Una delle città più prestigiose d’Europa è stata travolta da un evento climatico straordinario, che ha provocato più di 200 vittime. Colpa di chi?

Il bilancio dell’inondazione che ha travolto l’area di Valencia il 29 ottobre, parla di oltre 220 vittime, mentre, a due settimane di distanza, i dispersi restano ancora una ventina. Una tragedia che ha scosso tutto il mondo, ma che sta facendo tremare il parlamento spagnolo e quello europeo. Ma si sono scatenati anche i complottisti. 

Cosa è successo

Le inondazioni in Spagna orientale, concentrate principalmente nella regione di Valencia, sono state causate da un fenomeno meteorologico noto come DANA (Depresión Aislada en Niveles Altos), caratterizzato da un’area di bassa pressione bloccata sul Mediterraneo. Tra la sera di martedì 29 ottobre e la mattina di mercoledì, un’enorme quantità di acqua è precipitata su regioni già a rischio idrogeologico. A Chiva, vicino a Valencia, in sole otto ore è piovuto l’equivalente di venti mesi di precipitazioni. La furia delle acque ha sorpreso automobilisti, pedoni e residenti nelle loro case e attività commerciali, molti dei quali sono rimasti intrappolati.

In totale, 69 località sono state colpite pesantemente, subendo danni che hanno coinvolto infrastrutture, abitazioni, mezzi di trasporto e servizi di base. Le inondazioni hanno invaso strade e ferrovie, e l’acqua ha raggiunto livelli estremi nei sotterranei, nei garage e nei piani terra di case e negozi. Molti edifici sono rimasti sommersi, e in alcuni veicoli travolti dalle acque sono stati trovati corpi.

Uno scatto a Paiporta, qualche giorno dopo il disastro – ANSA

L’opinione del meteorologo Mercalli Apocalisse annunciata

Le cause del fenomeno e l’impatto del cambiamento climatico

Il cambiamento climatico ha probabilmente giocato un ruolo significativo nell’intensità della tempesta. Gli scienziati spiegano che il riscaldamento globale ha due effetti principali che possono aggravare questi fenomeni estremi: l’aria calda trattiene più umidità, causando piogge più intense quando l’umidità viene rilasciata; le alterazioni della corrente a getto stanno causando cambiamenti nei modelli meteorologici. Questo flusso d’aria ad alta quota, che di solito guida le tempeste, è sempre più soggetto a stalli, come dimostrato dalla DANA che ha colpito la Spagna rimanendo bloccata sul Mediterraneo.

Inoltre, il Mar Mediterraneo stesso, a causa delle temperature eccezionalmente elevate registrate in estate, ha contribuito a dare energia e umidità alla tempesta. Ad agosto, la temperatura del Mediterraneo ha raggiunto i 28,5 gradi, un livello eccezionalmente elevato, che ha probabilmente potenziato il sistema temporalesco.

Le conseguenze per la popolazione e le difficoltà di recupero

Vigili del fuoco al lavoro – ANSA

Le inondazioni hanno lasciato conseguenze devastanti per la popolazione, sia in termini di vite umane sia di danni economici. Ad oggi, si contano 222 vittime accertate e una ventina di dispersi. Migliaia di persone hanno perso la casa, e molte attività commerciali e terreni agricoli sono stati distrutti. Nei villaggi più colpiti, gli abitanti si trovano ancora a corto di beni di prima necessità. L’acqua corrente è stata ripristinata, ma non è potabile, e i cittadini sono costretti a fare lunghe code per ricevere cibo e beni di prima necessità dai punti di distribuzione organizzati nelle strade allagate.

La comunità locale ha risposto con un forte impegno volontario. Migliaia di cittadini si sono uniti alle operazioni di pulizia, aiutando i militari e la polizia a liberare strade, case e locali invasi dal fango e dai detriti. Tuttavia, la frustrazione è evidente, poiché la popolazione lamenta la lentezza delle operazioni di soccorso e la mancanza di avvertimenti efficaci prima dell’alluvione.

La risposta dello Stato e le controversie politiche

La regione di Valencia ha dichiarato il livello due di emergenza, permettendo così al governo centrale di intervenire con forze e mezzi aggiuntivi. Circa 7.500 soldati e 10.000 agenti di polizia sono stati mobilitati per le operazioni di soccorso e per garantire la sicurezza nelle aree colpite. Tuttavia, la gestione dell’emergenza è stata criticata, sia per la risposta lenta sia per la mancanza di avvisi tempestivi.

Il presidente del Partito Popolare, al governo della Provincia di Valencia, Alberto Núñez Feijóo

Le alluvioni hanno anche sollevato polemiche politiche, arrivate fino al parlamento europeo, con vari partiti che hanno criticato l’inadeguatezza delle misure preventive e dei sistemi di allerta. 

Disinformazione e teorie complottiste

In un momento così tragico, sono esplose anche una miriade di teorie complottiste: una tecnologia segreta che controlla il meteo; una punizione per aver criticato Israele; un complotto per ridisegnare le città e la realizzazione di una previsione di Netflix: questi sono solo alcuni dei modi in cui i teorici della cospirazione descrivono le devastanti inondazioni. Affermazioni come queste, che spesso cercano di attribuire la colpa alle élite politiche o ai Paesi limitrofi, hanno accumulato milioni di visualizzazioni su TikTok, Telegram, Instagram, Facebook e X

Uno dei numerosi tweet cospirazionisti

Come spiega il sito di fact checking Journal.ie, la rabbia verso le autorità potrebbe anche essere vista nelle teorie cospirative che sostengono che la pioggia sia stata scatenata intenzionalmente, e sono state visualizzate milioni di volte sui siti di social media. Questi post includono quelli di un utente irlandese che descrive la pioggia come “manipolazione del meteo” e “inseminazione delle nuvole”. Il termine “cloud seeding” si riferisce a una tecnica reale in cui lo ioduro d’argento (Agl), una sostanza innocua e presente in natura, viene rilasciato dagli aerei nella speranza di produrre gocce di pioggia (anche se non è chiaro se ciò sia efficace ). Secondo i dati forniti da Meta, questi post su Instagram sono stati visualizzati decine di migliaia di volte e hanno accumulato migliaia “Mi piace” da quando sono stati pubblicati il ​​31 ottobre. 

Altri sostengono che la colpa sia direttamente attribuita al Marocco, che ha utilizzato il cloud seeding per cercare di controllare la siccità; alcuni commentatori affermano che i loro esperimenti sono in qualche modo riusciti a causare le tempeste. Tuttavia, nonostante il Marocco sia vicino alla Spagna, gli aerosol provenienti dal Nord Africa dovrebbero percorrere centinaia di chilometri, via terra e via mare, prima di raggiungere la costa orientale spagnola. Le voci sulla manipolazione del meteo su X hanno accumulato milioni di visualizzazioni, mentre un singolo video su TikTok da solo ha raccolto oltre 5 milioni di visualizzazioni, secondo le metriche di quei siti.

Il video di TikTok, che mostra una nave dall’aspetto molto strano che si dice si trovi al largo della costa di Valencia, contiene una didascalia in spagnolo che afferma che si tratta di un progetto HAARP che ha causato tornado sulla terraferma. La nave raffigurata era in realtà  una nave propulsiva, una centrale elettrica mobile. Il programma di ricerca aurorale attiva ad alta frequenza (HAARP) è stato istituito per studiare lo strato più superficiale dell’atmosfera terrestre dall’Aeronautica Militare degli Stati Uniti, dalla Marina Militare, dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) e dall’Università dell’Alaska Fairbanks, che lo gestisce ancora oggi. L’HAARP è spesso oggetto di teorie cospirative che sostengono che il progetto abbia scoperto come controllare il meteo e lo abbia utilizzato come arma segreta, responsabile di numerosi disastri in tutto il mondo. Sebbene le visualizzazioni di quel video che sostiene che le tempeste di Valencia siano state provocate dall’uomo siano sbalorditive, non sono isolate. Altri video su TikTok con contenuti uguali o molto simili hanno ottenuto centinaia di migliaia di visualizzazioni ciascuno. L’affermazione è stata condivisa anche da alcuni utenti di alto profilo, come il cantante italo-spagnolo Miguel Bosé, che ha attribuito le tempeste a “ingegneria climatica, scie chimiche o HAARP” in un post di Facebook visualizzato centinaia di migliaia di volte, secondo i dati forniti da Meta. Bosé è diventato famoso tra gli estremisti No Vax spagnoli, per aver condiviso teorie cospirative sul Covid-19 durante la pandemia.

Un tweet di Miguel Bosé – X

Il riferimento alle “scie chimiche” si riferisce a una teoria del complotto secondo cui poteri oscuri irrorano le persone con sostanze nefaste attraverso le scie di condensazione degli aerei commerciali. Molte versioni di questa teoria sono state sfatate , anche se nuove iterazioni appaiano frequentemente. Le teorie originali sulle scie chimiche si diffusero negli Stati Uniti negli anni ’90 e spesso si supponeva che riguardassero la modificazione del clima. Tuttavia, molti hanno anche ipotizzato che si trattasse di un programma governativo per testare veleni o somministrare un agente chimico alla propria popolazione, anche se, come hanno sottolineato gli esperti, scaricare sostanze chimiche in forma di aerosol a chilometri di distanza da un obiettivo sarebbe un modo incredibilmente inefficace e notevolmente visibile di farlo.

Alcune affermazioni sono ancora più azzardate. Un tweet, ora cancellato, di un utente assiduo di X che pubblica commenti pro-Israele sosteneva che l’alluvione in Spagna era «karma dal cielo“. L’utente in seguito si è scusato, anche se nel farlo ha criticato «la leadership spagnola e il suo bigottismo sistemico verso Israele e gli ebrei». Anche altri post con migliaia di visualizzazioni facevano riferimento a Israele, ma sostenevano invece che l’esercito israeliano o i suoi alleati avevano utilizzato un’arma di manipolazione meteorologica per attaccare la Spagna.

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Su Facebook, un video che mostra la devastazione causata dalle inondazioni sostiene che «tutte le città e le auto che vengono distrutte e scomparse dalle mappe in tutto il mondo a causa della geoingegneria saranno sostituite da città intelligenti». Secondo i dati forniti da Meta, quel video è stato visto quasi un milione di volte.

Immagini dalla catastrofe valenciana – ANSA

Altri post hanno sfruttato queste teorie del complotto per promuovere le criptovalute, sostenendo che le inondazioni erano un segnale che altre valute in tutto il mondo sarebbero state deliberatamente fatte crollare. Un video visualizzato migliaia di volte su TikTok sostiene che Netflix aveva previsto le inondazioni attraverso la sua serie TV “Respira”, che presenta anche una tempesta devastante a Valencia, come parte della programmazione predittiva. La programmazione predittiva è il nome di una teoria del complotto secondo cui gli eventi pianificati sarebbero prefigurati nella cultura popolare dalle persone che governano il mondo. Sebbene non vi siano prove a sostegno di ciò, i credenti teorizzano che la programmazione predittiva venga utilizzata per normalizzare questi eventi, per fare il lavaggio del cervello al pubblico, per esultare, per dimostrare potere o perché ciò ha effetti mistici.

Perché ci si rifugia nel complottismo

Per ogni grande evento della storia c’è almeno una teoria del complotto: dalle grandi piramidi egizie allo sbarco sulla Luna, passando per l’omicidio del presidente John Kennedy all’attacco alle Torri Gemelle, per poi arrivare ai classici intramontabili, come scie chimiche e società segrete. Più di recente, si sono aggiunte alla collezione alcune storie bizzarre sul 5G e sul Coronavirus. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

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«Partiamo innanzitutto col definire cosa sia una teoria del complotto – spiega Lorenzo Gagliardi su Economiacomportamentale.com -. Secondo il sociologo Bob Brotherton, “Una teoria del complotto può essere definita come “l’ipotesi non verificata e relativamente non plausibile di una cospirazione, che afferma che alcuni importanti eventi sono il risultato di un piano segreto escogitato da un gruppo di persone potenti, pericolose, e in alcuni casi soprannaturali”». 

Quindi una teoria del complotto esiste per trovare una spiegazione, solitamente celata al pubblico e non falsificabile, di un particolare evento; inoltre, tale spiegazione permette all’individuo che la sostiene di sentirsi più in controllo su una situazione poco chiara.

Una delle prime immagini dell’attentato alle Torri gemelle – ANSA

«È altamente probabile che almeno una volta nella vostra vita abbiate creduto a un complotto o che conosciate qualcuno che ne sia un sostenitore convinto; per questo motivo non bisogna commettere l’errore comune di credere che i complottisti siano “pazzi” o strambi” – spiega Gagliardi -. Non fanno (sempre) parte di una setta. Anzi, è probabile che di recente siate venuti a contatto con alcune teorie del complotto proprio grazie ai vostri parenti e amici. D’altronde, per quanto poco plausibili, si tratta in genere di storie ben architettate e talvolta anche molto avvincenti».

Come sostiene Brotherton, gli esseri umani hanno una tendenza naturale a credere a queste storie, perché fanno leva su alcuni errori sistematici (bias)che sono ben ingranati nelle nostre menti e nel modo in cui ragioniamo. Innazitutto c’è il bias della conferma (la tendenza a dare peso alle evidenze che corroborano le nostre ipotesi, tralasciando quelle che le contraddicono) e la fallacia della congiunzione (la tendenza a vedere nessi di causalità tra due o più eventi che co-occorrono, ossia che si verificano contemporaneamente o nello stesso contesto). 

Poi c’è il cosiddetto Hypersensitive Agency Detection bias, che lo psicologo Justin Barrett definisce come la tendenza umana a rilevare un’intenzionalità o un “agire” dietro a determinati eventi che in realtà sono soltanto casuali o naturali. Questo concetto è stato usato per spiegare numerose credenze umane, tra cui quelle religiose, quelle paranormali e quelle complottiste. Secondo questa prospettiva, la spiegazione di alcuni eventi come terremoti o pandemie tenderebbe ad essere attribuita all’agire umano. 

I ricercatori hanno inoltre notato che le teorie del complotto tendono a proliferare di più quando la portata dell’evento è maggiore. Tale fenomeno è spiegato dal bias della proporzionalità, ossia una tendenza a credere che gli eventi molto importanti, come un disastro naturale o un attentato, possano essere spiegati solo da cause altrettanto epocali.

Come affrontare il problema del complottismo

A causa di questi errori cognitivi potrebbe risultare difficile parlare con un complottista, ma non è neppure il caso di ignorarlo o ignorare il fenomeno. Non è un caso che la diffusione di fake news, anche attraverso testate giornalistiche dotate di credibilità o, peggio ancora, figure pubbliche di grande rilievo (come Trump), stia minando le fondamenta sociali. Secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, il 71% degli Americani ha sentito parlare di almeno una teoria del complotto sul coronavirus, e circa il 36% di essi la ritiene vera o probabile. 

Quanti sono i “complottisti”? Più di quanti si pensi – SHUTTERSTOCK

Neanche denigrare i complottisti può aiutare. «Anzi, questo non può che contribuire a polarizzare ulteriormente le loro posizioni e rinforzare la credenza che sia tutto parte di un grande piano. Di nuovo, non bisogna dimenticare che nessuno è esente da errori cognitivi come quelli descritti sopra, il che ci rende tutti potenzialmente complottisti, persino noi o i nostri familiari» prosegue Gagliardi.

Per risolvere la questione non basta soltanto “sbufalare” le teorie del complotto. Chiunque abbia provato a sbugiardare un complottista con dati e fatti avrà senz’altro notato che non è assolutamente facile convincerli, perché c’è una tendenza a credere che le informazioni ufficiali e scientifiche provengano sempre da fonti “corrotte dal sistema”.

Questo comportamento è il prodotto di una grave perdita di fiducia nelle istituzioni. Quindi, per quanto il debunking resti un’attività comunque necessaria, il problema deve essere estirpato alla radice, tramite l’insegnamento di uno stile cognitivo diverso fin dai primi gradi dell’istruzione, un metodo di ragionamento che renda le persone consapevoli delle proprie fallacie logiche e in grado di distinguere il vero dal falso.

Non si può pretendere che ciascuno sia sempre perfettamente informato su tutte le questioni rispetto alle quali è richiesto esprimere un giudizio nella vita pubblica, dalle centrali nucleari all’aborto. È però necessario fare in modo che ciascuno sia perfettamente in grado di scegliere le fonti giuste da cui apprendere tali informazioni e di accettare verità scientifiche che sfidano i propri preconcetti e le proprie intuizioni, molto spesso sbagliate.

Le prospettive future e la necessità di interventi preventivi

«Dal punto di vista del Nord globale, la crisi climatica, causata dalla combustione di carbone, petrolio e gas, è stata a lungo vista come una minaccia lontana, che colpisce le persone povere del Sud globale. Questa concezione errata ha perpetuato un falso senso di sicurezza – spiega Friederike Otto, climatologa e co-fondatrice di World Weather Attribution -. Gli scienziati sanno da tempo che riscaldare il clima con emissioni di combustibili fossili porterà all’intensificazione di inondazioni, tempeste, ondate di calore, siccità e incendi. Tuttavia, solo nel 2004 il primo studio di attribuzione ha formalmente collegato un evento meteorologico, la devastante ondata di calore europea del 2003, al nostro clima in cambiamento. Nonostante le prove, le persone sono state esitanti a collegare il meteo estremo alla crisi climatica».

«Una rapida analisi successiva alle inondazioni in Spagna ha scoperto che l’emergenza climatica ha reso le precipitazioni estreme più intense del 12% e due volte più probabili . Nonostante ciò, a Paiporta, dove sono morte almeno 62 persone, il sindaco ha affermato che le inondazioni non erano comuni e che “la gente non ha paura”. Ma il cambiamento climatico sta rendendo più comuni eventi un tempo rari» prosegue Otto. «La World Weather Attribution ha studiato 30 inondazioni devastanti e in quasi tutti i casi, compresi quelli nei paesi in via di sviluppo, abbiamo scoperto che le precipitazioni erano state ben previste. Ma come abbiamo visto in Spagna, le previsioni non bastano. Gli avvisi, quando finalmente sono arrivati, non includevano informazioni vitali su dove evacuare e come. I governi locali e i servizi di emergenza sono il mediatore essenziale tra i servizi meteorologici e le persone in pericolo – conclude Otto -.Devono essere rafforzati e non smantellati, come era stato il caso con la Valencia Emergency Unit».

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen – ANSA

È necessario porsi alcune domande difficili sui fondi internazionali per le catastrofi: l’UE dovrebbe avere fondi per la prevenzione, piuttosto che per ripulire il disastro dopo che si è verificato un disastro? Gli europei devono imparare e ricostruire, per un futuro che sta appena emergendo. Ma la cosa più urgente è praticare la sopravvivenza in un mondo con cambiamenti climatici.

La politica ambientale di Trump 2.0

di: Giulia GUIDI

FOTO: ANSA/SHUTTERSTOCK