Humza Yousaf

Con le dimissioni del primo ministro Yousaf la crisi del Partito Nazionale Scozzese sembra senza via d’uscita

È il 29 aprile quando Humza Yousaf annuncia le sue dimissioni da primo ministro della Scozia. Tenendo un discorso dalla Bute House, la sua residenza di Edimburgo, Yousaf ha annunciato anche le dimissioni da leader del Partito Nazionale Scozzese (SNP) e spiegato che rimarrà in carica finché il partito non avrà trovato il suo successore.

Una possibilità, quella delle sue dimissioni, che nell’aria scozzese circolava dal momento dell’annuncio della fine dell’accordo (raggiunto nel 2021) per la formazione del governo con il sostegno dei Verdi. I rapporti tra SNP e Verdi si erano deteriorati nel corso degli anni e, soprattutto, a causa della decisione del governo di annullare i piani per la riduzione di emissioni di CO2 del 75% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. Il primo ministro, alla fine dell’accordo, aveva assicurato di voler continuare a governare seppur con un esecutivo di minoranza, ma le opposizioni (conservatori e laburisti) avevano chiesto di organizzare due voti di sfiducia – uno sul leader e uno sul governo -, con le dimissioni del leader non si è arrivati al voto (anche per scongiurare nuove elezioni) e durante il suo discorso Yousaf ha spiegato di non voler “barattare i miei valori e principi solo per mantenere il potere”, dato che per superare la sfiducia avrebbe dovuto ottenere il voto dell’unica deputata dell’Alba Party, Ash Regan, deputata fuoriuscita proprio dal partito di Yousaf.

Humza Yousaf annuncia le dimissioni, 29 Aprile 2024. ANSA/EPA/SCOTTISH GOVERNMENT

Il Partito Nazionale Scozzese si trova dunque a dover trovare il nome del successore del leader (a sua volta successore della leader dimissionaria Sturgeon), secondo alcune fonti potrebbe essere John Swinney, vice primo ministro tra il 2014 e il 2023. Chiunque sarà il leader alla guida del governo scozzese si troverà di fronte la tornata elettorale di inizio 2025 in tutto il Regno Unito, dunque una sfida nella sfida.

Chi è Humza Yousaf 

Il leader dell’SNP ha annunciato le dimissioni dopo 13 mesi dalla sua nomina, Yousaf è stato il primo musulmano eletto al Parlamento scozzese (nel 2007) e anche il primo musulmano alla guida di un partito politico importante in Scozia, inoltre è stato il primo asiatico scozzese (e primo musulmano) a ricoprire la carica di primo ministro e detiene anche il primato come first minister più giovane nella storia scozzese. Prima di ricoprire questo incarico Yousaf è stato ministro junior nel 2012 (governo Salmond II) e poi ministro per gli affari esterni e lo sviluppo internazionale fino al 2014, con il governo Sturgeon è nominato ministro per l’Europa e nel 2016 ministro per i trasporti, nel 2018 è divenuto segretario alla giustizia e nel 2021 segretario per la salute (occupandosi dell’ultima fase di gestione della pandemia e il piano vaccinale).

Nicola Sturgeon, Glasgow, 06 Maggio 2021. ANSA/EPA/ROBERT PERRY

Il governo Yousaf ha mantenuto alcuni punti di continuità con la premiership di Nicola Sturgeon (come la lotta per l’indipendenza della Scozia) ed è stato al centro di controversie per la legge sulla sospensione della prescrizione di bloccanti della pubertà alle giovani persone transgender; negli ultimi anni la Scozia ha attraversato la crisi del carovita e sono stati diversi gli scontri con Londra, quale la legge sulla possibilità del cambio di genere (bloccata dal governo centrale) e più recentemente la posizione del Regno Unito nel conflitto a Gaza (governo scozzese ha donato 250.000 sterline all’agenzia umanitaria UNRWA nel novembre 2023 e per questo è stato duramente criticato, inoltre le fazioni di estrema destra hanno tentato di collegare Yousaf al terrorismo), oltre all’autorizzazione di un progetto petrolifero nel Mare del Nord. 

L’indipendenza scozzese ha subìto una battuta d’arresto nel 2022, quando la Corte Suprema britannica ha stabilito che solo il governo britannico può autorizzare un nuovo referendum (nel 2014, all’ultima votazione, vinse il “no” con il 55% delle preferenze). 

Yousaf era stato al centro di una polemica molto dura durante il suo incarico di segretario alla giustizia, a causa della legge intorno ai crimini d’odio. La legge, contestata tra gli altri da Rishi Sunak, prevede maggior protezione contro minacce e abusi nei confronti delle persone più esposte a discriminazioni ma secondo i critici minerebbe la libertà di parola. A seguito di uno studio condotto nel 2018 un giudice scozzese ha esposto la necessità di di aggiornare il Public Order Act del 1986, così la legge approvata nel 2021 ha rafforzato la legislazione ed esteso il reato di incitamento all’odio (con maggior attenzione per le vittime transgender) rendendo un reato penale comunicare o comportarsi in un modo che “una persona ragionevole considererebbe essere minaccioso, offensivo o offensivo”. La legge prevede pene fino a 7 anni di reclusione per le istigazioni ai danni delle minoranze sessuali e cita espressamente il reato di disconoscimento dell’identità transgender. Yousaf ha difeso la legge dicendosi “molto orgoglioso” e “molto fiducioso nella capacità della polizia scozzese” a proposito della sua attuazione, puntando il dito contro la “disinformazione” circolata intorno alla legge. Una delle più forti detrattrici delle legge è stata la scrittrice JK Rowling che su X ha espresso posizioni volutamente transfobiche (ma non è stata indagata per istigazione all’odio dalla polizia scozzese e Yousaf ha commentato che “non è la polizia di Twitter. Non sono gli attivisti, non sono i media. Grazie al cielo, non sono nemmeno i politici a decidere in ultima analisi se un crimine è stato commesso o meno”), l’autrice di Harry Potter ha definito la legge una minaccia alla libertà di espressione e aveva definito “uomini” alcune persone transgender, sfidando la polizia affinché la arrestasse, sostenendo inoltre che “la legislazione che apre ad abusi da parte degli attivisti che vogliono mettere a tacere chi di noi denuncia il pericolo di eliminare gli spazi riservati alle donne”.

JK Rowling, Londra, 29 Marzo 2022. ANSA/EPA/NEIL HALL

A fianco della scrittrice si era schierato il primo ministro britannico Sunak che aveva sostenuto come nessuno dovrebbe essere perseguito per “aver affermato semplici fatti sulla biologia” e al Daily Telegraph aveva ribadito che “crediamo nella libertà di parola in questo Paese e i conservatori la proteggeranno sempre”. La scrittrice come altri critici ha sottolineato come la legge protegga le persone discriminate per età, disabilità, religione, orientamento sessuale e identità transgender ma non le donne; mentre l’odio razziale non è incluso perché già presente in un’altra legge degli anni ’80, il governo aveva assicurato che la misoginia sarebbe stata affrontata con una legge a se stante, spiegazioni che sono bastate alla scrittrice britannica che ha ribadito su X come il Parlamento scozzese abbia attribuito “un valore maggiore ai sentimenti degli uomini che mettono in pratica la loro idea di femminilità, per quanto misogina o opportunistica, che ai diritti e alle libertà delle persone reali” ovvero “donne e ragazze”.

La crisi del SNP

Il Partito Nazionale Scozzese, da oltre 15 anni uno dei partiti maggiormente influenti in Scozia, si trova in una crisi particolarmente buia. Lo scandalo sulla gestione finanziaria del partito che ha investito Nicola Sturgeon e poi sfociata nell’arresto di suo marito (ex amministratore della formazione politica) è stato l’ultimo tassello prima della crisi, così i politici hanno cercato di puntare su alcune delle battaglie più identitarie del partito: l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito e la riadesione all’Unione Europea (Sturgeon dopo la Brexit assicurò che la Scozia sarebbe “tornata presto” in UE). In quest’ottica è dunque da leggere il documento strategico presentato da Angus Robertson, responsabile degli Affari Internazionali, nel novembre 2023. Oltre al referendum a proposito della secessione infatti il partito propone un rapido rientro nell’Unione, grazie soprattutto al fatto che al quesito sull’uscita della Gran Bretagna la maggioranza scozzese si disse contraria.

Parlamento scozzese, Edimburgo, 05 Maggio 2021. ANSA/EPA/ROBERT PERRY

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: EPA/ROBERT PERRY