Zelensky fa le valige per accordarsi con Trump, Mosca e Pechino tacciono. E l’Europa?

A tre anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il conflitto si trova in una fase di stallo, con le forze russe che continuano a occupare vaste aree sud-orientali. L’esercito ucraino, nonostante la carenza di risorse, cerca di riconquistare i territori perduti, mentre cresce la preoccupazione per un possibile calo del sostegno da parte delle potenze occidentali, soprattutto dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca.

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Prima le vittime

La guerra tra Russia e Ucraina ha causato un numero significativo di vittime su entrambi i fronti, ma le cifre esatte variano a seconda delle fonti e sono spesso difficili da verificare in modo indipendente.

Cerimonia di commemorazione ai soldati ucraini caduti, nel terzo anniversario dell’inizio della guerra – EPA/SERGEY KOZLOV

Secondo un articolo del Wall Street Journal pubblicato l’ottobre scorso, le stime occidentali indicano fino a 200.000 soldati russi uccisi e 400.000 feriti dall’inizio del conflitto. Un’inchiesta di Meduza, basata su dati confermati e registri di successione russi, ha stimato circa 75.000 soldati russi uccisi entro la fine del 2023, con una stima statistica compresa tra 66.000 e 88.000 morti. Sempre secondo l’articolo del Wall Street Journal, l’Ucraina ha stimato circa 80.000 soldati uccisi e 400.000 feriti dall’inizio della guerra. Inoltre, Volodymyr Zelensky ha dichiarato che, al 5 febbraio 2025, circa 45.100 soldati ucraini sono stati uccisi e 390.000 feriti. Infine, secondo un articolo di El País pubblicato recentemente, la guerra ha causato la morte di almeno 12.654 civili ucraini, tra cui 673 bambini, e il ferimento di 29.392 persone. 

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Il quadro

Nel 2024, dopo il fallimento della controffensiva ucraina dell’estate 2023, la Russia ha ripreso l’iniziativa militare, avanzando in regioni chiave come Charkiv e Donetsk. Le forze russe hanno catturato diverse città strategiche, tra cui Vuhledar, consolidando la loro presenza nel Donbass.

Sul fronte diplomatico, il presidente ucraino è atteso a Washington per discutere un accordo sulle risorse ucraine con il neo presidente. L’accordo prevede lo sfruttamento congiunto delle risorse minerarie ucraine, comprese le terre rare, il petrolio e il gas: il 50% dei ricavi derivanti dalla futura monetizzazione di queste risorse verrà destinato a un fondo comune, finalizzato a finanziare progetti all’interno dell’Ucraina. L’obiettivo principale è rafforzare le relazioni bilaterali e garantire un impegno a lungo termine degli Stati Uniti nella sicurezza e nello sviluppo economico dell’Ucraina. Inizialmente, gli Usa avevano avanzato richieste più onerose, come il controllo totale su un fondo d’investimento e la restituzione di 500 miliardi di dollari derivanti dallo sfruttamento delle risorse ucraine. Ma queste condizioni sono state riviste. 

Nonostante l’accordo non contenga garanzie di sicurezza esplicite, i funzionari ucraini ritengono che esso rappresenti un passo significativo verso il consolidamento delle relazioni con Washington e il miglioramento delle prospettive future del paese, soprattutto dopo tre anni di conflitto con la Russia. Il presidente Trump ha dichiarato che questo accordo consentirà all’Ucraina di ottenere 350 miliardi di dollari in equipaggiamento militare e supporto finanziario, sottolineando l’importanza di un partenariato economico tra i due paesi per scoraggiare ulteriori aggressioni. 

Trump e Zelensky a New York nel febbraio scorso – Ukraine Presidency via ZUMA Press Wire

Le terre rare sono fondamentali per la produzione di tecnologie avanzate, come batterie, magneti e componenti elettronici. Lo sfruttamento di queste risorse in Ucraina potrebbe ridurre la dipendenza globale dalla Cina, attualmente principale fornitore mondiale di terre rare, e rafforzare la posizione strategica dell’Ucraina nel contesto geopolitico internazionale.

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L’intervista

Alessia De Luca è una giornalista professionista ed esperta di politica statunitense, responsabile della newsletter quotidiana ISPI Daily Focus e del Focus USA2024, con diverse collaborazioni prestigiose in curriculum. 

Alessia De Luca – foto De Luca

È evidente che la posizione di Zelensky si è indebolita. È “lo” sconfitto?

«Non credo sia corretto definirlo uno sconfitto in senso stretto. La situazione non è tanto legata a lui personalmente, quanto al mutamento del contesto geopolitico. Finora si giocava con determinate regole, ora con l’arrivo di Trump la dinamica è cambiata. Zelensky e l’Ucraina si trovano in una fase critica perché il loro principale alleato, gli Stati Uniti, stanno ridefinendo il proprio approccio. Ci sono incertezze anche in Europa, dove le nazioni stanno cercando di capire come adattarsi alla nuova realtà. Zelensky sarà in visita negli Stati Uniti per discutere dell’accordo sulle terre rare, un tema di grande interesse strategico. Trump, con la sua visione pragmatica e transazionale, potrebbe proporre qualcosa di inaspettato. Negli ultimi giorni ha dichiarato che un accordo è praticamente raggiunto e che persino Putin sarebbe d’accordo con l’invio di truppe europee per garantire la sicurezza dell’Ucraina. Tuttavia, il Cremlino non si è ancora espresso chiaramente in merito. Quindi, se alla fine Putin si rifiutasse di accettare certe condizioni, si aprirebbero nuovi scenari. Certamente, la posizione dell’Ucraina è quella più vulnerabile. Se gli Stati Uniti decidessero di ridurre il loro supporto, Kiev si troverebbe in seria difficoltà. In questo scenario, anche l’Europa dovrà ridefinire il proprio ruolo e la propria politica estera per affrontare le nuove sfide della sicurezza continentale».

Zelensky – Gokhan Koc/Hurriyet/DIA Images/ABACAPRESS.COM

Si può dire che si è verificato un cambiamento significativo anche a livello diplomatico?

«Assolutamente. Abbiamo visto segnali di un allineamento inaspettato tra Stati Uniti e Russia su alcune questioni chiave. Alle Nazioni Unite, gli USA hanno votato contro una risoluzione proposta dall’Ucraina, una decisione che li ha posti dalla stessa parte della Russia. Successivamente, hanno sostenuto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza approvata anche da Cina e Russia, mentre Francia e Gran Bretagna si sono astenute. Questo significa che, per ben due volte in un solo giorno, Stati Uniti ed Europa si sono trovati su fronti opposti. Inoltre, il G7 non ha ancora trovato un accordo sulla dichiarazione finale in occasione del terzo anniversario dell’invasione russa. Gli USA si oppongono a una definizione troppo netta dell’attacco di Mosca come “aggressione”, mentre gli altri membri del G7 ritengono che indebolire il linguaggio della dichiarazione rappresenterebbe già una vittoria diplomatica per la Russia».

Sembra che l’Europa sia, oggi, in una posizione estremamente fragile.

«Sì, perché l’Europa ha da sempre affidato la propria sicurezza agli Stati Uniti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, questa è stata la base dell’ordine globale: gli USA garantivano la sicurezza del continente e in cambio avevano un ruolo predominante nelle decisioni strategiche europee. Il problema è che ora, con un cambiamento repentino della politica americana, l’Europa si trova senza una chiara direzione. Le cancellerie europee sono in subbuglio perché non sono loro a dettare i tempi di questa transizione, ma devono adattarsi alle nuove condizioni imposte da Washington».

È sorprendente che nessuno, in Europa, avesse previsto una possibile vittoria di Trump e i suoi effetti.

«In realtà, molti sapevano che Trump aveva delle possibilità di vincere. Tuttavia, si pensava che il suo secondo mandato sarebbe stato simile al primo: pressioni per aumentare la spesa militare europea, critiche agli squilibri commerciali, ma in un contesto tutto sommato prevedibile. Invece, questa volta sembra voler ribaltare alcuni dei principi fondamentali della Nato e dell’alleanza transatlantica, il che rende la situazione molto più incerta».

Zelensky come figura politica: è passato da attore a leader di una nazione in guerra. 

«Indipendentemente dagli esiti del conflitto, ha dimostrato una grande capacità di leadership. Nel febbraio 2022, quando l’invasione russa era appena iniziata, rifiutò l’offerta di evacuazione degli Stati Uniti dicendo: “Non ho bisogno di un passaggio, ho bisogno di munizioni”. Questo fu un momento chiave che rafforzò il morale della nazione e consolidò la sua immagine di leader deciso. Ovviamente, ci sono accuse di autoritarismo nei suoi confronti, ma bisogna considerare che guidare un paese in guerra comporta decisioni difficili. Ha saputo mantenere unita l’Ucraina, mobilitare il supporto internazionale e resistere nonostante le difficoltà economiche e militari. Anche recentemente ha dichiarato che sarebbe pronto a dimettersi se questo potesse facilitare una soluzione per la sicurezza dell’Ucraina, dimostrando ancora una volta un forte senso di responsabilità».

Putin e Trump in un montaggio grafico – Artem Priakhin/SOPA Images via ZUMA Press Wire)

Infine, il prolungarsi della guerra ha avuto un impatto significativo sui cittadini europei, sia economicamente che politicamente. Pensa che si sarebbe potuto evitare tutto questo?

«Difficile dirlo. La Russia ha storicamente ignorato gli accordi internazionali e già in passato aveva attaccato la Georgia e l’Ucraina. La dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia ha reso la situazione ancora più complicata. Forse si sarebbe potuto fare di più per ridurre questa dipendenza, investendo in energie rinnovabili. Ma ormai il danno è fatto, e ora l’Europa deve trovare una nuova strategia per la propria sicurezza e indipendenza energetica. Quando il Trump di turno ci dice “vabbè ma voi non portate niente, quindi state al tavolo dei piccoli e poi, quando ci va, vi informeremo su quello che avremmo deciso”, non possiamo dargli torto». 

Mario Draghi, nel suo documento di programmazione economica, scrisse, senza mezzi termini, che “l’Europa deve fare, e deve fare presto”. Ma certamente, e forse consapevolmente, ha peccato di elegante ottimismo. 

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di: Giulia GUIDI

foto ANSA