Cos’è e perché fa così paura
L’incubo della stagflazione tormenterà l’Europa e tutto il resto del mondo per i prossimi 10 anni. Almeno a detta della Banca Mondiale che ha lanciato un vero e proprio allarme. Ma che cos’è e perché fa così paura?
Stagflazione è la crasi di stagnazione e inflazione. Il termine indica quindi una fase in cui i prezzi aumentano (inflazione) senza che ci sia crescita economica. Generalmente quando l’economia stagna, l’inflazione è bassa perché la domanda dei consumatori è ridotta e molti prodotti e servizi sono inutilizzati. L’inflazione elevata è invece più probabile quando l’economia cresce e l’aumento della domanda dei consumatori fa salire i prezzi. La stagflazione significa crescita debole e prezzi in aumento.
Gli economisti identificano come principale causa della stagflazione lo shockdiofferta, ovvero un rapido aumento dei prezzi delle materie prime che rende l’economia meno produttiva.
Uno dei casi di stagflazione più noti in letteratura è quello legato alle crisi petrolifere degli anni Settanta. Ce ne furono due, una tra il 1973 e il 1974 e un’altra nel 1979. Nel dettaglio tra il 1973 e il 1974 il settore petrolifero è entrato in sofferenza a causa dello scoppio della guerra del Kippur, andando a smorzare la forte crescita del Pil avvenuta durante il miracolo economico degli anni Sessanta. In quel contesto l’alleanza tra i Paesi produttori di petrolio (Opec) decise di fermare le forniture di greggio all’Occidente, causando improvvisi aumenti di prezzo che si sono poi tradotti in una minore produzione e un maggiore costo dei beni. Quindi una coesistenza tra inflazione elevata e crescita bassa del reddito nazionale.
L’impennata delle materie prime, verificatasi in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ha di fatto riportato indietro l’orologio di quasi 50 anni, gettando di nuovo il mondo in una situazione simile a quella degli anni Settanta. Una guerra arrivata proprio quando tutti pensavano di essere fuori dalla stagnazione dovuta al Covid-19 e all’inizio di una forte ripresa grazie ai mega-programmi di investimenti introdotti dalle varie Banche centrali.
L’inflazione è aumentata sia a causa della scarsità dei prodotti, vista la forte dipendenza in campo alimentare ed energetico dalla Russia e dall’Ucraina, sia a causa di una improvvisa e costosissima fase di riarmo per tutelarsi dalle mire espansionistiche di Putin. Come si combatte l’inflazione? Il metodo classico è quello di aumentare i tassi. La Banca Centrale aumenta il tasso di cambio con le banche ordinarie; quindi, con tassi più alti aumenta il costo del denaro e circola meno moneta: l’economia si raffredda e l’inflazione scende. L’economia che si “raffredda” non piace però a nessuno di quelli che vanno “a bottega” (come si diceva una volta) perché significa lavoro che sparisce, aumento della disoccupazione, più gente senza soldi, che compra meno, più commerci che chiudono e così via. D’altronde per le Banche centrali è difficile contrastare un fenomeno senza alimentare l’altro. Solitamente ricercare una crescita economica e un basso tasso di disoccupazione crea delle complicazioni sulla gestione dell’inflazione: aumentando i posti di lavoro incrementano i consumi e di conseguenza il Pil ma i prezzi dei beni e dei servizi crescono. Al contrario, concentrarsi sul lato dei prezzi (ovvero contenere le spinte inflazionistiche) va a deprimere la domanda inficiando quindi sul prodotto interno lordo. In situazioni normali dunque concentrarsi su un aspetto va a ledere l’altro, mentre in una condizione di stagflazione gli interventi della Banca centrale che possono essere attuati sono resi molto difficili dalla coesistenza di inflazione alta e stagnazione economica.