La Florida approva il disegno di legge che vieta l’utilizzo dei social agli adolescenti, indipendentemente dalle scelte parentali

La Florida segna un cambio di passo nell’utilizzo dei social media. Con un disegno di legge approvato dalla Camera dello Stato Usa con 106 voti a favore e solo 13 contrari, è stato vietato a bambini e ragazzi di età inferiore ai 17 anni di utilizzare qualunque piattaforma social che “tenga traccia dell’attività degli utenti, consenta ai bambini di caricare materiale e interagire con gli altri e utilizzi funzionalità che creano dipendenza”.

Adesso, la misura passa al Senato statale, controllato dai Repubblicani. 

La Florida non è il primo Stato Usa in cui i social media vengono effettivamente vietati a prescindere da quale sia il volere dei genitori o tutori dei ragazzi. Nel marzo 2023 è stato lo Utah a regolare per primo l’accesso dei bambini a queste piattaforme ed è stato seguito a stretto giro da Arkansas, Louisiana, Ohio e Texas, secondo un’analisi legislativa preparata per il disegno di legge della Florida. Si tratta di una misura “della massima priorità” per il portavoce dell’Assemblea. Lo sponsor del disegno di legge, il rappresentante repubblicano Tyler Sirois, ha dichiarato, in un appassionato quanto per certi versi controverso intervento: «stanno approfittando della crescita dei bambini. Questo è il loro modello di business. E perché lo fanno? Per tenerli agganciati. Con le dosi di dopamina che la piattaforma dà ai nostri figli con ogni riproduzione automatica, con ogni mi piace, con ogni notifica push».

Il presidente della Camera repubblicana Paul Renner ha aggiunto che il ddl dovrebbe reggere al controllo costituzionale perché prende di mira “le caratteristiche di dipendenza dei social media” e non il contenuto degli stessi. «È una situazione in cui i ragazzi non possono stare lontani dalle piattaforme e, di conseguenza, sono rimasti intrappolati in un ambiente che danneggia la loro salute mentale».

Anche la deputata democratica Michele Rayner ha votato a favore del provvedimento e ha condiviso alla Camera alcuni dei commenti che ha ricevuto su X, ex Twitter, dopo aver comunicato a mezzo social di aver perso sua madre. “Tua madre fa schifo” e “tua madre era stupida“, alcuni dei commenti evidenziati da Rayner: «ho 42 anni e commenti come questi sono stati un pugno nello stomaco per me, ma ero in grado di orientarmi. Immagina cosa devono affrontare i nostri bambini quando i loro amici a scuola fanno loro lo stesso cyberbullismo».

Per il momento non sono state incluse nel divieto le app di messaggistica privata, ad esempio WhatsApp e Telegram, i siti web utilizzati prevalentemente per la posta elettronica e i servizi di streaming, oltre ai siti di notizie, sport o intrattenimento o le piattaforme dedicate agli acquisti e ai giochi online.

Il disegno di legge

Il ddl presentato dai repubblicani è stato votato anche dalla maggior parte dei democratici ed è basato sul concetto che i social tendono a esporre i bambini a bullismo e a renderli facili prede dei predatori sessuali. Inoltre, secondo i sostenitori, possono portare alla depressione, al suicidio e a una vera e propria ossessione che crea dipendenza.

Nel testo viene richiesto alle società che gestiscono i social media di chiudere eventuali account che si ritiene vengano utilizzati da minorenni e di provvedere alla cancellazione su richiesta del minore stesso o dei genitori/tutori. Inoltre, è espressamente stabilito che qualunque informazione relativa all’account debba essere cancellata in modo permanente ed è consentito ai genitori di intentare azioni civili contro le società interessate nel caso quest’obbligo non venga rispettato.

Il ddl definisce una piattaforma di social media come un “forum online che tiene traccia dell’attività dei titolari di account consentendo loro di creare profili utente, quindi caricare contenuti o visualizzare i contenuti o le attività di altri utenti e interagire con loro o monitorarli”. Tra le funzioni che definiscono i social media evidenziate dal disegno di legge ci sono “caratteristiche di progettazione che creano dipendenza, dannose o ingannevoli” o quelle che inducono “un bisogno eccessivo o compulsivo di utilizzare o interagire con” la piattaforma.

Le voci contrarie

Non sono mancate reazioni avverse e proteste. Secondo gli oppositori del disegno di legge, infatti, il testo violerebbe il primo Emendamento e non terrebbe conto dei benefici che alcuni bambini possono invece ottenere dai social.

Contrariamente a quanto accaduto a Rayner, la deputata democratica Anna Eskamani ha portato una testimonianza positiva dell’uso dei social da cui ha detto di aver tratto conforto quando aveva 13 anni e ha perso la madre: «penso che l’intenzione di coloro che hanno presentato il disegno di legge sia assolutamente d’oro. Siamo preoccupati per l’impatto dei social media sui nostri giovani. Trovo semplicemente che la soluzione proposta sia troppo ampia e getti un’ampia rete con conseguenze non intenzionali».

La reazione di Meta

La società proprietaria di Facebook e Instagram, Meta, ha chiesto alla Camera Usa di cercare un’altra soluzione e ha proposto di inserire una clausola per cui occorra l’approvazione dei genitori per scaricare le app.

Il rappresentante della società, Caulder Harvill-Childs, ha scritto alla Commissione giudiziaria della Camera spiegando: «molti adolescenti sfruttano Internet e le app per raccogliere responsabilmente informazioni e conoscere nuove opportunità, tra cui lavori part-time, istruzione superiore, incontri civici o ecclesiastici e servizio militare. Vietando l’uso agli adolescenti sotto i 16 anni, la Florida rischia di mettere i suoi giovani in una posizione di svantaggio rispetto agli altri».

La situazione in UE

Anche nell’Unione Europea sono recentemente cambiate le regole che disciplinano l’uso dei social media in un’ottica di prevenzione per i minori. Dal 2015 per esempio è in vigore una legge che richiede il consenso dei genitori affinché un bambino possa accedere a queste piattaforme; nel 2022 è entrato in vigore il Digital Services Act, il disegno di legge Ue che impone alle Big Tech maggiore responsabilità su ciò che circola in rete e sui minori. Con la nuova legge sono stati vietati gli annunci mirati ai minorenni, così come quelli indirizzati agli utenti in base a sesso, orientamento sessuale o etnia di appartenenza. L’obiettivo è stato eliminare le tecniche “ingannevoli” usate dalle aziende per far sottoscrivere agli utenti determinati servizi, e le Big Tech sono state obbligate a servirsi di personale adeguato per la moderazione dei contenuti, sia le inserzioni commerciali sia i post dei singoli utenti.

di: Micaela FERRARO

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