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Centinaia di arresti, Bolsonaro condanna le violenze; ma cadono già le prime teste delle autorità

Sempre più dettagli inquietanti emergono circa le violenze di ieri ai palazzi delle istituzioni brasiliane. In un audio che circola sui media brasiliani infatti le forze di sicurezza di Brasilia avevano informato ieri il governatore Ibaneis Rocha che l’ingresso “pacifico” e “organizzato” nella spianata dei ministeri, che secondo il numero due della sicurezza, Fernando de Sousa Oliveira (la seconda voce nell’audio) sarebbe stato “negoziato” con i sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro poco prima dell’assalto.

«Tutto calmo – esordisce Oliveira – abbiamo negoziato in modo che scendano in modo pacifico, organizzato, accompagnato. È un ambiente molto calmo, molto piacevole . Una manifestazione molto soft, totalmente pacifica» ha sottolineato Oliveira nella sua ultima parte a Rocha.

Intanto con una nota congiunta firmata dal presidente della Repubblica, Luiz Inácio Lula da Silva, dal presidente pro tempore del Senato, Veneziano Vital do Rêgo, dal presidente della Camera, Arthur Lira, e dalla presidente della Corte suprema, Rosa Weber, le tre maggiori cariche dello stato carioca chiedono ai cittadini di difendere “pace e democrazia” e condannano “gli atti terroristici” avvenuti ieri.

Le conseguenze di ieri

La prima a cadere è stata quella del governatore di Brasilia, Ibaneis Rocha, sospeso per 90 giorni. Ma non sarà l’unica testa a “cadere” dopo i disordini di ieri e lo scandalo per i mancati interventi, se non proprio la connivenza, della polizia militare nei confronti dei militanti di Jair Bolsonaro, ex presidente del Brasile, che ieri hanno attaccato le istituzioni brasiliane. Un assalto troppo simile a quello di Capitol Hill per non scatenare una dura reazione.

 Luis Inacio Lula da Silva, il presidente del Brasile che ieri da un municipio di San Paolo ha emesso il mandato presidenziale che ha incaricato la polizia federale di sedare i disordini, non ha dubbi sui mandanti. I manifestanti che hanno assaltato i palazzi delle istituzioni a Brasilia “sono stati incoraggiati da diversi discorsi dell’ex presidente. È anche responsabilità sua e dei partiti che lo hanno sostenuto” ha scritto su Twitter. Un’accusa che già ieri il PL, il partito di destra di Bolsonaro, aveva cercato di svicolare; oggi è lo stesso Jair a negare ogni coinvolgimento nei disordini di ieri: “le manifestazioni pacifiche fanno parte della democrazia. Tuttavia, i saccheggi e le invasioni di edifici pubblici come avvenuti oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sono fuori legge – cinguetta su Twitter l’ex presidente, attualmente a Miami, Stati Uniti – durante tutto il mio mandato sono sempre stato nelle quattro linee della Costituzione, rispettando e difendendo le leggi, la democrazia, la trasparenza e la nostra sacra libertà. Inoltre, ripudio le accuse, prive di prove, attribuitemi dall’attuale capo dell’esecutivo del Brasile”.

E mentre il giudice della Corte Suprema Alexandre De Moraes ordina lo sgombero dei campi dei sostenitori di Bolsonaro in tutto il Paese entro oggi, proseguono le centinaia di arresti di partecipanti agli assalti, incriminati da sé stessi grazie ai video che postati sui social hanno fatto il giro del mondo: sono almeno 1200 i fermati per le violenze di ieri, mentre è stato sgomberato il maxi raduno allestito dai fan dell’ex presidente Jair Bolsonaro nei pressi del quartier generale dell’Esercito, con un’operazione congiunta di polizia militare ed esercito. Lo riporta Cnn Brasil. Per ora il bilancio degli scontri di ieri è 46 feriti, di cui almeno 6 in gravi condizioni. Il ministro della giustizia Flavio Dino ha dichiarato: «non riusciranno a distruggere la democrazia brasiliana. Dobbiamo dirlo pienamente, con tutta fermezza e convinzione. Non accetteremo la via della criminalità per condurre lotte politiche in Brasile. Un criminale è trattato come un criminale».

Tra gli oggetti trafugati dagli ultras del Pl e di Bolsonaro anche un pallone firmato dal campione Neymar, esposto presso la Camera nell’ambito di una mostra dedicata al Mondiale di calcio che si è tenuto in Qatar nel 2022.

La solidarietà globale

E il giro del mondo lo fanno anche gli appelli di solidarietà provenienti da tutte le istituzioni del pianeta. A cominciare dal tweet di solidarietà in portoghese del presidente francese Emmanuel Macron, fino a Joe Biden che cinguetta: “condanno l’assalto alla democrazia e al trasferimento pacifico del potere in Brasile. Le istituzioni democratiche del Brasile hanno il nostro pieno sostegno e la volontà del popolo brasiliano non deve essere compromessa. Non vedo l’ora di continuare a lavorare con Lula”. Parole molto delicate quelle del presidente americano, ora che gli occhi di tutti sono puntati anche sugli Stati Uniti dove si trova Jair Bolsonaro, e anche considerate le politiche passate sull’intromissione nelle questioni sud americane. Dopo Tajani anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni esprime vicinanza a Lula Da Silva: “quanto accade in Brasile non può lasciarci indifferenti. Le immagini dell’irruzione nelle sedi istituzionali sono inaccettabili e incompatibili con qualsiasi forma di dissenso democratico. È urgente un ritorno alla normalità ed esprimiamo solidarietà alle Istituzioni brasiliane”. Anche dal Cremlino il portavoce Dmitry Peskov parla di condanna ferma contro gli autori dei disordini in Brasile e ha aggiunto: «sosteniamo assolutamente il presidente brasiliano Lula da Silva e le azioni volte a ripristinare l’ordine nel Paese e lo stato di diritto».

L’appello della Santa Sede

«Desta preoccupazione l’affievolirsi, in molte parti del mondo, della democrazia e della possibilità di libertà che essa consente, pur con tutti i limiti di un sistema umano. Ne fanno tante volte le spese le donne o le minoranze etniche, nonché gli equilibri di intere società in cui il disagio sfocia in tensioni sociali e persino in scontri armatiha detto il Pontefice Papa Francesco I ricevendo il corpo diplomatico autorizzato dalla Santa Sede in molte aree, un segno di affievolimento della democrazia è dato dalle crescenti polarizzazioni politiche e sociali, che non aiutano a risolvere i problemi urgenti dei cittadini – ha aggiunto – penso alle varie crisi politiche in diversi Paesi del continente americano, con il loro carico di tensioni e forme di violenza che acuiscono i conflitti sociali».

Anche cattolici e Seleçao si smarcano dai rivoltosi

Tra le categorie illustri che stanno facendo il vuoto intorno agli ultras di Bolsonaro anche la Chiesa e la Nazionale di calcio. La Federcalcio brasiliana (Cbf) ha contestato l’uso “in atti antidemocratici e vandalici” della maglia della Selecao, indossata ieri da molti manifestanti pro-Bolsonaro nell’assalto ai centri del potere a Brasilia; si tratta di un uso che d’altra parte era stato più volte incentivato dallo stesso ex presidente.

Anche la Chiesa brasiliana lascia da soli i rivoltosi. La Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb), attraverso i propri profili social, ha espresso la sua “preoccupazione per i gravi e violenti eventi di Brasilia” di fronte a cui i vescovi carioca chiedono “serenità, pace e l’immediata cessazione degli attacchi criminali contro lo Stato di diritto democratico”. Inoltre, riferisce il Sir, i religiosi chiedono che “questi attacchi siano contenuti immediatamente e che i loro organizzatori e partecipanti siano ritenuti responsabili nella misura massima della legge”, sottolineando che “i cittadini e la democrazia devono essere protetti”.

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/ANDRE BORGES