Neuralink di Elon Musk ha installato il primo impianto cerebrale in un essere umano
Tramite un tweet sulla sua X, l’imprenditore statunitense Elon Musk ha annunciato che Neuralink ha installato per la prima volta un chip wireless nel cervello di un essere umano. Si tratta di un’operazione che potrebbe segnare un punto di svolta storico e cambiare per sempre il settore degli impianti cerebrali.
La Neuralink Corporation è un’azienda di neurotecnologie fondata dal visionario Musk, proprietario tra le altre di Tesla e SpaceX, che vorrebbe “potenziare” le attività del cervello umano andando “oltre le capacità di un normale corpo umano” con la propria tecnologia. Si tratta, ovviamente, di un obiettivo ultimo molto ambizioso. Per il momento il lavoro di Neuralink si è concentrato su sistemi robotizzati ad alta precisione con cui inserire elettrodi di minuscole dimensioni nella giusta area del cervello, realizzando i collegamenti con i neuroni tramite un’operazione che, rispetto alle altre provate nel settore fino ad oggi, risulterebbe meno invasiva. Tali elettrodi sono inoltre più flessibili rispetto a quelli sperimentati in altri laboratori prima d’ora, e questa flessibilità dovrebbe ridurre il rischio di microtraumi e lesioni nelle aree in cui viene fissato l’impianto. La missione a cui Neuralink lavora fin dal 2016 è quella di sviluppare nuove interfacce neurali per mettere in comunicazione diretta il cervello con un dispositivo esterno, come un computer. Nella prima fase attualmente in corso, obiettivo della società è rendere il paziente affetto da paralisi in grado di controllare il cursore di un computer con la propria mente tramite l’impianto, in modo da comunicare meglio con l’ambiente circostante.
La sperimentazione è stata portata avanti per alcuni anni sugli animali, soprattutto maiali e scimmie. Questo era costato alla società molte critiche dagli attivisti, secondo i quali Neuralink avrebbe abusato dei diritti degli animali violando l’Animal Welfare Act, la legge che regola come i ricercatori possono trattare ed effettuare esperimenti su alcuni animali. Lo scorso maggio però Neuralink aveva ricevuto l’autorizzazione della Food and Drug Administration statunitense a effettuare test anche sugli esseri umani. Adesso, l’impianto eseguito domenica 28 gennaio verrà sottoposto a controlli da parte delle autorità. Nel caso in cui gli esperimenti dovessero funzionare e risultassero sicuri, Neuralink potrà chiedere alla FDA l’autorizzazione per la commercializzazione dei propri dispositivi.
Potrebbero tuttavia passare mesi prima di sapere se il soggetto sarà in grado di utilizzare l’impianto con successo: il paziente dovrà prima recuperare dall’intervento chirurgico, poi iniziare un addestramento all’uso della “Brain-computer interface”, Bci, l’interfaccia neurale.
Come funziona e quanto costa l’impianto del chip Neuralink
Il chip impiantato da Neuralink nel cervello umano si chiama “Telephathy” e funziona come un collegamento tra il cervello stesso del paziente e un computer. Questo allaccio dovrebbe consentire al paziente con problemi neurologici e lesioni traumatiche di muovere braccia e gambe con il pensiero.
L’operazione è molto complessa. Il chirurgo effettua una craniectomia, intervento da un paio d’ore: gli viene rimosso un pezzo di cranio grande come una monetina da un quarto di dollaro americano, con un diametro di circa 2,2 centimetri; dopodiché un robot in 25 minuti circa applica al cervello elettrodi e 64 fili molto sottili che sono collegati al chip Telepathy, che viene impiantato al posto del pezzo di cranio rimosso tramite laser a femtosecondi, capace di emettere impulsi della durata di milionesimi di miliardesimi di secondo. È questo chip poi che dovrebbe permettere al paziente di controllare smartphone o computer tramite il pensiero, di fatto “telecomandando” gli arti. Il chip si ricarica in modalità wireless e, per quanto al momento manchino ovviamente dati sull’efficacia e la sicurezza dell’impianto, la sperimentazione sulle scimmie non sembra aver dato problemi particolari.
L’operazione ha ovviamente un costo: per ogni impianto Neuralink paga circa 10mila dollari. I pazienti, che diventano quindi clienti, pagheranno invece una cifra ben più alta: 40mila dollari circa.
Secondo i prospetti di Neuralink, sarà possibile ricavare dagli impianti 100 milioni di dollari entro i prossimi cinque anni.
«Immaginate Stephen Hawking (lo scienziato totalmente paralizzato che comunicava attraverso movimenti del viso interpretati da un computer) che riesce a comunicare alla velocità di un dattilografo: questo è l’obiettivo», ha dichiarato Elon Musk per far comprendere la portata del suo esperimento.
I precedenti
Benché il chip e l’operazione messa in atto da Neuralink sia innovativa, non è la prima volta che un paziente riceve un’interfaccia neurale e in America ci sono almeno altre 8 startup che stanno sviluppando tecnologie elettroniche cerebrali. Si tratta infatti di dispositivi che vengono impiantati dal 2004 (il primo a riceverle fu un uomo di nome Matt Nagle, all’epoca 25enne, che fu operato da una società del Massachussettes chiamata Cybercinetica, che ha costruito il sistema rinominato BrainGate). Nel corso degli ultimi 20 anni questi impianti hanno permesso a persone paralizzate di giocare a videogame, scrivere email o muovere braccia robotiche, tutto tramite il pensiero.
Un altro caso risale al 2016: l’allora presidente Usa Barack Obama aveva visitato il Medical Center dell’Università di Pittsburgh, e scambiato un saluto con il pugno chiuso con Nathan Copeland, paziente tetraplegico apripista della nuova tecnologia.
Tra le concorrenti di Neuralink c’è la newyorkese Synchron che ha battuto sul tempo la società di Musk impiantando per prima la sua interfaccia neurale sugli esseri umani. Synchron ha dimostrato anche che il suo chip è sicuro e che permette ai pazienti paralizzati di navigare sul web e gestire operazioni finanche delicate come quelle bancarie online.
A distinguere il lavoro della società di Musk c’è una tecnologia più sofisticata: il sistema di Neuralink è infatti wireless e registra l’attività neurale attraverso più di mille elettrodi sui 64 fili di cui accennavamo sopra. Fino a oggi il dispositivo più usato era l’array Utah che sfruttava 100 elettrodi. Una bella differenza.
L’inchiesta sulla sperimentazione
Il lavoro di Neuralink è stato in passato oggetto di controversie per via dei test effettuati sugli animali. Alcune inchieste dei media hanno infatti portato alla luce dei punti oscuri nella storia della società: Wired Us ha segnalato in settembre che alcune scimmie erano morte in seguito ai test sugli impianti cerebrali e la notizia aveva portato a un’indagine federale svolta negli Stati Uniti.
Reuters invece ha reso noto proprio questo mese che Neuralink è stata multata per aver violato le norme sulla movimentazione di materiali pericolosi disposte dal Dipartimento dei trasporti americano.
Ci sono ovviamente molti dubbi e qualche timore relativamente all’attività di Neuralink, perlopiù di natura etica: inserire nel cervello umano un microprocessore in grado di trasferire tutta la potenza dell’intelligenza artificiale – un “potere” che ancora non comprendiamo pienamente e che preoccupa persino i suoi stessi sviluppatori – nella mente di chi riceve il trapianto forse non è l’obiettivo di più breve termine, ma potrebbe diventare realtà in un futuro nemmeno così lontano. E i possibili risvolti sono promettenti ma anche inquietanti: servirà una legislazione puntuale e previdente che nel settore è sempre un po’ mancata.
di: Micaela FERRARO
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