È stato il primo motivo di attrito tra governo e società civile, ma come funziona la legislazione lontano dal Belpaese?
La legge antirave, primo gesto del governo di Giorgia Meloni e primo terreno di scontro con la società, oggi ha subito le prime modifiche, che ricalcano in parte le sanzioni già previste in altri paesi dove però, va detto, non esiste la fattispecie di reato specifica. Ma come gestiscono i nostri “vicini di casa” il fenomeno rave?
In generale all’estero più che sanzionare l’evento rave vengono sanzionati quelli che potremmo definire “comportamenti accessori”: consumo di droga se non legalizzata, danneggiamento degli immobili, violazione dei diritti d’autore sulla musica o disturbo della quiete pubblica. Non esiste quindi una legge apposita per punire i rave, le punizioni reprimono chi esagera. In Germania le regole generali dipendono molto dai singoli Land. Un party di musica che non sia privato deve essere anticipatamente dichiarato alle autorità locali, avere un responsabile, seguire misure di sicurezza e igiene e non deve disturbare la quiete pubblica. Va però detto che in alcune città, come la casa della musica techno Berlino, molti grandi eventi di questo tipo sono ampiamente legalizzati e tollerati. Inoltre la Club-Commission, l’associazione dei club di Berlino, ha promosso una ricerca di spazi adeguati, con una sinergia tra città, organizzatori e privati; il progetto si chiama Free Open Air Initiative. In Francia invece i rave devono essere dichiarati alle autorità con almeno un mese di anticipo, e la responsabilità di dare l’ok all’evento ricade o sul sindaco, se i partecipanti previsti sono meno di 500, o del prefetto per un numero superiore. L’uso della forza pubblica è strettamente limitato a infrazioni particolarmente gravi, e sanziona più gli organizzatori che i partecipanti: i primi rischiano fino a 6 mesi di carcere e 4.500 euro di ammenda, mentre i partecipanti non sono penalmente perseguibili, a meno che il prefetto non avesse espressamente vietato di partecipare; in tal caso si può al massimo incorrere in una multa di 38 euro.
Anche in Spagna l’importante è non commettere reati minori, altrimenti il party può tranquillamente avere luogo. Unico elemento “scomodo”, l’uso di droghe, di fatto depenalizzato ma su cui la legislazione è ancora molto nebulosa. Tuttavia anche in questo caso non esistono leggi ad hoc antirave, ma piuttosto vengono sanzionati comportamenti lesivi che si possono verificare durante l’evento come i reati «contro la salute pubblica», traffico di droga o «resistenza a pubblico ufficiale». In Belgio e Olanda i permessi li rilasciano le municipalità, e se intervenire o meno è un’ipotesi che la polizia valuta caso per caso, anche se in realtà si punta più a prevenire questi comportamenti. Le ammende in ogni caso variano da regione a regione.
Nei paesi anglosassoni invece? In Inghilterra un rave è illegale quando 20 o più persone si riuniscono ascoltando musica «con un ritmo ripetitivo» a un volume così forte da causare «gravi disagi agli abitanti della località». La legge regolatrice è soprattutto il Criminal Justice and Public Order Act del 1994 che permette alle forze dell’ordine di allontanare i veicoli entro un raggio di 8 chilometri dal luogo della festa e di effettuare eventuali sequestri. Negli States i rave sono invece diffusissimi e equiparati a concerti, quindi sono largamente tollerati e legalizzati purché rispettino determinati requisiti: una licenza commerciale, l’autorizzazione da parte della città competente, il permesso del proprietario del luogo, una polizza di assicurazione e i moduli per la riscossione delle tasse sui biglietti.
di: Caterina MAGGI
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