 e 65 anni, rivelando sorprendenti conclusioni sulla prevalenza e sulle cause sottostanti la solitudine di mezza età.
Lo studio ha evidenziato che gli individui nati negli ultimi anni dell’era dei baby boomer (1955-1964) e della Generazione X (1965-1974) hanno segnalato livelli di solitudine più elevati durante la mezza età rispetto ai loro predecessori. Ciò contrastava nettamente con i primi baby boomer (nati tra il 1946 e il 1954) e la generazione silenziosa (nata tra il 1928 e il 1945) che hanno sperimentato livelli di solitudine più bassi durante i rispettivi anni di mezza età.
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La ricerca ha attribuito questa differenza alla presenza di “reti di sicurezza sociale” più deboli rispetto al passato e si conclude proponendo politiche familiari e lavorative più solide, che svolgano un ruolo chiave nell’attenuare la solitudine nella mezza età, supportando le persone nei momenti di pressione finanziaria, conciliando i conflitti lavoro-famiglia, garantendo la sicurezza del posto di lavoro e promuovendo l’equità di genere.
Responsabilità e frustrazioni

Quali fattori contribuiscono alla crescente solitudine tra le persone di mezza età? Il panorama delle dinamiche familiari emerge come un fattore chiave nel plasmare le esperienze delle persone in questa fascia di età. Le dimensioni ridotte delle famiglie, i crescenti tassi di divorzio e la maggiore mobilità geografica hanno portato a una contrazione delle reti di supporto sociale, essenziali per il benessere. Le principali transizioni di vita associate alla mezza età, come i figli che lasciano casa o i conflitti coniugali, possono ulteriormente fratturare queste reti, esacerbando i sentimenti di isolamento.
I trasferimenti professionali o personali possono anche interrompere i legami sociali consolidati, amplificando i sentimenti di isolamento mentre gli individui si sforzano di adattarsi a nuovi ambienti e di creare nuove connessioni. I costrutti sociali prevalenti nel mondo occidentale, caratterizzati da urbanizzazione, orari di lavoro prolungati e dipendenza dalla comunicazione digitale, contribuiscono ulteriormente a un senso pervasivo di disconnessione, ostacolando la coltivazione di interazioni sociali significative. Le richieste occupazionali e le pressioni della carriera rappresentano ulteriori sfide per gli adulti di mezza età, con orari di lavoro intensi che invadono il tempo destinato alla socializzazione o alla cura delle relazioni.
Inoltre, la tendenza all’invecchiamento della popolazione aggrava queste sfide, poiché gli adulti over 45 si destreggiano tra le responsabilità di assistenza per i genitori anziani e il supporto dei propri figli, spesso portando a un ritiro sociale e a un aumento dei sentimenti di solitudine.
«Una dei fattori più problematico è il senso di noia – aggiunge la psicoterapeuta Giuditta Pieti, specializzata in Psicoterapia progettuale e Psicosocioanalisi –: è come convivere con una sorta di sogno che non viene realizzato e che appesantisce. Questo status colpisce in particolare le persone di mezza età, perché percepiscono la decadenza più fortemente delle altre fasce di età».
Infine, le norme culturali che circondano l’indipendenza e l’autosufficienza nella società occidentale possono scoraggiare gli individui dal cercare assistenza o ammettere sentimenti di solitudine, perpetuando lo stigma associato a tali emozioni. Questa riluttanza a riconoscere la vulnerabilità può esacerbare il problema impedendo agli individui di accedere alle reti di supporto, approfondendo così il loro senso di isolamento. «Nella mia esperienza di terapeuta, infatti – aggiunge Pieti – le persone che soffrono di più sono gli omosessuali maschi. Questa categoria, se non appartiene ad alcune professioni (stilisti, artisti etc), vive segretamente il proprio privato e in una società che ci spinge ad esternare tutto con qualsiasi mezzo questo è molto frustrante e porta ad ulteriore isolamento».
Salute a rischio

La solitudine esercita un impatto significativo anche sulla salute fisica e mentale degli adulti di mezza età. In termini di salute mentale, la solitudine è fortemente correlata alla depressione e ai disturbi d’ansia. Le persone di queste generazioni che sperimentano la solitudine spesso lottano con sentimenti persistenti di tristezza, disperazione o apprensione per il futuro. Inoltre, la solitudine può minare l’autostima e il valore di sé, favorendo percezioni negative di sé e diminuendo la fiducia nelle interazioni sociali. Inoltre, la solitudine cronica contribuisce a livelli elevati di ormoni dello stress, aumentando il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e disturbi gastrointestinali.
La ricerca pubblicata dall’APA ha collegato la solitudine a un sistema immunitario indebolito, rendendo gli individui più vulnerabili a infezioni e malattie. Gli adulti di mezza età che lottano con la solitudine hanno un rischio elevato di problemi cardiovascolari come ipertensione, malattie cardiache e ictus. Inoltre, la solitudine interrompe i modelli di sonno, portando a difficoltà nell’addormentarsi, nel rimanere addormentati o nel raggiungere un sonno ristoratore. Una scarsa qualità del sonno, esacerbata dalla solitudine, aggrava sia i problemi di salute fisica che mentale. Inoltre, le prove suggeriscono che la solitudine cronica può alterare la funzione e la struttura del cervello, contribuendo potenzialmente al declino cognitivo e a una maggiore suscettibilità alle malattie neurodegenerative in età avanzata. L’impatto della solitudine sulla mortalità è paragonabile ad altri fattori di rischio consolidati come fumo, obesità e inattività fisica.
La solitudine influenza anche i comportamenti salutari, spesso portando gli individui a ricorrere a meccanismi di difesa non sani come l’abuso di sostanze o l’eccesso di cibo come mezzo per alleviare i loro sentimenti di isolamento. «Freud diceva che “il super io è solubile in alcol” – ricorda Pieti -. Il Super-io è la parte della nostra psiche che lotta per non affondare e una persona frustrata lo annichilisce bevendo. Si sconfigge la solitudine facendo dell’alcol il proprio compagno. Non è certo un caso se la maggior parte delle persone che chiedono aiuto agli Alcolisti anonimi sono nella fascia di mezza età, quando noia, frustrazione e, appunto, solitudine diventano difficilmente sostenibili e ubriacarsi sembra l’unica soluzione».
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E la mancanza di motivazione derivante dalla solitudine può comportare una riduzione dell’attività fisica e della partecipazione a eventi sociali, culminando in uno stile di vita sedentario. Questo stile di vita sedentario, a sua volta, è associato a rischi per la salute come obesità e problemi muscoloscheletrici.
Affrontare la solitudine
Gli psicologi americani concludono che per affrontare il problema multiforme della solitudine di mezza età richiede uno sforzo concertato per creare una cultura aperta e di supporto, in cui le discussioni sulla salute mentale e il benessere siano destigmatizzate. È essenziale riconoscere la complessa interazione di fattori sociali, personali e ambientali che contribuiscono alla solitudine durante questa fase della vita. L’implementazione di politiche volte a rafforzare le reti di sicurezza sociale, promuovere l’equilibrio tra lavoro e vita privata e migliorare l’impegno della comunità può fungere da passaggi vitali per combattere la solitudine e promuovere una società più connessa e resiliente.
In pratica, è necessario prestare maggiore attenzione al modo in cui queste politiche vengono implementate e adattate per soddisfare le diverse esigenze degli individui che sperimentano la solitudine, a qualsiasi età. Gli sforzi per affrontare la solitudine dovrebbero essere inclusivi e rispettosi delle esperienze e delle sfide affrontate dai diversi gruppi demografici. Dando priorità alla connessione sociale e al benessere, la società può lavorare per creare un ambiente più favorevole per gli individui che sperimentano la solitudine, promuovendo in ultima analisi la salute e la felicità in generale.

La visione della dottoressa Pieti è legata alla sfera più intima e personale: «Io sono convinta che Epicuro avesse ragione quando diceva “vivi nascosto”: non bisogna tirar fuori le viscere al mondo. Un tempo c’erano gli amici del cuore a cui si confidavano i segreti, adesso è tutto in piazza. Se io vivo nascosta non sono in balia del destino e degli uomini perché non esplicito né il bene né il male e, quindi, sono in una situazione protetta. La solitudine può essere vissuta come comfort zone, anziché come un disagio. Posso avere un ottimo rapporto con persone, animali, cose e azioni, ma lo tengo riservato. E ne godo. “Beata solitudo, sola beatitudo”, “beata solitudine, unica beatitudine”: questa è la chiave. Se io sto bene con me stessa poi sto bene anche con gli altri; non si tratta di vivere in un eremo ma di essere in grado di stare anche da soli, riuscire a gestire sé stessi senza grossi conflitti e problemi gravi. Il “vivi nascosto” di Epicuro oggi potrebbe essere interpretato come un togliersi dalla politica, o almeno da certa politica, che è causa di frustrazioni e turbamenti. E mi sembra un consiglio molto adatto di questi tempi».
«La solitudine è come una lente d’ingrandimento se sei solo e stai bene stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo” scriveva nei suoi Aforismi Giacomo Leopardi. La società più connessa di sempre è quella in cui la solitudine è un’emergenza mondiale: se è necessario che le istituzioni facciano il possibile per creare infrastrutture sociosanitarie per curare questa nuova e silenziosa pandemia, altrettanto lo sarebbe una profonda riflessione storica e filosofica, che dia linee guida per il futuro. Un compito che non può essere affidato all’Intelligenza artificiale.
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di: Giulia GUIDI
foto ANSA/SHUTTERSTOCK (In copertina la statua di Eleonor Rigby a Liverpool – SHUTTERSTOCK))