La giraffa è un’icona di esotica eleganza, presente nell’immaginario collettivo da millenni. Ma la sua esistenza è a rischio
Tutti amano le giraffe, chi può volere far loro del male? Eppure il loro numero sta diminuendo, minacciato dalla perdita di habitat, dal bracconaggio e da altri fattori causati dall’uomo.
Le giraffe, note per i loro colli lunghi e il mantello maculato, affascinano le persone di tutte le età. La loro presenza aggraziata e imponente nelle savane e nelle foreste dell’Africa le rende le preferite sia dagli appassionati di fauna selvatica sia dei turisti. In piedi tra gli alberi di acacia, le giraffe sembrano incarnare lo spirito selvaggio, incontaminato e innocente del paesaggio africano. E non può mancare il loro peluche nelle ceste dei giochi dei più piccoli.
Questi giganti gentili detengono il titolo di mammiferi più alti della Terra, con i maschi adulti che raggiungono i 5 metri e mezzo di altezza. Il collo consente loro di raggiungere le cime degli alberi per nutrirsi di foglie che sono fuori dalla portata di altri erbivori. Questa capacità non solo garantisce la loro sopravvivenza ma modella anche la struttura vegetale dei loro habitat, favorendo la biodiversità. Anche le giraffe appena nate hanno una statura impressionante: alla nascita, un cucciolo può essere alto circa un metro e ottanta, già sovrastando la maggior parte degli esseri umani. Questa notevole altezza dà loro il vantaggio di imparare rapidamente a camminare e correre, abilità essenziali per evitare i predatori in natura.

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Maculate naturali e uniche
Il mantello di ogni giraffa è unico come un’impronta digitale umana, e si aggiunge al loro fascino. Costituiti da macchie e chiazze, variano non solo tra gli individui ma anche tra le specie e le regioni. Le macchie possono variare di colore dal marrone chiaro al marrone scuro e servono come una forma di mimetizzazione, aiutando le giraffe a nascondersi nel loro ambiente, per evitare i predatori.
Esistono quattro specie distinte di giraffe , ciascuna con le proprie caratteristiche e habitat unici. La Giraffa settentrionale è presente nell’Africa centrale e orientale, ed è la popolazione più piccola tra le quattro specie. È caratterizzata da macchie irregolari a forma di foglia; la Giraffa meridionale, abitando, appunto, nell’Africa meridionale, è la specie è più popolosa ed ha macchie arrotondate o macchiate che aiutano a distinguerli dalle altre specie; poi c’è Giraffa reticolata, originaria del Corno d’Africa, che ha un sorprendente disegno a rete di linee bianche che separano le loro zone scure, che le rende una delle specie di giraffa più facilmente riconoscibili. Infine c’è la Giraffa Masai, nell’Africa orientale, in particolare in Kenya e Tanzania, ha macchie frastagliate simili a viti ed è la specie più alta, con alcuni maschi che raggiungono quasi i 7 metri.
Ogni specie di giraffa si adatta al suo ambiente in modi unici. La giraffa settentrionale vaga spesso nei boschi aperti e nelle savane, mentre la giraffa meridionale può essere trovata sia nelle regioni aride che nei fitti boschi. Le giraffe reticolate preferiscono le boscaglie calde e secche del Kenya settentrionale, mentre le giraffe Masai prosperano nelle savane e nei boschi aperti dell’Africa orientale.
Nonostante le loro differenze, tutte le specie di giraffe condividono alcuni tratti comuni. Hanno lingue lunghe e prensili, che usano per afferrare e strappare le foglie dai rami. Le loro lingue possono raggiungere fino a 46 centimetri di lunghezza e sono abbastanza resistenti da gestire alberi spinosi di acacia. Inoltre, le giraffe possiedono un sistema cardiovascolare specializzato che consente loro di pompare il sangue al cervello gestendo al contempo la pressione causata dai loro lunghi colli.
Specie a rischio
«Le giraffe, nonostante il loro status iconico e amato, affrontano una grave e spesso trascurata minaccia di estinzione. Negli ultimi 30 anni, le popolazioni di giraffe sono diminuite di quasi il 30%» spiega la Giraffe Conservation Foundation, l’unica ONG dedicata esclusivamente alla conservazione delle giraffe in natura in tutta l’Africa. Il lavoro di GCF si concentra sulla ricerca scientifica, sul ripristino degli habitat e sul coinvolgimento della comunità.
«In alcune aree, il calo è stato ancora più drastico, con numeri in calo fino al 95% – proseguono gli attivisti – Questa significativa riduzione della loro popolazione è dovuta principalmente alla perdita di habitat, al bracconaggio e ai conflitti tra uomo e fauna selvatica. Ne sono rimaste appena 117mila.

La perdita di habitat è stata un fattore importante nel declino delle popolazioni di giraffe. Negli ultimi 300 anni le giraffe hanno perso quasi il 90% del loro habitat storico. Questa perdita è dovuta principalmente alle attività umane come l’agricoltura, lo sviluppo urbano e la deforestazione. Man mano che gli esseri umani si espandono negli habitat delle giraffe, la terra disponibile per le giraffe per vivere e vagare diminuisce, rendendo loro più difficile trovare cibo e riprodursi.
Anche il bracconaggio contribuisce in modo significativo alla diminuzione del numero delle giraffe. Le giraffe vengono cacciate per la loro carne, la pelle e altre parti del corpo, che vengono utilizzate per vari scopi. Nonostante le leggi contro il bracconaggio, la caccia illegale persiste, mettendo ulteriormente in pericolo le popolazioni di giraffe.
«Il conflitto uomo-fauna selvatica è un’altra questione critica. Man mano che le popolazioni umane crescono e invadono gli habitat delle giraffe, gli incontri tra esseri umani e giraffe diventano più frequenti. Questi incontri possono portare a esiti negativi per le giraffe, come essere uccise o ferite per proteggere i raccolti o le proprietà – dice la GFC -. Il termine “estinzione silenziosa” è spesso usato per descrivere la situazione delle giraffe perché la loro situazione riceve meno attenzione rispetto ad altri animali in via di estinzione come gli elefanti o le tigri».
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Non solo belle
Eppure, le giraffe svolgono un ruolo vitale nel mantenimento della salute e dell’equilibrio dei loro ecosistemi. Come brucatori, si nutrono delle foglie alte sugli alberi, spesso di acacia e altra vegetazione alta. Mangiando le foglie dalle cime degli alberi, le giraffe aiutano a potare e modellare queste piante. Questa attività promuove una nuova crescita e impedisce a una specie di pianta di diventare eccessivamente dominante. Inoltre apre la chioma, consentendo alla luce solare di raggiungere il suolo e consentendo a una varietà di piante di prosperare.
Il comportamento delle giraffe crea un habitat unico per altri animali. Ad esempio, gli alberi potati forniscono cibo e riparo a uccelli, insetti e piccoli mammiferi. La presenza delle giraffe aiuta anche nella dispersione dei semi. Mentre si spostano da un albero all’altro, diffondono i semi attraverso i loro escrementi, facilitando la crescita delle piante su vaste aree.
Il ruolo delle giraffe nella gestione della vegetazione supporta una vasta gamma di specie animali e vegetali. Questa biodiversità è fondamentale per la resilienza dell’ecosistema, garantendo che l’ambiente possa resistere e riprendersi da disturbi come siccità o malattie.
Le giraffe stesse sono una fonte di cibo per predatori come leoni e iene. La loro presenza nell’ecosistema sostiene quindi la sopravvivenza di queste specie predatrici, mantenendo l’equilibrio all’interno della rete alimentare. «Proteggere le giraffe significa molto più che salvare una singola specie; implica preservare l’intricato equilibrio dei loro ecosistemi. Quando le popolazioni di giraffe diminuiscono, gli effetti si propagano nell’ambiente, colpendo innumerevoli altre piante e animali – sottolinea la ONG – Gli sforzi di conservazione volti a proteggere le giraffe aiutano a mantenere questo delicato equilibrio, garantendo che la variegata rete di vita nei loro habitat continui a prosperare».
Giraffe e uomo, una storia millenaria

Gli esseri umani interagiscono con le giraffe da millenni. I San dell’Africa meridionale (un tempo noti come Boscimani) eseguono particolari danze curative che prendono il nome da alcuni animali; la danza della giraffa viene eseguita per trattare le malattie della testa. I motivi per spiegare l’altezza della giraffa sono stati l’oggetto di vari racconti popolari africani, tra cui uno proveniente dall’Africa orientale secondo il quale la giraffa sarebbe divenuta così alta per aver mangiato troppe erbe magiche. Le giraffe sono state raffigurate nell’arte di quasi tutti i popoli africani, quali i kiffiani, gli egizi e i nubiani di Meroe. Ai kiffiani si deve l’incisione di due giraffe a grandezza naturale che sono stati definite i “petroglifi di arte rupestre più grandi del mondo”. Gli egizi attribuirono alla giraffa un proprio geroglifico, chiamato “sr” in egizio antico e “mmy” durante i periodi successivi. Allevavano le giraffe come animali da compagnia e le trasportavano via nave in altre zone del Mediterraneo.
E la giraffa era conosciuta anche presso i greci e i romani, che, considerandola un mostruoso ibrido tra un cammello e un leopardo, la chiamavano “camelopardalis” e fu una delle molte specie animali collezionate e messe in mostra. La prima venne portata da Giulio Cesare nel 46 a.C. ed esibita al pubblico. Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, il trasporto di giraffe in Europa cessò.
Durante il Medioevo, le giraffe divennero note agli europei attraverso il contatto con gli arabi, che veneravano la giraffa per il suo aspetto particolare. Nel 1414, una giraffa venne trasportata via nave da Malindi al Bengala. Da qui venne portata in Cina dall’esploratore Zheng He e collocata in uno zoo della dinastia Ming. L’animale divenne una fonte di attrazione per i cinesi, che lo associavano al mitico Qilin (unicorno cinese: creatura della mitologia cinese, coreana e giapponese simile ad una chimera).
Ciriaco d’Ancona, il noto viaggiatore medievale precursore dell’archeologia, durante il suo soggiorno in Egitto ebbe modo di vedere una giraffa, che poi riprodusse nei suoi disegni; questi poi furono per lungo tempo l’unica fonte iconografica di questi animali, e come tale fu utilizzata da alcuni artisti: possiamo ritrovarli uguali nel “Trittico del Giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch (1480-1490) e nella “Predica di san Marco ad Alessandria d’Egitto” di Gentile e Giovanni Bellini (1504-1507). Celebre la “giraffa dei Medici”, presentata a Lorenzo de’ Medici nel 1486. Il suo arrivo a Firenze provocò una grande eccitazione. Un’altra famosa giraffa venne portata dall’Egitto a Parigi ai primi del XIX secolo come dono di Mohamed Alì di Egitto a Carlo X di Francia. Divenuta una celebrità, la giraffa fu il soggetto di numerosi memorabilia o “giraffanalia”. Questi animali elegantemente esotici, continuano a essere presenti nella cultura moderna. Ad esempio, Salvador Dalí le raffigurò con la criniera in fiamme in alcuni dei suoi dipinti surrealisti. Dalí considerava la giraffa un simbolo di mascolinità, e una giraffa in fiamme sarebbe dovuta apparire come un “mostro apocalittico cosmico mascolino”.

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E poi c’è il suo ruolo nella cultura moderna per i più piccoli. Vari racconti per bambini hanno come protagonista una giraffa, come “La giraffa che aveva paura dell’altezza” di David A. Ufer, “Le giraffe non sanno danzare” di Giles Andreae e “Io, la giraffa e il pellicano” di Roald Dahl. Le giraffe sono apparse in vari film animati, sia come semplici comparse nei film Disney “Dumbo, l’elefante volante”, “Il re leone” e “Zootropolis”, che in ruoli più importanti nei film “Madagascar”, “Kirikù e gli animali selvaggi”, “Uno zoo in fuga” e “Le avventure di Zarafa – Giraffa giramondo”. “Sophie la Giraffa” è un popolare massaggiagengive per bambini fin dal 1961. Un’altra famosa giraffa immaginaria è la mascotte della catena di giocattoli Toys “R” Us, Geoffrey la Giraffa.
Ma questa storia millenaria rischia di rimanere solo nelle opere d’arte. Gli sforzi di GFC hanno portato a risultati significativi, inclusa la reintroduzione delle giraffe nelle aree in cui erano scomparse e i programmi di traslocazione hanno creato 18 nuove popolazioni di giraffe e recuperato oltre 12 milioni di acri di habitat. Ma, chi sentisse la mancanza del suo peluche e/o volesse contribuire al salvataggio di questa specie, è possibile adottarne una (a distanza ovviamente), contattando la ONG.
di Giulia GUIDI
foto Ansa