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A 30 anni dalle prime elezioni libere in Sudafrica il partito di Nelson Mandela rischia di non ottenere la maggioranza assoluta

Era il 1994 quando, il 27 aprile, si svolsero le prime elezioni libere e aperte a tutta la popolazione in Sudafrica.

Sconfitto il sistema legalizzato di discriminazione razziale che dal 1948 aveva escluso dal potere la popolazione nera, alle elezioni di 30 anni fa vinse l’African National Congress (ANC) con il 62% dei voti e Nelson Mandela (dopo essere stato imprigionato 27 anni) divenne il primo presidente nero della storia sudafricana. Il leader del movimento anti-apartheid l’anno prima aveva  ricevuto il premio Nobel per la pace, insieme all’ultimo presidente bianco del Sudafrica, Frederik de Klerk, “per il loro lavoro per la fine pacifica del regime dell’apartheid e per aver posto le basi per un nuovo Sudafrica democratico”. L’African National Congress, fondato nel 1912 dai membri neri della popolazione sudafricana, nel corso degli anni aveva agito organizzando scioperi, boicottaggi e tramite la Umkhonto we Sizwe attentati, proprio a causa degli attentati negli anni ‘50 il partito venne dichiarato illegale e nel 1964 Nelson Mandela insieme ad altri attivisti anti-apartheid vennero imprigionati. Nel corso degli anni la pressione internazionale contro il sistema razzista si intensificò e si susseguirono le campagne per chiedere la liberazione di Mandela, liberazione che avvenne solo l’11 febbraio 1990, dopo che il presidente sudafricano de Klerk decretò la fine dell’apartheid e l’African National Congress tornò a essere legale.

Nelson Mandela alla Nelson Mandela Children’s Fund. Johannesburg, 20 Luglio 2005. EPA/KIM LUDBROOK

Il National Party dei bianchi, alle elezioni del ‘94, si fermò al 20% dei voti e da quelle votazioni l’ANC è sempre rimasto la forza politica di maggioranza del Paese.

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I partiti in lizza

Alle elezioni del 29 maggio partecipano oltre 50 partiti oltre l’African National Congress (centrosinistra) si presenta la Democratic Alliance, il secondo partito sudafricano dopo il Congresso (di centro ma più a destra dell’ANC considerato più legato alla minoranza bianca), nato nel 2000 e guidato da John Steenhuisen. A sinistra dell’ANC si presentano invece gli Economic freedom fighters, partito nato nel 2013 da Julius Malema, ex esponente dell’ANC, che propone l’espropriazione delle terre senza risarcimenti e consegnarne il 50% alla maggioranza nera entro cinque anni. Un altro soggetto politico a inserirsi e rischiare di sottrarre voti da ANC e EFF è l’uMkhonto we Sizwe (dal nome del vecchio braccio armato del Congresso) fondato dall’ex presidente Jacob Zuma – l’ex presidente, a causa della condanna per oltraggio alla corte che ha ricevuto nel 2021 in seguito a un grave scandalo di corruzione, non può però candidarsi a un seggio parlamentare – che persegue politiche sia socialiste sia conservatrici. 

Supporter dell’uMkhonto WeSizwe, Johannesburg, 18 Maggio 2024. EPA/KIM LUDBROOK

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La situazione attuale

A 30 anni dalla storica elezione del 1994, il 29 maggio, i cittadini sudafricani tornano alle urne per eleggere i 400 deputati della camera bassa del parlamento nazionale e le assemblee legislative delle 9 province. Si tratta della settima tornata elettorale dalla fine dell’apartheid che, come detto, l’African National Congress ha sempre vinto. Nel corso degli anni però la percentuale di voti è andata restringendosi e, per la prima volta, l’ANC rischia di non raggiungere la maggioranza assoluta e dunque di andare verso un possibile governo di coalizione.  

Sintomatiche di questa crisi di consensi furono già le elezioni del 2019 quando per la prima volta nella sua storia l’ANC scendendo sotto il 60% delle preferenze si fermò al 57%; secondo diversi analisti le nuove elezioni saranno ancora più difficili per l’African National Congress a causa di numerosi casi di corruzione interni al partito, la gestione sempre peggiore dei servizi pubblici come anche quella di porti e ferrovie, oltre che l’altissima percentuale di disoccupazione che nel primo trimestre dell’anno ha toccato il 32,9% (e che sale al 45,5% analizzando solo la fascia di cittadini tra i 15 e i 34 anni). 

L’attuale presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa. Johannesburg, 25 Maggio 2024. EPA/KIM LUDBROOK

Il tasso di disoccupazione così alto evidentemente si ripercuote in altri campi e infatti uno dei maggiori problemi per Paese è il divario tra ricchi e poveri: secondo il coefficiente di Gini, il Sudafrica è il paese con le maggiori disuguaglianze del mondo (0,7) con il 10% della popolazione che controlla oltre l’80% della ricchezza, e altissima è la criminalità, secondo i dati riportati da Bbc in Sudafrica nell’ultimo trimestre del 2023 è stato compiuto un omicidio ogni 20 minuti ed è stato commesso uno stupro ogni giorno. La disparità economica risulta evidente paragonando i redditi della parte bianca della popolazione e di quella nera, da uno studio dell’Università di Vigo nel 2014 il reddito medio annuale delle famiglie sudafricane bianche era di 8.700 euro, mentre quello delle famiglie nere poco più di mille euro, risulta evidente il malcontento della popolazione nera che, scrive il giornalista Gerald Imray, ritiene “che l’ANC non abbia migliorato sufficientemente le loro vite tre decenni dopo l’apartheid”. Come misura contro la povertà, il 15 maggio scorso, il presidente Cyril Ramaphosa ha ratificato una legge sull’assicurazione sanitaria che intende agire sulle differenze di reddito della popolazione (grazie alla creazione di un fondo statale per coprire le spese mediche dei cittadini) ma che è stata criticata dall’opposizione che l’ha reputata un’operazione politica finalizzata a raccogliere voti a poche settimane dalle elezioni. 

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Durante la campagna elettorale uno dei temi toccati è stata la disoccupazione, la Democratic Alliance intende trasformare il Sudafrica “in un’economia d’impresa” e “attrarre capitali esteri”, mentre il ministro del Lavoro Thulas Nxesi parla di “problemi strutturali storici, legati all’istruzione e allo sviluppo delle competenze” dato che a causa dell’apartheid le disuguaglianze non sono state perpetrate solo nella distribuzione della ricchezza ma anche nell’istruzione, della stessa linea il compagno di partito il presidente Cyril Ramaphosa che sostiene le cause strutturali siano un “passaggio generazionale della disuguaglianza”.

Elettori alla giornata speciale di voto del 28 Maggio 2024 a Johannesburg. EPA/KIM LUDBROOK

Un’altra drammatica “eredità” dell’apartheid che acuisce le differenze nella popolazione è la disuguaglianza urbana, infatti in molte città la struttura propria della segregazione razziale non è cambiata alla fine dell’apartheid. Come dimostra ad esempio a Johannesburg, città più grande e ricca del Sudafrica, con una struttura radicalmente diseguale (anche nei quartieri di nuova costruzione).

In ogni caso da quanto emerge dai sondaggi di Srf del 22 maggio, seppur perdendo voti, il Congresso riuscirà a rimanere la prima forza politica sudafricana – l’affluenza è data intorno al 60%, le preferenze all’ANC al 40,8%, a DA il 27,2% e a Mk il 13,3% – probabilmente però dovrà cercare un’alleanza con uno o più partiti dell’attuale opposizione. Nel frattempo, però, la fiducia nei politici è crollata, in 10 anni si è passata dal 21% dei sudafricani a non fidarsi dei politici al 79%.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: SHUTTERSTOCK