La donna si è vista costretta a svolgere il test per difendere il figlio
Rachele Silvestri, deputata FdI, ha chiesto un test di paternità per il bimbo di tre mesi per accertarsi che sia figlio del suo compagno.
La donna comunica al Corriere della Sera la sua scelta di “non stare mai in silenzio”, citando Elie Wiesel, di fronte a un’accusa che era diventata notizia giornalistica cioè che suo figlio fosse frutto di una reazione illegittima con un parlamentare del suo partito.
“Quante volte il dono della procreazione può essere strumentalizzato e degradato? Non bisogna essere una donna per capire lo schifo, la violenza l’umiliazione non so chi sia stato. Molti però hanno scelto di condividere una evidente calunnia, rendendosi complici di questo schifo. Anche chi sa ma ha deciso di non parlare. Ho scelto di rendere pubblica questa storia per tutelare mio figlio e Fabio, legittimo papà e mio amato compagno. Il mio augurio che nessuno sia indulgente con l’autore della calunnia e con chi contribuisce a diffonderla. Non siate neutri, abbiate il coraggio di spezzare la catena dell’indifferenza”, ha scritto.
“L’unica cosa che so è che chi si è inventato questa storia è un uomo, probabilmente un politico. Qualcuno dice che la calunnia sia stata pensata per attaccare alcune figure del mio partito, magari per insinuare un degrado da basso impero. Altri mi dicono che sia nato da cacicchi in cerca di gloria. Qualunque sia la ragione, mi fa orrore. E penso che qualsiasi persona dotata di buonsenso, ispirata a un ethos sociale condiviso, a un’umanità viva e solidale la pensi allo stesso modo. La politica in questa vicenda – rimarca la deputata FdI – non c’entra nulla. Perché se non condividiamo i principi fondamentali di una civile convivenza, che va oltre le legittime convinzioni politiche, non c’è alcuna speranza per la nostra società”, ha concluso.
di: Alice GEMMA
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