Dalle detrazioni fiscali per i figli alla nuova Operazione Wetback, dai conflitti in corso ai rapporti commerciali con il Dragone. Cosa si aspettano gli americani e il resto del mondo

A una manciata di settimane dall’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump (fino al 20 gennaio sarà ancora Joe Biden a guidare la prima potenza globale), gli americani e il mondo cominciano a fare “mente locale” su cosa cambierà, dalle tasse scolastiche ai rapporti internazionali, fino alla gestione dei conflitti. Ripercorrendo gli interventi elettorali del candidato vincente, grazie a una sintesi della CBS, ecco come il futuro presidente intende «fare l’America di nuovo grande». 

Per approfondire Chi vince e chi perde

Tasse e inflazione

Trump ha affermato che estenderà i tagli fiscali introdotti nel 2017 (durante il suo mandato precedente), che hanno ridotto le tasse per la maggior parte degli americani. In realtà, i dati hanno dimostrato che i redditi più alti ne hanno beneficiato maggiormente. E la storia potrebbe ripetersi: secondo un’analisi del Penn Wharton Budget Model, con il programma Trump 2.0 tutti riceverebbero un taglio fiscale, ma i percettori di reddito più bassi, ovvero quelli che guadagnano meno di  19.600 dollari, vedrebbero solo una differenza di 320 dollari nello stipendio netto, mentre i percettori di reddito più alti riceverebbero un’agevolazione fiscale di 376.910 dollari. È prevista anche l’eliminazione delle tasse federali sulle mance e l’abolizione delle imposte sul reddito derivanti dalle prestazioni della previdenza sociale, il che aiuterebbe maggiormente gli anziani con redditi medi e medio-alti. Infine, è previsto anche un credito di imposta di 5.000 dollari (rispetto ai 2.000 attuali) per ogni figlio neonato e in tenera età. 

Bambini alla convention repubblicana – ANSA

Per quanto riguarda l’inflazione, il tycoon ha promesso «la fine dell’incubo», ma, secondo alcuni economisti, le sue politiche, che includono l’aumento delle tariffe su tutti i beni importati, probabilmente la alimenterebbero e invertirebbero parte dei progressi degli ultimi due anni

Immigrazione 

Il neo eletto ha promesso di lanciare la più grande operazione di deportazione nella storia americana, invocando la famigerata Operazione Wetback (un insulto tipicamente rivolto agli immigrati messicani) che ebbe luogo negli anni ’50, sotto la presidenza Eisenhower, che portò al reimpatrio di 1.300.000 persone. Secondo alcuni analisti, è su questo punto che ha conquistato la vittoria. Tuttavia, gli esperti si chiedono se questa promessa sia fattibile, dati i notevoli vincoli operativi e legali coinvolti nella deportazione di milioni di immigrati clandestini, alcuni dei quali hanno figli cittadini statunitensi. Su questo punto, Trump ha promesso di provare a porre fine alla cittadinanza per nascita per i figli degli immigrati che vivono illegalmente nel Paese, una mossa che, però, difficilmente potrà essere approvata dalla Costituzione. 

Il multimiliardario ha affermato che intende ripristinare le sue politiche di confine intransigenti, tra cui un programma che richiede ai migranti di rimanere in Messico mentre le richieste di asilo vengono esaminate. Ha anche promesso di militarizzare il confine tra Stati Uniti e Messico e di autorizzare la Guardia Nazionale ad arrestare i migranti che attraversano il Paese illegalmente.

Protesta di immigrati e attivisti dopo l’elezione di Trump – Ansa

Trump non ha escluso di riprendere la pratica di separare i genitori migranti dai loro figli come mezzo per scoraggiare la migrazione, una politica che è stata interrotta dopo le proteste pubbliche e una sentenza di tribunale. Ha parlato di negare l’ingresso agli immigrati legali in base alle loro convinzioni ideologiche, affermando che tale mossa avrebbe colpito “marxisti” e “comunisti”. Infine, ha dichiarato che avrebbe sospeso l’ammissione dei rifugiati dal Medio Oriente e ha suggerito di ripristinare ed estendere il divieto di viaggio emesso dalla sua amministrazione per alcuni Paesi, la maggior parte dei quali a maggioranza musulmana.

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Aborto e IVF

Il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza è stato uno dei più divisivi tra i due candidati alla presidenza, il neoeletto presidente ha rivendicato la sua nomina di tre dei cinque giudici che hanno votato per annullare la sentenza Roe contro Wade da parte della Corte Suprema nel giugno 2022. Ad aprile Trump aveva dichiarato che avrebbe lasciato che ogni Stato avesse voce in capitolo sostenendo che “gli Stati determineranno tramite voto o legislazione, o forse entrambi, e qualunque cosa decidano deve essere la legge del Paese”. 

Numerose manifestanti della Women’s March hanno protestato all’indomani dell’esito delle presidenziali. Washington, 9 novembre 2024. ANSA/Probal Rashid/ZUMA Press Wire

Durante le votazioni presidenziali in diversi Arizona, Colorado, Florida, Maryland, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, New York e South Dakota si è votato il referendum proprio in materia di aborto. In Arizona il referendum che chiedeva di inserire nella Costituzione dello Stato il diritto all’aborto fino alla vitalità del feto, cioè la ventiquattresima settimana di gravidanza, è stato approvato; in Colorado il quesito del referendum approvato chiedeva di inserire il diritto all’aborto nella costituzione dello stato e consentire l’uso di fondi pubblici in materia; in Florida è stato respinto, dato che non è stato raggiunto il quorum del 60%, il quesito che chiedeva di aggiungere nella costituzione dello Stato (che vieta l’aborto dopo la sesta settimana di gravidanza) una protezione per l’accesso all’aborto: “Nessuna legge potrà proibire, penalizzare, ritardare o limitare l’aborto prima della vitalità del feto o se è necessario per proteggere la salute della paziente”.

In Maryland è stato approvato il quesito si chiedeva di inserire il diritto all’aborto e alla “libertà riproduttiva” nella costituzione dello Stato; in Missouri è stata cambiata la legge precedente, che stabiliva il divieto di interruzione volontaria di gravidanza “tranne in casi di emergenza medica” con l’approvazione del quesito chiedeva di sancire il diritto all’aborto fino alla vitalità del feto nella costituzione statale; in Montana è stato approvato il quesito che chiedeva di inserire nella costituzione dello Stato il diritto ad accedere alla procedura e di proibire al governo di punire i medici o coloro che praticano l’aborto. In Nebraska i quesiti referendari erano due, il primo, che chiedeva di inserire il diritto all’aborto nella costituzione statale fino alla vitalità del feto o oltre, per proteggere la salute della madre, è stato respinto mentre il secondo, che chiedeva di inserire nella costituzione l’attuale divieto di aborto dopo le 12 settimane, con alcune eccezioni tra cui l’incesto, lo stupro e il salvataggio della vita della madre è stato approvato. In Nevada il referendum chiedeva di inserire l’accesso all’aborto con le attuali condizioni (l’aborto nel Paese è legale fino alla ventiquattresima settimana di gravidanza, con eccezioni solo in caso di pericolo per la vita della madre) nella costituzione dello Stato ed è stato approvato, anche se la proposta non è effettiva immediatamente ma dovrà essere approvata nelle elezioni di metà mandato del 2026.

A New York, dove l’aborto è legale, ma dopo la ventiquattresima settimana di gravidanza è necessaria l’approvazione di un medico, è stato approvato il quesito che chiedeva di inserire nella costituzione dello Stato un emendamento per proteggere l’attuale accesso all’aborto e tutelare i cittadini contro varie forme di discriminazione anche legate all’autonomia riproduttiva; in South Dakota (dove l’aborto è illegale tranne se la vita della madre è in pericolo) è stato respinto il quesito che chiedeva di inserire nella costituzione il diritto all’aborto, impedendo allo Stato di limitare la decisione di abortire nel primo trimestre. Nel secondo trimestre sarebbe stato possibile interrompere la gravidanza “solo per motivi ragionevolmente legati alla salute fisica della donna incinta”. 

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Tornando a Trump durante il dibattito con Harris dichiarò “non firmerò un divieto” seppur non rispondendo in maniera chiara alla domanda intorno al porre il veto a un divieto nazionale sull’aborto se fosse stato approvato dal Congresso. Va ricordato che Trump ha definito il divieto di 6 settimane firmato in legge dal governatore della Florida Ron DeSantis una “cosa terribile e un terribile errore”.

A proposito di IVF (“in vitro fertilization”) Trump ha dichiarato di voler richiedere al governo federale o alle compagnie assicurative di coprire i costi dei trattamenti di fecondazione in vitro, che possono arrivare a decine di migliaia di dollari. Di fecondazione in vitro si era tornato a parlare a seguito della sentenza della Corte Suprema dell’Alabama che ha stabilito (a febbraio) che gli embrioni congelati creati durante il processo di IVF dovessero essere considerati bambini.

Istruzione

Trump ha sostenuto di voler smantellare il Dipartimento dell’Istruzione e di voler tagliare la spesa federale per qualsiasi scuola che promuova “critical race theory” (secondo il dizionario: “un insieme di idee che sostengono che i pregiudizi razziali sono insiti in molti ambiti della società occidentale, in particolare nelle sue istituzioni legali e sociali, in quanto concepite e attuate principalmente per i bianchi”) o questioni “transgender”.

Seguendo la linea politica tradizionalmente repubblicana anche Trump è un sostenitore della scelta della scuola, consentendo ai genitori di utilizzare i soldi delle tasse per istituzioni private, piuttosto che per scuole pubbliche.

Seggio elettorale alla Southwest Middle School di Orlando. 6 novembre 2024. ANSA/Orlando Sentinel/ ZUMA Press Wire

Armi

Come sul clima, Trump è coerente anche sulle armi da fuoco. Crede e ribadisce spesso «che ogni americano abbia il diritto divino di proteggere se stesso e la propria famiglia» e ha dimostrato con le sue azioni che «difenderà i possessori di armi rispettosi della legge».

La National Rifle Association (l’organizzazione che difende i diritti dei possessori di armi) ha appoggiato Trump durante la sua convention annuale a maggio, e lui si è rivolto al gruppo diverse volte, anche nel 2022, subito dopo il massacro alla Robb Elementary School di Uvalde, Taxas, dove un diciottenne uccise diciannove bambini e due insegnanti e ferì altre diciassette persone. 

Esplicita maglietta di un sostenitore del neo eletto – Ansa

Non è un fatto nuovo. Poco dopo il suo insediamento nel 2017, Trump firmò una legge per abrogare una norma emanata dall’era Obama, che rendeva più difficile per le persone con malattie mentali acquistare un’arma. Durante una sessione di ascolto alla Casa Bianca con studenti e famiglie colpite dalla sparatoria di massa del 2018 alla Marjory Stoneman Douglas High School, nella città metropolitana di Miami di Parkland, in Florida (morirono 17 persone e altrettante furono ferite), Trump suggerì dei bonus per gli insegnanti “abili con le armi”, offrì supporto per la fornitura di permessi di porto d’armi agli insegnanti e suggerì la presenza di militari in pensione nelle sedi scolastiche. 

Alcuni articoli sulle sparatorie in USA

Politica estera

In merito al conflitto in Medio Oriente il neoeletto presidente degli Stati Uniti si è descritto come un fermo difensore di Israele, ha criticato la gestione della guerra a Gaza da parte del governo ma non ha mai minacciato di ritirare il sostegno a Israele. In un’intervista Trump ha sostenuto che “Israele deve fare un lavoro migliore di pubbliche relazioni, francamente, perché l’altra parte li sta battendo sul fronte delle pubbliche relazioni”. Durante la prima amministrazione Trump il sostegno a Israele è stato dimostrato spostando l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme e ponendo fine a decenni di opposizione degli Stati Uniti agli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata (decisione annullata dall’amministrazione Biden).

A proposito della guerra a Gaza leggi Un anno di orrori

Il prossimo presidente ha ripetutamente affermato che potrebbe porre fine alla guerra in Ucraina in un giorno, anche se non ha spiegato come lo farebbe. Ha anche aggiunto che il presidente russo Vladimir Putin non avrebbe mai invaso l’Ucraina sotto la sua amministrazione.

Vladimir Putin – Ansa

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Il suo vice James David Vance si è espresso apertamente sull’opposizione a ulteriori aiuti all’Ucraina e lo stesso Trump ha affermato che gli aiuti all’Ucraina potrebbero cessare se fosse tornato in carica e che non proteggerà i membri della NATO dalla Russia se non aumenteranno la spesa per la difesa. Inoltre, il neo eletto ha tentato di costruire relazioni amichevoli con la Russia durante il suo mandato e ha spesso elogiato Putin, definendo il leader russo «esperto», dopo il riconoscimento dell’indipendenza delle due aree controllate dai separatisti russi nell’Ucraina orientale, prima dell’invasione. Secondo il Washington Post, dopo la vittoria elettorale, tra i due sarebbe intercorsa una cordiale telefonata, ma il Cremlino ha smentito la notizia. 

Zelensky e Trump il 27 settembre 2024. ANSA/Ukrainian Presidency/ABACAPRESS.COM

A proposito di un possibile accordo sul nucleare con l’Iran il presidente Trump ha respinto questa eventualità (che nell’era Obama era formalmente noto come Joint Comprehensive Plan of Action) rimuovendo gli Stati Uniti dall’accordo internazionale nel 2015, definendo l’accordo “disastroso” e “un grande imbarazzo”.

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Nel corso della campagna elettorale, Trump ha continuato a usare toni duri nei confronti della Cina, elogiandone al contempo il leader Xi Jinping. A luglio, dichiarò al Bloomberg Businessweek che Taiwan dovrebbe pagare per la protezione degli Stati Uniti ma firmò l’Hong Kong Human Rights and Democracy Act e l’Uyghur Human Rights Policy Act, promossi dai Dem.

In una recente intervista a Fox News, Trump ha affermato di «rispettare” la Cina e Xi, aggiungendo che «preferirebbe avere un buon rapporto con la Cina», ma ha anche accusato il Dragone di approfittarsi degli Stati Uniti. Ha inoltre minacciato di inasprire la sua guerra commerciale con la Cina, imponendo tariffe pari o superiori al 60% sui prodotti cinesi. Ha anche proposto di eliminare gradualmente tutte le importazioni di beni essenziali dalla Cina e di vietare alle società cinesi l’acquisto di terreni agricoli negli Stati Uniti. 

Un seggio a Chinatown, New York – Ansa

Dal canto suo, Pechino si muove a passi felpati ma decisi. Secondo il Wall Street Journal, punta a «piani per inondare gli alleati americani in Europa e Asia di tagli tariffari, esenzioni dai visti, investimenti cinesi e altri incentivi», oltre a offerte di investimento. Secondo la testata, la Cina sta valutando le contromisure possibili per allontanare, ad esempio, i tradizionali alleati Usa da Washington. La mossa aiuterebbe a guadagnare tempo nella competizione diretta del Dragone contro gli Stato Uniti. Le dichiarazioni di intenti del futuro presidente, infatti, costituiscono una minaccia diretta allo stesso modello di crescita promosso dal presidente cinese Xi Jinping, che si concentra sull’aumento della produzione e delle esportazioni per far uscire il Paese da una situazione economica critica appesantita dalla profonda crisi immobiliare, dai rischi di deflazione e dai consumi deboli.

Clima

Trump ha riassunto la sua politica energetica con lo slogan «trivella, tesoro, trivella“. Promette di fare dell’America il principale produttore mondiale di petrolio e gas, anche eliminando le restrizioni alla produzione energetica e prevede una riduzione di oltre la metà dei prezzi dell’energia e dell’elettricità. Erano (o sono?) in programma grandi tagli all’Environmental Protection Agency, che, però, sono stati respinti dal Democratic-led House Appropriations Committee. «Le agenzie ambientali sono una cosa negativa per il nostro Paese – aveva detto Trump a Fox News, a giugno -. Rendono impossibile fare qualsiasi cosa». 

La Trump-way sul clima è coerente. Nel 2020 aveva ritirato gli USA dall’accordo di Parigi sul clima, poi rientrati con Biden: è scontato che il tycoon ripeterà la mossa. Inoltre ha giurato che annullerà quello che lui chiama il “mandato sui veicoli elettrici” di Biden. Che Elon Musk, il primo produttore americano di questa tecnologia, sia un fervente sostenitore di Trump è un punto che lascia grande spazio all’immaginazione per gli scenari del futuro prossimo. 

Musk festeggia sul palco con il “suo” canditato – Ansa

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Gli elettori statunitensi hanno dunque premiato queste posizioni di Trump, posizioni che renderanno davvero l’America “great again”? Ai posteri l’ardua sentenza.

di: Giulia GUIDI e Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/Matias J. Ocner/Miami Herald via ZUMA Press Wire