Si moltiplicano le iniziative di solidarietà nei confronti del detenuto in regime 41-bis a Sassari che intanto conferma di voler proseguire con lo sciopero della fame
Non si placa il coro di voci in favore di Alfredo Cospito, l’anarchico attualmente detenuto in regime di 41-bis e in sciopero della fame da 86 giorni. Le proteste contro la sua detenzione, o meglio, il regime della sua detenzione, divampano dall’Italia alla Spagna.
Oggi a Firenze due anarchici si sono arrampicati fino al tetto del Salone dei 500 a Palazzo Vecchio, calando uno striscione con la scritta: «il 41-bis uccide, Stato assassino».
Gli anarchici protestano anche a Barcellona: nel corso di un blitz alcuni individui hanno imbrattato il portone d’ingresso del Consolato generale d’Italia con una vernice rossa. Nei giorni scorsi 38 fra intellettuali e giuristi, fra cui anche Massimo Cacciari, Don Ciotti e Moni Ovadia, hanno firmato un appello in favore di un cambiamento del suo regime di detenzione. A questo scopo la difesa di Cospito ha fatto ricorso in Cassazione e si attende la data dell’udienza. Un paio di settimane fa il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo ha ricevuto per posta un proiettile; il pg, insieme al pm Paolo Scafi, sostiene l’accusa nel processo contro l’anarchico, accusato per i due ordigni inesplosi ritrovati nel 2006 davanti all’ex caserma allievi carabinieri di Fossano.
«Alfredo Cospito è assolutamente determinato a proseguire lo sciopero della fame e ha intrapreso un’iniziativa rispetto alla quale non ci sono spazi di mediazione – ha spiegato oggi il legale dell’uomo, l’avvocato Flavio Rossi Albertini. – È ormai evidente che, visto anche il pronunciamento del Tribunale di Sorveglianza, la questione del 41 bis è diventata centrale su qualsiasi altro argomento». Oggi Cospito ha incontrato nel carcere di Sassari il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro Carlo Nordio, spiegando che bisogna seguire “con la massima attenzione” la situazione e aggiungendo che “non è arrivata alcuna richiesta di revoca del regime speciale 41bis né da parte del detenuto, né da parte dell’autorità giudiziaria” ma che “può essere disposta una sospensione della pena o richiesta al ministro una revoca del regime speciale” nel caso di un aggravamento delle sue condizioni.
di: Marianna MANCINI