Durante il vertice Italia-Africa la premier Meloni ha presentato il programma per la partnership con il Continente africano
Durante il vertice internazionale Italia-Africa la premier Giorgia Meloni ha presentato il Piano Mattei, che prevede 5,5 milioni di euro per creare una partnership “paritaria” e “non predatoria”, secondo le parole di Meloni. Al summit a Roma hanno partecipato i leader degli Stati africani, i vertici dell’Unione europea, dell’Unione africana e di diverse organizzazioni internazionali. Erano presenti anche 46 rappresentanti dei Paesi africani, compresi 15 capi di Stato, 8 capi di governo e 11 ministri degli Esteri.
Dopo la cena al Quirinale sono partiti i lavori al Senato, che hanno compreso una serie di interventi su diversi temi: tra questi, oltre a quello della presidente del Consiglio, quelli del ministro degli Esteri Antonio Tajani, dei vertici del Consiglio e del Parlamento Ue (Ursula von der Leyen, Charles Michel e Roberta Metsola), i presidenti dell’Unione africana Azali Assoumani e della Commissione dell’Ua Moussa Faki e la vice segretaria generale dell’Onu Amina Mohammed.
A sottolineare l’importanza delle relazioni tra Italia e Africa anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel brindisi di benvenuto ha citato un proverbio africano: «Se vuoi andare veloce corri da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcuno». Così il capo di Stato ha auspicato un “cammino comune” verso “benessere e pace in Africa, in Europa e nel mondo”.
Nel suo intervento Meloni ha dichiarato che con il Piano Mattei l’Italia ha compiuto “una scelta di politica estera precisa, che porterà a riservare all’Africa un posto d’onore nell’agenda della nostra presidenza del G7″. Per la premier l’Italiaha la “naturale vocazione” a essere “un ponte tra l’Africa e l’Europa, un ponte che abbiamo il vantaggio di poter costruire non partendo da zero ma dalle solide fondamenta che molto tempo fa un grande italiano come Enrico Mattei, fondatore di Eni, ha avuto la lungimiranza di saper immaginare”, evidenziando che “noi vogliamo ripartire da quella intuizione e scrivere insieme una nuova pagina di questo racconto”.
«Ho atteso per capire se questa idea che abbiamo in testa sia condivisa e condivisibile dai nostri interlocutori (perché) si può fare solo insieme – ha specificato la premier – Il vertice ha raggiunto lo scopo prefissato: essere un momento di condivisione, dialogo, di scambio di opinioni fra l’Italia e le nazioni africane. E grazie alla vostra presenza numerosa qualificata, che dimostra l’interesse verso la posizione italiana, possiamo dire che è stato un successo. Lo dobbiamo soprattutto a voi, ai vostri contributi e alla vostra partecipazione».
Durante la sessione plenaria Tajani ha dichiarato che Roma intende “creare più lavoro in Africa, per esempio con joint-venture che permettano collaborazioni reciprocamente vantaggiose tra imprese italiane e quelle africane”. Un modo, secondo il ministro, di dare “un colpo decisivo ai trafficanti di esseri umani”. Dello stesso avviso la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Vogliamo tutti fermare questa tragica perdita di vite lungo le rotte migratorie. E tutti noi vogliamo dare ai giovani migliori opportunità. Non è solo la geografia che ci unisce, ma anche l’impegno a portare benefici reciproci a tutta la nostra gente – ha affermato von der Leyen – Dobbiamo reprimere i trafficanti che commerciano sulla vita degli esseri umani. I trafficanti mettono in pericolo centinaia di migliaia di vite».
Diverse le reazioni dell’Unione africana. Il presidente di turno Assoumani ha parlato di “una bellissima lezione di un Paese fratello” per avviare nuove relazioni paritarie, mentre il presidente della Commissione dell’Ua Faki ha dichiarato che avrebbero “preferito essere consultati” sul Piano Mattei. «L’Africa è pronta a discutere contorni e modalità dell’attuazione – ha avvertito Faki – non ci possiamo più accontentare di promesse, spesso non mantenute».
Nel commentare le osservazioni del presidente della Commissione dell’Ua la stessa premier ha ammesso: «Sulla concretezza sono assolutamente d’accordo, è la ragione per cui abbiamo voluto raccontare l’idea Piano Mattei partendo da progetti specifici. Può essere sembrata una cosa chiusa ma non lo è, e il vertice Italia-Africa era fondamentale per condividere strategia e definizione finale dei progetti. Potrei aver fatto l’errore di essere troppo concreta e dato l’impressione che fosse definito. Noi abbiamo pensato che il vertice fosse dirimente per definire il lavoro che stavamo facendo, e lo abbiamo presentato per condividerlo e raccogliere gli spunti che arrivavano».



Cosa prevede il Piano Mattei?
Il 10 gennaio il piano Mattei è diventato legge dopo il voto della Camera.
Ma in cosa consiste? Al momento non sono ancora stati definiti i dettagli, ma in base a quanto dichiarato da Meloni sappiamo che sono previsti diversi progetti. Ma partiamo dal principio. Il piano strategico consiste in uno nuovo partenariato tra l’Italia e gli Stati africani. Il nome deriva da Enrico Mattei, il presidente dell’Eni scomparso nel 1962 nello schianto dell’aereo su cui viaggiava, nei pressi di Bascapé, in provincia di Pavia, sul quale sono state svolte numerose inchieste. Negli anni Cinquanta Mattei aveva cercato la cooperazione con il Continente africano e il nuovo programma, a detta della premier, vorrebbe emularne l’approccio “non predatorio”, rivolgendosi allo “sviluppo sostenibile” dell’Africa.
Il piano, che dovrebbe avere durata quadriennale, si articola su diverse aree di intervento, dalla cooperazione allo sviluppo, dall’energia alla salute e alla sicurezza alimentare, fino alla promozione degli investimenti e delle esportazioni e alla formazione professionale.
Meloni ha dichiarato che il piano prevede 5,5 milioni di euro tra crediti, garanzie e operazioni a dono. Tre miliardi provengono dal fondo italiano per il clima, mentre 2,5 miliardi dal fondo per la Cooperazione allo Sviluppo. L’intenzione del governo italiano, ha spiegato, è quella di “coinvolgere le istituzioni finanziare internazionali, le banche multilaterali di sviluppo, l’Unione europea e altri Stati donatori”. È stato, inoltre, annunciato, che insieme a Cassa depositi e prestiti verrà istituito uno specifico strumento finanziario per agevolare gli investimenti nel privato.
I progetti pilota riguardano almeno 9 Stati africani: Algeria, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Marocco, Mozambico, Repubblica democratica del Congo e Tunisia. A febbraio si riunirà la prima cabina di regia per iniziare a lavorare ai primi progetti.
Energia
Uno dei punti centrali del piano è l’energia. L’intento è quello di rendere l’Italia un hub energetico. Da quanto emerso sono previsti interventi implementare l’efficienza energetica e l’uso delle energie rinnovabili: in questo senso è compreso lo sviluppo di tecnologie applicate all’energia. È prevista “un’iniziativa in Kenya dedicata allo sviluppo della filiera dei biocarburanti, che punta a coinvolgere fino a circa 400 mila agricoltori entro il 2027″.
Acqua
La mancanza di acqua in Africa è una delle principali cause di insicurezza alimentare. Per questo sono previsti interventi come la perforazione di pozzi alimentati da sistemi fotovoltaici e investimenti sulle reti di distribuzione. Nella Repubblica democratica del Congo, ad esempio, è prevista la “costruzione di pozzi e reti di distribuzione dell’acqua, soprattutto a fini agricoli, alimentate esclusivamente da energia rinnovabile”, mentre in Etiopia “interventi di risanamento delle acque”.
Agricoltura
Uno degli obiettivi è quello di diminuire i tassi di malnutrizione e sostenere lo sviluppo di filiere agroalimentari. In base a quanto riferito, in Algeria è previsto “un progetto di monitoraggio satellitare sull’agricoltura”, mentre in Mozambico “un centro agroalimentare che valorizzi le eccellenze e l’esportazione dei prodotti locali”. In Egitto, invece, si vuole “sostenere in un’area a 200 chilometri da Alessandria la produzione di grano soia, mais e girasole, con investimenti in macchinari, sementi, tecnologie, e nuovi metodi di coltivazione”.
Istruzione e formazione
Un altro dei punti riguarda l’istruzione e la formazione professionale. La volontà è quella di promuovere corsi di formazione e aggiornamento degli insegnanti e avviare corsi dedicati al lavoro e alla collaborazione con le imprese. Meloni ha dichiarato che in Marocco verrà realizzato “un grande centro di eccellenza per la formazione professionale sul tema delle energie rinnovabili” mentre in Tunisia sono previste la riqualificazione strutturale degli edifici scolasticie l’avvio di scambi tra studenti e docenti, già nel 2024.
Salute
Tra gli obiettivi anche il rafforzamento del sistema sanitario attraverso, ad esempio, il miglioramento della qualità e dell’accessibilità ai servizi primari materno-infantili, come prevede un progetto in Costa d’Avorio. Previsto anche il potenziamento del personale sanitario e della ricerca, oltre allo sviluppo di strategie per la prevenzione e il contenimento delle minacce alla salte, come pandemie ma anche disastri naturali.
Le reazioni delle opposizioni
Il Piano è stato criticato dalle opposizioni che, con sfumature differenti, lo hanno definito una scatola vuota. Secondo il Pd con le parole di Faki l’Ua ha messo “una pietra tombale sul Piano Mattei”. Il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia ha sottolineato che “nel decreto non c’è traccia dei 5,5 miliardi annunciati a parole da Giorgia Meloni”.
In una conferenza stampa al Montecitorio intitolata Ombre sul Piano Mattei, Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde e deputato alla Camera per Allenza Verdi e Sinistra ha dichiarato che non lo chiamerà Piano Mattei ma “Piano Eni-Meloni”. «La premier Meloni ha detto che saranno individuati e spesi 5,5 miliardi di euro, tre derivanti dal Fondo italiano per il clima, 2,5 miliardi per quanto riguarda i fondi per gli aiuti allo sviluppo – ha affermato Bonelli – Dico subito una cosa alla premier Meloni: il Fondo italiano per il clima prevede espressamente nelle sue finalità che siano rispettati gli accordi internazionali sul clima. Questa modalità per cui si usano tre miliardi di euro per prendere il gas in Africa non rispetta questi accordi internazionali sul clima, è una violazione della norma, è inaccettabile, su questo noi daremo battaglia in tutte le sedi opportune. È un utilizzo improprio delle risorse per un baratto inaccettabile che compromette il futuro dell’Africa e lo porta verso una destinazione per noi inaccettabile».
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/FABIO FRUSTACI