Dalla vigoressia al binge eating disorder, i disturbi alimentari sono sempre più diffusi. Il Governo fa un passo indietro e ristanzia 10 milioni, in attesa dell’attuazione della riforma dei LEA

«Non è giusto condannare una madre per il troppo amore verso i figli». Così il legale di una donna di 53 anni commenta la sentenza di condanna in primo grado del Tribunale di Como, che l’ha ritenuta colpevole di maltrattamenti in famiglia. Il “troppo amore”, in questo caso, è intercambiabile con “poco cibo”: la donna infatti era stata denunciata da una parente perché teneva a stecchetto la figlia, all’epoca 16enne.

La giovane poteva mangiare solo passati e altre verdure, costantemente vessata dalla madre che la accusava di essere “grassa” e “brutta”. La zia della giovane, raccogliendone le confessioni, decide così di denunciare la madre e il suo sadico piano di mantenere il peso della figlia sempre sotto i 47 chili. Non è che l’ultima storia di cronaca che ci riporta l’attenzione sull’urgenza di affrontare con un dibattito pubblico e finalmente efficace il problema dei disturbi alimentari, più variegato di come si tenda spesso a pensare.

Gli italiani a tavola, disturbi alimentari in aumento

Partiamo dai numeri: nel 2023 in Italia l’Istituto Superiore di Sanità stima tre milioni di persone affette da disturbi alimentari, pari al 5% della popolazione totale. Sempre l’Iss ci fornisce altri interessanti elementi di riflessione: il 35% di chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare ha più di 25 anni, anche se la maggior parte (59%) delle diagnosi riguarda giovani dai 13 ai 25 anni. Il 6% delle diagnosi riguarda minori con meno di 13 anni. Estendendo lo sguardo fuori dall’Italia, il trend è il medesimo. Secondo un recente studio dell’Hospital for Sick Children e dell’ICES relativo alla popolazione canadese, in 17 anni (2002-2019) nel solo Ontario i ricoveri per disturbi alimentari tra bambini e adolescenti sono aumentati del 139%. Nel dettaglio, sono in costante aumento le diagnosi a persone di sesso maschile (+416%) e ad adolescenti che hanno fra i 12 e i 14 anni (+196%)

Proprio sull’età riflette anche Chiara Perinetti, sorella di Emanuela, la manager morta a 33 anni con una diagnosi di anoressia nervosa. «L’appello che faccio è che, quando si tratta di persone maggiorenni, trovare un aiuto non è così facile e forse servirebbero più strumenti» spiega ripercorrendo gli ultimi mesi di vita di Emanuela, che aveva rifiutato il primo ricovero. Il fenomeno è in netta crescita, in parte anche grazie alla nuova consapevolezza sui disturbi che ha spianato la strada a richieste d’aiuto e diagnosi pronte. Basti pensare che tra il 2021 e il 2022 sono stati diagnosticati 1,5 milioni di nuovi casi di disturbi alimentari. Prima della pandemia la media annua era di 600mila nuovi casi. Numeri che spaventano, certo, ma che si palesano anche grazie a procedure di screening più diffuse e ad una “normalizzazione” dello stigma cui fino a poco tempo erano rilegate le questioni alimentari.

Anche senza sfociare in una diagnosi medica, restando nel campo della percezione del sé e del rapporto con il proprio corpo è facile vedere come la problematica sia quasi endemica della nostra società. Lo fotografa l’ultimo rapporto Eurispes dal titolo Piacersi a piacere. Il rapporto delle donne con il loro corpo. Dal sondaggio risulta che oltre un terzo delle persone intervistate si dice frustrata dal non riuscire a raggiungere quello che ritiene il suo peso ideale. Peso ideale che se raggiunto, secondo il 35% delle persone, aiuterebbe a raccogliere apprezzamenti esterni. Delle donne che hanno preso parte allo studio, l’8,5% dichiara di aver fatto esperienza, passata o attuale, di anoressia; il 7,6% di bulimia.

19 gennaio 2024, manifestazione a Torino in piazza Castello per chiedere l’attuazione della legge sui disturbi alimentari (ANSA/TINO ROMANO)

Ai tradizionali disturbi alimentari che abbiamo imparato a conoscere se ne aggiungono anche di nuovi, come la vigoressia sempre più diffusa soprattutto fra i maschi ma anche fra le donne. Anche nota come “anoressia inversa”, la vigoressia (o bigoressia) è il disturbo che porta all’ossessione verso la propria massa muscolare, una condizione mentale di perenne insoddisfazione che non ha nulla a che vedere con il fitness e che spesso finisce per compromettere la salute degli atleti (nel mirino l’uso smodato e incontrollato di anabolizzanti, ma anche risvolti sociali e i social che in questo possono avere il ruolo di acceleratore del disturbo).

Gli esperti certificano anche l’aumento di forme miste di disturbi, con pazienti che passano da fasi di anoressia nervosa alla bulimia al binge eating disorder (un disturbo questo che si stima affligga il 30% delle persone obese).

La psicologa esperta dei disturbi del comportamento alimentare dell’INI, l’Istituto Neurotraumatologico Italiano, Annalisa Venditti spiega all’AGI i campanelli di allarme più comuni relativi allo sviluppo di disturbi alimentari: «un improvviso controllo estremo del cibo con paura di ingrassare (con crisi eccessive se non si riescono a rispettare le regole imposte), difficoltà a mangiare con gli altri, bassa autostima, attività fisica eccessiva, scomparsa di grandi quantità di cibo e ritrovamento di cibo in posti anomali (camera da letto, armadi, cassetti per bulimia e binge eating), rituali alimentari particolari, estrema selettività alimentare, problemi gastrointestinali».

(EPA/DIEGO AZUBEL)

Disturbi alimentari, il Governo ripristina i fondi

Durante la discussione dell’ultima legge di Bilancio il Governo aveva attirato non poche critiche con la notizia del mancato rifinanziamento del fondo per i disturbi alimentari. Poi il dietrofront dell’Esecutivo: lo assicura il ministro della Salute Schillaci.

Il Governo ha infatti annunciato un primo stanziamento di 10 milioni che sarà approvato nel decreto Milleproroghe; uno step che precede l’entrata in vigore, prevista per il prossimo aprile, dei nuovi LEA, i Livelli essenziali di assistenza. «Da ora in poi i fondi saranno strutturali, le risorse ci saranno sempre – assicura Schillaci. – Sarà così garantita finalmente la piena copertura finanziaria per l’erogazione delle prestazioni a beneficio di tutti i pazienti affetti da disturbi della nutrizione e dell’alimentazione».

Oltre a questa somma straordinaria sono quindi previsti gli stanziamenti per l’applicazione dei nuovi Lea, pari complessivamente a 50 milioni nel 2024 e 200 milioni nel 2025. «I Lea non sono ancora scattati per motivi organizzativi da parte delle Regioni che ne hanno chiesto unanime rinvio – precisa Schillaci. – L’entrata in vigore dei Lea è stata pertanto riprogrammata al 1° aprile 2024».

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Con l’adeguamento dei LEA le persone con diagnosi di disturbi alimentari potranno usufruire in esenzione di 32 prestazioni di specialistica ambulatoriale che comprendono forme di monitoraggio, prevenzione e controllo degli aggravamenti. Si aggiungono quindi 16 nuove prestazioni alle 16 già previste; fra le novità anche visite psichiatriche, prelievi di sangue venoso e psicoterapia.

di: Marianna MANCINI

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