Arrestato l’ex comandante della Polizia militare del Distretto federale di Brasilia e del bolsonarista Torres. Danni stimati per 1,3 milioni di dollari
In Brasile sono state identificate le persone sospettate di aver finanziato l’assalto ai palazzi istituzionali in Brasilia domenica scorsa. Sono già stati emessi alcuni mandati di arresto. Il vice procuratore generale della Corte dei conti brasiliana Furtado ha disposto inoltre il blocco dei conti bancari intestati a Bolsonaro. Lo ha reso noto Cnn Brasil.
Secondo quanto riporta Tgcom24, i responsabili delle violenze hanno complottato apertamente su Telegram, su un canale ormai chiuso chiamato “Caccia e pesca”, dove si pubblicizzava una “grande festa” per l’8 gennaio. La mappa, uno dei messaggi che circolava, si chiamava “Beach Trip” ed è stata inviata a più di 18mila membri del canale social. I destinatari venivano invitati a Brasilia per una “grande festa” solo per adulti”, niente bambini e niente anziani.
Gli arrestati
È stato ordinato l’arresto, tra gli altri, dell’ex comandante della Polizia militare del Distretto federale di Brasilia, Fabio Augusto Vieira. Secondo le accuse del giudice riprese dai media locali, proprio Vieira era al comando delle forze armate domenica al momento dell’assalto. Il comandante era già stato rimosso dal suo incarico.
Un mandato di arresto, firmato dal giudice Moraes, è stato emesso anche contro l’ex ministro della Giustizia nel governo di Bolsonaro Anderson Torres. L’ex Guardasigilli attualmente si trova negli Stati Uniti e domenica era il responsabile della sicurezza pubblica. Alexandre de Moraes ha inoltre imposto il divieto di occupazione e blocco di strade e autostrade. Vietate anche le manifestazioni organizzate davanti a edifici pubblici.
L’esecutivo brasiliano ha esonerato tutti i vertici della sicurezza di Brasilia a seguito dell’ordine di arresto di Anderson Torres, lo ha reso noto su Twitter il ministero della Giustizia.
Secondo le stime diffuse dall’ufficio stampa della Camera dei deputati brasiliana, i danni subiti al Congresso dopo l’assalto ammonterebbero a oltre 7 milioni di reais, pari a 1,3 milioni di dollari.
Bolsonaro dimesso da ospedale
L’ex presidente brasiliano è stato dimesso dall’AdventHealth Celebration, un ospedale fuori Orlando, in Florida, dove era stato ricoverato a causa di “forti dolori addominali”. Bolsonaro, recatosi negli Stati Uniti prima del giuramento di Luiz Ignacio Lula da Silva, è stato ricoverato più volte negli ultimi anni a causa di blocchi intestinali dopo l’accoltellamento subito durante la campagna elettorale del 2018.
Secondo il chirurgo Antonio Luiz Macedo, Bolsonaro presenta un’occlusione intestinale parziale non grave, che non necessiterebbe di intervento chirurgico. Macedo ha spiegato all’agenzia Reuters che “il quadro medico che presenta (Bolsonaro, NdR) è una sub occlusione intestinale, e probabilmente non dovrebbe essere necessario un intervento chirurgico” ma basterebbe un trattamento clinico “come quando è stato ricoverato a San Paolo. Per cui non è una situazione grave”.
Bannon inneggia ai “freedom fighter brasiliani”
Sulla vicenda interviene, tramite social, anche l’ex stratega di Donald Trump Steve Bannon, ritenuto un punto di riferimento per i sovranisti di destra nel mondo. Bannon si è rivolto ai rivoltosi che hanno dato l’assalto ai Palazzi di Brasilia come “Freedom fighter brasiliani“, “combattenti per la libertà”.
A novembre il guru dell’alt-right aveva incontrato, durante una visita nella residenza di Mar-a-Lago, anche il deputato e figlio dell’ex presidente Eduardo Bolsonaro, con il quale aveva discusso dei possibili ricorsi in seguito alla sconfitta elettorale del padre. «Il popolo brasiliano sta dicendo che sono stati violati i diritti elettorali» aveva dichiarato Bannon al Washington Post.
Colloquio telefonico Biden-Lula
Stando a quanto riferito dall’emittente GloboNews, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo statunitense Joe Biden. I due leader hanno discusso dell’assalto al Parlamento brasiliano da parte dei sostenitori di Bolsonaro.
Secondo la Casa Bianca, Biden avrebbe invitato Lula a visitare Washington all’inizio di febbraio per “consultazioni approfondite su un’agenda condivisa di ampio respiro”, riferisce AdnKronos. Il presidente brasiliano avrebbe accettato l’invito.
«Il presidente Biden ha espresso il fermo sostegno degli Stati Uniti alla democrazia del Brasile e al libero arbitrio del popolo brasiliano, come espresso nelle recenti elezioni presidenziali brasiliane, vinte dal presidente Lula – si legge in una nota – Il presidente Biden ha condannato la violenza e l’attacco alle istituzioni democratiche e al trasferimento pacifico del potere. I due leader si sono impegnati a lavorare a stretto contatto sulle questioni che devono affrontare gli Stati Uniti e il Brasile, tra cui il cambiamento climatico, lo sviluppo economico, la pace e la sicurezza».
Lula ha dichiarato di aver parlato prima con l’ex presidente Usa Bill Clinton, con il premier portoghese António Costa e con il presidente cubano Miguel Diáz-Canel.
Arrestati 1.500 bolsonaristi
La polizia ha sgomberato gli accampamenti dei sostenitori di dell’ex presidente Jair Bolsonaro e arrestato 1500 persone accusate dia ver preso parte all’assalto ai palazzi delle istituzioni brasiliane.
Ci sarebbe anche il nipote di Bolsonaro tra gli assalitori. Stando a quanto riferito da AdnKronos, Leonardo Rodrigues de Jesus, soprannominato “Leo Indio” sarebbe stato riconosciuto da una serie di foto e video postati sul suo account Instagram che lo ritraggono tra i manifestanti che hanno assediato il Congresso.
“Leo indio” ha scritto che aveva gli occhi rossi a causa dei lacrimogeni “sparati dalle forze di sicurezza” che “hanno concentrato la loro attenzione su tutti i manifestanti”, però ha negato di essere coinvolto in “qualsiasi vandalismo” affermando che gli assalitori “erano vandali mascherati e codardi travestiti da patrioti”.
Usa: “nessuna richiesta di estradizione di Bolsonaro”. L’ex presidente ricoverato in ospedale
Gli Stati Uniti non hanno ricevuto alcuna richiesta ufficiale dal Brasile su una possibile estradizione dell’ex presidente Jair Bolsonaro, dopo l’assalto al Parlamento compiuto dai suoi sostenitori. Lo ha dichiarato il consigliere per la Sicurezza statunitense Jake Sullivan, precisando che le autorità Usa non sono in contatto diretto con Bolsonaro.
«Naturalmente, se ricevessimo tali richieste, le tratteremmo seriamente come facciamo sempre» ha affermato Sullivan.
di: Francesca LASI
aggiornamento: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA/EPA/Andre Borges